Welfare aziendale
21 Mag 2025
| 8'

Come leggere la busta paga: tutto quello che bisogna sapere

Riceverla ogni mese non vuol dire essere in grado di comprendere tutte le voci che la compongono. Scopri come leggere la busta paga nella nostra guida.
Autore
Redazione
come leggere la busta paga

La busta paga o cedolino è il documento che il datore di lavoro consegna al dipendente per comprovarne l’attività lavorativa svolta nel mese.
Eppure non è di così facile comprensione, quantomeno per gli Italiani: s
tando infatti a quanto emerge dalla ricerca “Workforce View in Europe” – condotta da ADP in diversi Paesi dell’Europa – se è vero che il 73% degli Italiani capirebbe se c’è ci fosse un errore, il 27% non è per niente sicuro. Il 12% poi afferma di ricevere un documento “troppo confusionario” e il 15% ammette addirittura di non leggerla mai.

Come fare allora a conoscere la busta paga e interpretare nel modo corretto le varie voci?
Ecco per te una guida per orientarsi sia dal punto di vista fiscale che contributivo.

Come si legge una busta paga: quali parti la compongono

Per facilitarne la comprensione, è nbene analizzare le varie sezioni che la determinano, soffermandosi sul singolo elemento, per avere così la giusta panoramica dell’insieme.

Ecco quali sono per poi andare ad analizzarli nel dettaglio:

  • intestazione e/o testa;
  • corpo del cedolino;
  • elementi della retribuzione;
  • definizione trattenute;
  • LUL o calendario presenze;
  • piede del cedolino (dove sono riportati i progressivi).

Grazie alla busta paga, il lavoratore quindi può verificare la congruità del proprio stipendio in base a quanto stabilito nel contratto individuale di lavoro oltre che nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL).
Può cioè controllare:

  • l’ammontare effettivo della retribuzione;
  • il numero di ore, di ferie e permessi maturati;
  • l’importo dei contributi previdenziali versati dal datore di lavoro.

Ma entriamo nel dettaglio per capire come leggere la busta paga al meglio. Partiamo dall’intestazione.

Come si legge una busta paga: l'intestazione

Si tratta, come si può intuire, della parte più in alto che è la sezione dove si trovano sia i dati del datore di lavoro (matricola INPS, Posizione Assicurativa Territoriale INAIL) che i dati anagrafici del dipendente.
Si possono inoltre vedere i nessi contrattuali, il livello d’inquadramento in base al CCNL di riferimento e la mansione per la quale si è stati assunti, la data di assunzione ed in alcuni casi anche la sede di lavoro.

Corpo del cedolino: elementi della retribuzione

Nel corpo del cedolino si concentra lo sviluppo dello stipendio lordo, compresa la parte variabile della retribuzione che riguarda la prestazione resa come lavoratore, ma non solo. Sono qui considerati anche gli elementi che riguardano una prestazione ulteriore rispetto al CCNL di riferimento. Cosa intendiamo? Per esempio gli straordinari notturni o quelli svolti nei giorni festivi. 

Vengono considerate inoltre tutte quelle variabili cosiddette “retribuite” (ferie, permessi, congedi) che rientrano nella quantificazione della retribuzione, così come ne fanno parte anche gli “eventi protetti”. Cosa si intende in questo secondo caso? La maternità per esempio, gli infortuni, i congedi parentali e la malattia. 

 
 

Da sapere: fino al mese di febbraio del 2022 si consideravano anche gli ANF, ossia gli assegni per i nuclei familiari. Da marzo non sono più in busta paga, ma vengono direttamente erogati dall'INPS sull'IBAN indicato dal lavoratore.

Nel corpo del cedolino, poi, si trovano anche le trasferte, premi di produttività, gli eventuali benefit aziendali, cessioni di stipendio (trattenuta del 1/5 e pignoramenti).

Ci sono inoltre:

  • la paga base detto anche minimo tabellare;
  • la contingenza, che dal 2001 è un importo fisso non più aggiornato;
  • l’E.D.R. (Elemento Distinto della Retribuzione) che è una somma mensile di 10,33 euro per tredici mensilità, fissa per tutti i lavoratori del settore privato senza distinzione di qualifica o di contratto
  • gli scatti di anzianità ossia quegli aumenti periodici disposti dal CCNL e monetizzati in base al livello.

Ci sono anche le retribuzioni “differite” che vengono erogate al termine dell’attività lavorativa c/o l’azienda. Quali sono? Il TFR; gli incentivi, l’indennità sostitutiva di preavviso in caso di conclusione del rapporto di lavoro. 

Le trattenute: definizione

Le trattenute hanno una valenza fondamentale per la lettura globale del cedolino perché con la loro incidenza quantificano poi quello che sarà il netto in busta paga.

Di quali trattenute parliamo? Si tratta di quelle previdenziali e fiscali.
I contributi previdenziali sono quelli che il datore di lavoro è tenuto a versare all’INPS e all’INAIL per garantire al dipendente la pensione di vecchiaia e di invalidità, i trattamenti economici in caso di malattia e di maternità, Cassa Integrazione e mobilità, gli assegni familiari. Una parte di questi contributi è a carico del lavoratore e sono trattenuti in busta paga, mentre la restante quota è a carico del datore di lavoro, come abbiamo detto in precedenza. 

