Ricerche e approfondimenti
30 Set 2021
| 7'

I buoni pasto in Italia

La ricerca è stata elaborata nel 2018 da M. Baldini (Università di Modena e Reggio Emilia) e L. Beltrametti (Università di Genova).
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La natura dei buoni pasto, la loro diffusione in Italia e le implicazioni basate sull’analisi dei micro-dati relativi alla “Indagine sui redditi e le condizioni di vita delle famiglie” condotta dall’Istat.

Cos'è il buono pasto

Il buono pasto è un “single purpose voucher” che garantisce il godimento di una sola prestazione ben identificata: il servizio sostitutivo di mensa.

Le caratteristiche sono:

  1. Non è riserva di valore nel tempo (ha una scadenza).
  2. È spendibile solo per alcune categorie merceologiche e solo presso alcuni esercizi commerciali.
  3. È strettamente personale: si tratta di un benefit concesso al lavoratore.
  4. È tracciabile.

Perché il buono pasto gode di un trattamento fiscale di favore?

Il buono pasto ha un’influenza positiva su persone, aziende e Sistema Paese. Al lavoratore, permette stili di vita salutari, libertà di scelta al momento del pranzo e ne migliora la produttività.

Le piccole e medie imprese (PMI) possono permettersi di offrire ai lavoratori un servizio sostitutivo della mensa, portando a maggior equità di trattamento rispetto a chi lavora per le grandi imprese. Questo perché con il buono pasto il servizio sostitutivo di mensa diviene un costo pienamente variabile per le imprese, che evita di immobilizzare in modo inefficiente capitale in strutture di mensa.

Bar, piccole trattorie, gastronomie, rosticcerie ricevono un sostegno fiscale indiretto, avendo un maggior afflusso di clienti. La piccola ristorazione fa parte degli stili di vita tipici del nostro Paese che in questo modo vengono tutelati nella loro pluralità e nella loro funzione di “terzo luogo” rispetto alla casa ed alla sede di lavoro. Luogo importante perché, essendo un contesto più libero da condizionamenti, è qui che nascono nuove idee e si attivano dinamiche utili per la produttività aziendale.

Tutela filiere sostenibili

I buoni pasto possono essere utilizzati in locali gestiti da coltivatori diretti e agriturismi, per un sostegno a produzioni “km zero” e di qualità. Un incentivo alle filiere ecosostenibili e all’emersione di attività commerciali che oggi in parte sfuggono al fisco.

Solo prodotti pronti al consumo: un duplice vantaggio

I beni alimentari acquistabili con buono pasto devono essere serviti in loco o direttamente “pronti al consumo”, in modo tale da agevolare la preparazione del cibo. Così, oltre a integrarne il reddito, migliora la qualità della vita di chi lo riceve. Inoltre, dovendo essere i prodotti “pronti per il consumo” portano a più lavoro per la preparazione, contribuendo alla creazione di lavoro locale con un effetto espansivo sull’economia del territorio.

Maggior favore fiscale al buono digitale

Il maggior favore fiscale riconosciuto al buono pasto digitale rispetto a quello cartaceo è determinato da diversi fattori.

  1. Minor impatto ambientale.
  2. Totale tracciabilità e costi di transazione più bassi per tutta la filiera.
  3. Incentiva la diffusione di una cultura digitale e contribuisce alla digitalizzazione dell’economia così da aumentare l’efficienza del sistema economico e contrastare l’evasione fiscale.

I beneficiari del buono pasto

Il buono pasto può essere assegnato a dipendenti e collaboratori.

Oggi solo l’1,9% dei collaboratori percepisce buoni pasto (dati 2018). Aumentarne la diffusione in questa categoria potrebbe essere uno strumento per arrivare a una maggiore equità di trattamento delle diverse forme di lavoro.

Inoltre, la sua funzione di sostegno alla vita del nucleo familiare è stata resa più esplicita dalla norma che consente di cumulare fino ad 8 buoni per singola transazione o singola giornata, non necessariamente lavorativa.

