Le Leggi di Bilancio 2016 – 2017 – 2018 hanno giocato un ruolo chiave nella definizione normativa in materia di welfare aziendale e benefici fiscali, ma il principale riferimento continua a essere il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR).

Il punto di partenza è il Capo IV del titolo 1 del TUIR: all’interno dell’articolo 51 sono indicate le categorie di beni e servizi che possono essere erogate ai dipendenti senza che concorrano a formare il reddito del lavoratore dipendente e sono deducibili dal datore di lavoro ai fini Ires e Irap.

In cosa consiste esattamente questo beneficio fiscale?

Il vantaggio per le aziende

Il principale vantaggio fiscale per l’azienda consiste nell’abbattimento del costo del lavoro dal 30 al 40% degli importi lordi erogati al dipendente.

Un esempio? Se il datore di lavoro eroga beni e servizi welfare per un valore di 2 milioni di euro, risparmia il 35% del costo di lavoro, pari a 700mila euro abbattendo il cuneo fiscale, rispetto ad una medesima erogazione monetaria.

Il vantaggio per i dipendenti

Per il dipendente è prevista la detassazione totale dei beni e dei servizi che riceve nell’ambito di piani di welfare aziendale, sia che siano introdotti volontariamente dall’impresa sia che siano negoziati, ad esempio attraverso la conversione di un premio di risultato o perché concordati tra l’azienda e i sindacati. Questo significa che il cuneo fiscale sulle iniziative di welfare è azzerato, quindi il valore di quei servizi welfare è escluso dall’imponibile dell’Irpef, l’imposta sui redditi delle persone, e anche dall’imponibile su cui si calcolano i contributi previdenziali.

Un esempio? Prendiamo il caso di un dipendente con un reddito di 28mila euro lordi annui. In assenza di detrazioni fiscali diverse da quella prevista per il lavoro dipendente, dovrà pagare all’erario 5.982 euro di Irpef. Se il suo datore di lavoro gli concedesse un aumento in busta paga di 2.000 euro lordi annui lui ne incasserebbe più o meno 1.200 netti, una volta pagati tasse e contributi. Se invece lo stesso aumento fosse erogato esclusivamente in beni e servizi nell’ambito di un piano di welfare aziendale negoziato, non ci sarebbe nessuna trattenuta sui 2.000 euro.

Per il dipendente è molto vantaggioso anche convertire il premio di risultato in iniziative di welfare aziendale. Se sceglie di essere premiato non tramite un’erogazione monetaria ma attraverso piani di sostegno in ambito educativo, ricreativo, sanitario, previdenziale o sociale, il dipendente può godere della detassazione e decontribuzione totali. Se invece sceglie il pagamento in denaro deve pagare l’Irpef (con il tasso agevolato del 10%) e la sua quota di contributi (al 9,19%).

Inoltre le somme convertite del PdR e versate a casse sanitarie e fondi previdenziali non sono soggette ai limiti di deducibilità previsti dall’art. 51, comma 2 del TUI

I criteri da rispettare

Perché un piano di welfare aziendale possa sfruttare le agevolazioni previste dalla legge occorre che rispetti alcuni criteri importanti.
Il primo è che deve essere offerto alla generalità dei dipendenti o a una categoria omogenea di dipendenti.

Il secondo criterio è che il piano di welfare per essere interamente deducibile dal reddito di impresa deve essere frutto di un obbligo negoziale, altrimenti la deducibilità è limitata al 5 per mille dei costi del personale a bilancio per tutti i consumi destinati a servizi afferenti all’art. 51 comma 2 lett. f) aventi le finalità riportate nell’art. 100 (i cosiddetti servizi di ricreazione, quali viaggi, palestre, abbonamenti a teatri e cinema).

Questo obbligo negoziale può scaturire da diverse fonti di formalizzazione del Piano Welfare:

  • un regolamento aziendale che non preveda la revoca unilaterale della politica di welfare e che sancisca l’impegno dell’azienda ad erogare servizi, anche al raggiungimento di determinati obiettivi aziendali oggettivi e misurabili (mai individuali);
  • un contratto aziendale siglato tra l’impresa e i rappresentanti sindacali;
  • un contratto di secondo livello, territoriale o interconfederale;
  • un contratto nazionale.