Welfare aziendale
14 Apr 2022
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Riforma IRPEF 2022: nuove aliquote e detrazioni per i vari tipi di reddito

Con la nuova Legge di Bilancio cambiano le aliquote IRPEF 2022 e gli scaglioni passano da 5 a 4. Ecco come le novità permetteranno di ottenere un risparmio che varia a seconda della fascia di reddito.
Autore
Giuseppe Sghirlanzoni
riforma irpef 2022

Con la Legge di Bilancio 2022, (legge 30 dicembre 2021 n. 234), si anticipa quella che sarà una  riforma fiscale di più ampia portata, che costituirà uno dei punti qualificanti degli interventi previsti dal PNRR. In questa prima fase, ci si è limitati a una rimodulazione dell’Irpef e delle detrazioni finalizzata al raggiungimento di alcuni degli obiettivi posti dal disegno di legge delega dell’ottobre scorso.

Di cosa si tratta? Essenzialmente di:

  • ridurre gradualmente le aliquote medie effettive derivanti dall’applicazione dell’IRPEF, anche al fine di incentivare l’offerta di lavoro e la partecipazione al mercato del lavoro, con particolare riferimento ai giovani e ai secondi percettori di reddito, nonché l’attività imprenditoriale e l’emersione degli imponibili;
  • ridurre gradualmente le variazioni eccessive delle aliquote marginali effettive derivanti dall’applicazione dell’IRPEF.

Vediamo di capire ancora più nel dettaglio quali sono le modifiche che riguarderanno l’IRPEF e quale impatto avranno sui dipendenti. 

Come cambiano le aliquote IRPEF 2022

Più che parlare di riforma strutturale dell’imposta, possiamo dire che la legge è intervenuta su un aspetto importante ossia quello di rimodulare gli scagliooni che da 5 sono passati a 4 e le aliquote.

Ecco quali sono: 

  • 23% per i redditi fino a 15.000 euro,
  • 25% per quelli fra 15.000 e 28.000 euro,
  • 35% per i redditi fra 28.000 e 50.000 euro;
  • 43% per i redditi oltre 50.000 euro.

Secondo una prima valutazione, sono i titolari di redditi tra i 40.000 e i 50.000 euro lordi ad avere i maggiori vantaggi dalle modifiche. Le nuove aliquote, poi, comportano il venire meno di una serie di “bonus” tra cui il cosiddetto “bonus Renzi” nella versione rivista dal DL. n. 3 del 5 febbraio 2020 convertito con modificazione dalla L. 21/2020, che rimane inalterato solo per i redditi fino a 15.000 euro.  

Sono inoltre modificate le detrazioni di cui all’art. 13 del Tuir, legate alla tipologia e alla quantità del reddito prodotto, com’è possibile vedere nel prospetto: 

Le detrazioni per i lavoratori dipendenti

detrazioni riforma irpef 2022
detrazioni riforma irpef 2022

Le detrazioni per redditi da pensione

detrazioni reddito da pensione
detrazioni reddito da pensione

Le detrazioni per redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e altri redditi

detrazioni e riforma irpef 2022
detrazioni e riforma irpef 2022

Riforma IRPEF: alcuni esempi a confronto

Per capire meglio qual è l’impatto della riforma e delle nuove aliquote, vediamo le diverse situazioni che possono vivere i lavoratori dipendenti.

Iniziamo con quella di un lavoratore dipendente con reddito annuo di 50.000 euro con 2 figli di età inferiore a 21 anni e vediamo qual è il netto del suo cedolino:

riforma irpef 2022
riforma irpef 2022

Questa è invece la situazione di un lavoratore dipendente con reddito annuo di 35.000 euro, coniuge a carico e un figlio a carico di età superiore a 21 anni. 

riforma irpef 2022
riforma irpef 2022

Ecco invece qual è la situazione di un lavoratore dipendente con reddito annuo di 26.000 euro, coniuge a carico e un figlio a carico di età inferiore a 21 anni. 

riforma irpef 2022
riforma irpef 2022

Questo invece il prospetto di un lavoratore dipendente con reddito annuo di 70.000 euro, coniuge a carico e un figlio a carico di età inferiore a 21 anni.

N.B: Le simulazioni non considerano gli importi dell’Assegno Unico Universale che è entrato in vigore dal 1° marzo 2022 

riforma irpef 2022
riforma irpef 2022

Considerazioni sulla riforma IRPEF

Difficile dare un giudizio sulla riforma, si tratta solo del primo tassello di un disegno articolato, per la gran parte ancora da realizzare. A una prima analisi, appare certamente poco espansiva una misura che accorpa ulteriormente gli scaglioni passando dalla no tax area all’aliquota più alta (43% a cui si vanno ad aggiungersi addizionali regionali e comunali) in un range di soli 50 mila euro. 

Altro aspetto è quello della semplificazione, che almeno stando a questi primi passi, non pare affatto raggiunto, basti guardare alla complessità astrusa del calcolo delle detrazioni. 

Non resta che aspettare i prossimi passi per esprimere un giudizio più meditato.

Dai buoni pasto al welfare aziendale come impattano le nuove aliquote

L’introduzione delle nuove aliquote non prevede modifiche alle esenzioni previste dal legislatore per alcune categorie di benefit, di cui ai commi 2 e seguenti dell’art. 51 del Tuir.

La revisione delle aliquote non va dunque a incidere sui regimi di esenzione previsti dal Tuir per le misure che sinteticamente vengono denominate di welfare aziendale. Che riguardano sia il rimborso di alcune spese sostenute dal dipendente sia la possibilità per il dipendente e i suoi famigliari di fruire di servizi messi a disposizione dal datore di lavoro tramite provider welfare. 

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Possiamo citare a titolo di esempio i Ticket Restaurant®, che nella versione digitale garantiscono una soglia di esenzione fiscale fino a 8 euro giornalieri. O ancora i buoni acquisto, come Edenred Shopping che sfruttando la soglia di esenzione garantita dal comma 3 dell’art. 51 possono essere utilizzati per la spesa, lo shopping, il carburante.

Questi sono solo due tra i molti esempi possibili di misure che consentono all’azienda di offrire massima libertà di scegliere beni e servizi al dipendente, attraverso l’offerta amplia e flessibile messa a disposizione dalle piattaforme welfare, che spaziano dai servizi per la salute, all’istruzione, dal trasporto pubblico, all’assistenza ai famigliari.

Il credito welfare erogato in piattaforma, infatti, è defiscalizzato e decontribuito (se regolamentato) e garantisce ai dipendenti un potere d’acquisto pari al 100% del suo valore nominale, diversamente da quanto succederebbe se lo stesso importo venisse erogato dal datore del lavoro come retribuzione monetaria in busta paga.

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