Le dimensioni del mercato: qualche numero.

  • 13milioni lavoratori dipendenti che non percepiscono buoni pasto o servizi di mensa aziendale (circa 78% del totale).
  • 16% dipendenti uomini che percepiscono buoni pasto.
  • 14%dipendenti donne che percepiscono buoni pasto.
  • Numero totale dei buoni pasto emessi: 430 Mln
  • Valore medio unitario dei buoni pasto emessi: 6,18 €
  • Controvalore complessivo nell’anno di riferimento: >2,5 Mld

La platea dei beneficiari e implicazioni distributive

Differenze tra regioni

Il numero medio di buoni pasto ricevuti al mese e il loro valore unitario medio presentano significative differenze a livello regionale e tra macro regioni.

Nel Nord-Ovest il numero medio di buoni è superiore alla media nazionale mentre l’importo unitario medio è inferiore. I valori massimi unitari si registrano nelle regioni del Centro e delle Isole.

Diffusione nelle diverse aree:

  • 35.8% Nord Ovest
  • 22% Nord Est
  • 23.3% Centro
  • 19% Sud + Isole

In tutte le aree del Paese, tranne al Centro, la diffusione dei buoni pasto nei grandi centri urbani è molto maggiore che nei piccoli centri: in media, ne beneficiano il 20,5% dei lavoratori che risiedono in grandi centri contro il 12% di chi risiede nei piccoli.

Nelle regioni del Centro e del Sud/Isole, tuttavia, la diffusione è maggiore nei piccoli centri.

Valore medio dei buoni

L’importo medio unitario dei buoni pasto raggiunge il suo valore massimo nei grandi centri (€6,3) mentre l’importo medio dei buoni erogati nei piccoli centri (€6,2) eccede quello dei buoni erogati nei centri di medie dimensioni (€6,1). Particolarmente elevato è l’importo medio dei buoni erogati nelle isole e nelle regioni del Centro.

Dove vivono i beneficiari dei buoni pasto: qualche numero.

  • 46% grandi centri urbani.
  • 40% centri di medie dimensioni.
  • 13% centri di piccole dimensioni.
  • 58% nelle regioni del Nord.
  • 23% nelle regioni del Centro.
  • 19% nelle regioni del Sud e Isole.

Beneficiari per dimensione d’impresa

La percentuale di dipendenti che riceve almeno un buono pasto al mese cresce col crescere del numero di dipendenti dell’impresa.

Il 42,4% del totale dei buoni pasto viene erogato a lavoratori di imprese con più di 50 dipendenti mentre solo il 27% va a lavoratori di imprese con meno di 10 dipendenti, anche se queste ultime costituiscono oltre il 30 % del totale dei dipendenti in Italia.

Inoltre, i lavoratori di imprese con meno di 5 dipendenti ricevono importi medi nettamente più bassi della media nazionale (€5,7 contro €6,2). In sintesi, chi lavora in imprese con meno di 10 dipendenti ha la metà delle probabilità di ricevere buoni pasto rispetto agli altri lavoratori.

I lavoratori delle imprese minori avrebbero però maggior interesse a ricevere i buoni pasto anche perché il servizio di mensa non è sostenibile in queste realtà.

Beneficiari per classi di reddito e impatto distributivo dell’incentivazione fiscale

Il valore complessivo medio mensile suddiviso per classi di reddito ha aspetti molto interessanti.

Per i redditi inferiori a 1.500 euro gli importi ricevuti dalle donne sono maggiori di quelli ricevuti dagli uomini: le donne percepiscono circa il 35% del valore complessivo di buoni pasto emessi, anche se solo le lavoratrici tra i 30 e i 39 anni ricevono in media più degli uomini (peraltro nell’età dove è più alta la probabilità che le donne abbiano figli piccoli).

