AI e welfare: personalizzazione e accessibilità per il benessere aziendale

Il 68% degli HR Manager pensa che l’Intelligenza Artificiale sia uno strumento utile per migliorare i piani di welfare aziendale. I più ottimisti, con percentuali sopra la media, sono già molto attivi nel migliorare il benessere dei dipendenti (80%), sono compresi nella fascia d’età tra i 25 e 34 anni (79%), collocati in grandi aziende (76%) e nel settore dei Servizi (73%). Solo l’11%, per contro, esprime un’opinione nettamente contraria, ritenendo l’AI poco o per niente utile.
Questi sono alcuni dei dati più significativi emersi dall’Osservatorio Welfare 2025 di Edenred, nell’ambito dell’indagine BVA Doxa sul sentiment degli HR Manager.
Le applicazioni più interessanti dell’AI in ambito welfare. Le più interessanti applicazioni in ambito welfare dell’Intelligenza Artificiale, secondo gli HR Manager, sono: per il 24% la personalizzazione delle soluzioni welfare, soprattutto per chi è collocato in grandi aziende (35%) e la gestione delle richieste di permessi e flessibilità lavorativa, per il 23%, la maggiore accessibilità ai servizi welfare, con percentuali più elevate della media tra coloro che prevedono i buoni pasto uguali o superiori agli 8€ (34%), e la gestione della formazione, con valori più elevati nella fascia d’età 55-64 (38%). Seguono ulteriori applicazioni dell’AI ritenute interessanti, come si può notare dal grafico sottostante: il 14% indica, sia l’utilizzo di chatbot e assistenti virtuali per rispondere ai dubbi sul welfare (percentuale che cresce al 29% tra gli under 34), che la personalizzazione dei benefit legati al tempo libero (con una percentuale più elevata – al 25% – tra gli HR Manager delle multinazionali). Chiude con il 12% delle indicazioni, il supporto alla mobilità aziendale.