I redditi sopra i 2.000 euro percepiscono oltre il 60% del valore complessivo erogato.

È minore la distribuzione di buoni pasto tra i redditi bassi: i dipendenti con reddito mensile inferiore a €1.500 sono il 38,26% del totale dei lavoratori ma solo l’8,15% del totale dei beneficiari e percepiscono meno del 7% del totale del valore complessivamente erogato. Chi ha redditi superiori a €2500 è solo il 12,22% dei dipendenti ma rappresenta oltre il 26% del totale dei beneficiari e percepisce più del 30% del valore totale erogato.

La distribuzione per settori

Il settore dei servizi, seguito dalla Pubblica Amministrazione, è il settore con la più alta diffusione di buoni pasto.

% di dipendenti con almeno 1 buono pasto per settore

Risparmi d’imposta

La questione dei risparmi di imposta associati all’uso dei buoni pasto è molto importante: l’esenzione Irpef garantisce a chi riceve il buono un risparmio che dipende da due elementi:

  • il valore del buono;
  • l’aliquota marginale del contribuente.

Oggi la tax expenditure associata ai buoni pasto porta benefici principalmente ai redditi medi (da €1.500 a €2.500) e medio-alti (oltre €2.500) che percepiscono rispettivamente il 60,72% ed il 34,09% del totale.

Ripartizione del numero dei beneficiari, del numero totale dei buoni, del loro valore totale e del risparmio totale di imposta per classi di reddito mensile netto da lavoro dipendente (%)

L’esenzione fiscale per i buoni pasto ha un tetto assoluto (non relativo al reddito), per questo in termini percentuali la deduzione è maggiore per i redditi più bassi. I redditi più bassi hanno però aliquote fiscali marginali più basse. Questo significa che per uno stesso importo assoluto di esenzione, il risparmio di imposta è maggiore per i redditi più alti.

Il risparmio di imposta è decrescente con il crescere del reddito, con la sola eccezione dei redditi nella fascia €2.000-2.500.

I redditi più elevati hanno su ogni buono pasto un risparmio Irpef superiore in valore assoluto ma l’incidenza del risparmio d’imposta in termini % è superiore per i redditi bassi.

In definitiva, una maggiore diffusione dei buoni pasto tra i lavoratori con redditi bassi porterebbe a una maggior equità e andrebbe quindi perseguito con specifiche incentivazioni.

Buoni pasto e stili di vita

Il questionario dell’Istat contiene varie domande relative agli stili di vita che possono essere correlati con il fatto di ricevere o meno buoni pasto. Pur con dei margini di errore, si evidenzia che chi riceve buoni pasto è stimolato ad avere uno stile di vita più dinamico.

“Esce almeno una volta al mese con parenti ed amici per un aperitivo o un pasto?”

  • Rispondono sì l’86,7% dei lavoratori dipendenti che ricevono buoni pasto.
  • Rispondono sì l’80,5% dei lavoratori che non li ricevono.

“Svolge regolarmente attività di svago fuori casa come andare al cinema, ai concerti, fare sport a pagamento?”

  • Rispondono sì l’64,6% dei lavoratori dipendenti che ricevono buoni pasto.
  • Rispondono sì l’54,4% dei lavoratori che non li ricevono.

Fonti: Le elaborazioni presentate sono svolte utilizzando i microdati dell’indagine campionaria Istat SILC 2015 “Indagine sui redditi e le condizioni di vita delle famiglie. L’indagine è condotta su un campione di 17.985 famiglie, per un totale di quasi 43mila individui. Per ulteriori informazioni si veda https://www.istat.it/it/archivio/5663 e https://www.istat.it/it/archivio/4204. Il testo del questionario si trova invece al link https://www.istat.it/ws/fascicoloSidi/274/Questionario.pdf

La ricerca è stata elaborata nel 2018 da M. Baldini (Università di Modena e Reggio Emilia) e L. Beltrametti (Università di Genova).

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