Le trattenute fiscali, per la delineazione del cedolino stesso. sono appunto trattenute al dipendente e vengono di conseguenza versate agli  enti di riferimento. Le trattenute IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche) sono calcolate sulla retribuzione del dipendente.

 
 

La percentuale di trattenuta dovuta per motivi previdenziali e assistenziali varia a seconda del tipo di contratto e in alcuni casi sono previsti maggiori contributi a causa di rischi particolari legati all'attività svolta. 

LUL o calendario presenze

Il LUL (Libretto Unico per il Lavoro) è parte integrante della struttura del cedolino e nella sezione dedicata vengono riportati giorno per giorno il numero delle ore di lavoro svolte, sia ordinarie che straordinarie. 

Piede del cedolino

Nel cosiddetto piede del cedolino si trovano tutte quelle voci che vengono alimentate nel mese e nello specifico parliamo di ferie, ROL (permessi), EX FS e/o della banca ore (lì dove è prevista). Si tratta di caselle regolamentate dal CCNL di riferimento, con la condizione che secondo l’art. 36 della Costituzione, le ferie spettano di diritto al lavoratore, divenendo per lui/lei una condizione indispensabile.
Le ferie sono di solito gestite così: fruizione di 2 settimane nell’anno e il resto a seconda delle esigenze nei 18 mesi successivi.

C’è da dire che per questa parte del cedolino, il posizionamento di tale voci varia anche in base  al software con il quale vengono gestite le paghe.

Sempre nel piede del cedolino, si trovano poi tutti quei progressivi che fanno capo al TFR, l’IRPEF netta, quella trattenuta i vari arrotondamenti ecc… 

Come leggere le ferie in busta paga

Capire quante ferie si sono maturate e quante se ne ha ancora a disposizione può sembrare complicato, ma basta sapere dove guardare nella busta paga.

Di solito, le ferie sono indicate in una sezione dedicata del cedolino, spesso vicino ai dati delle presenze. Qui troverai tre voci principali: ferie maturate (quelle che hai accumulato nel tempo), ferie godute (quelle che hai già utilizzato) e ferie residue (quelle che ti restano).
Ogni mese, in base al contratto e alle ore lavorate, maturi un certo numero di giorni o ore di ferie. 

È importante sapere che il numero di giorni di ferie maturati può variare in base al contratto collettivo nazionale (CCNL) applicato.

In generale, la legge italiana prevede un minimo di quattro settimane di ferie retribuite all’anno, ma alcuni contratti possono offrire condizioni più favorevoli. 

Il TFR in busta paga

Nel cedolino, il TFR è solitamente indicato nella parte inferiore, all’interno della sezione dedicata alle competenze accessorie o alle informazioni riepilogative. Qui si trova l’importo del TFR maturato fino a quel momento, che viene aggiornato mensilmente in base alla  retribuzione e all’anzianità di servizio.

Quanto alla tassazione, bisogna ricordare che il TFR ha una tassazione separata del 20% all’erogazione e una tassazione finale da parte dell’Agenzia delle Entrate in base all’aliquota media degli ultimi due anni di servizio, detta anche appunto tassazione TFR.

Welfare aziendale e benefit in busta paga

Fringe benefit in italiano letteralmente significa “benefici accessori”. In realtà questi benefit, detti anche secondari, vengono considerati dei “compensi in natura” in quanto non vengono dati sotto forma di denaro, ma come beni e servizi e possono essere erogati tramite contrattazione collettiva o individuale.

Dei fringe benefit fanno parte anche i buoni pasto, esclusi dalla tassazione fino a 8 euro se in formatro elettronico, fino a 4 se cartaceo.
Si tratta di un benefit vantaggioso oltre che per i lavoratori anche per l’azienda, specie se confrontato con i costi dell’indennità sostitutiva del servizio di mensa.
Tra i vantaggi, c’è poi anche il fatto che i buoni pasto aiutano a snellire le procedure relative alla gestione delle note spese di collaboratori spesso fuori sede, che richiedono il rimborso delle spese per il pranzo.

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Tra i fringe benefit rientra poi l’auto aziendale, che di fatto è uno dei benefit aziendali più diffusi.
Può essere utilizzata solo per lavoro o per lavoro e motivi personali. Nel secondo caso caso si parla di auto aziendale a uso promiscuo.
Diverso è il discorso quando l’auto appartiene al privato e viene utilizzata anche per lavoro, in questo caso si ha il diritto ad un rimborso chilometrico, definito in base alle tariffe ACI.

Anche gli smartphone rientrano nei benefit dati al collaboratore e possono naturalmente essere utilizzati non solo per ragioni lavorative. In questo caso, il valore è assoggetto a imposte e contributi per il 50%.

Adottare un piano di welfare aziendale comporta numerosi vantaggi economici per i dipendenti.

Tra gli strumenti del welfare aziendale che vanno per la maggiore troviamo:

  • i buoni acquisto come i Buoni Acquisto Edenred;
  • attività da svolgere nel tempo libero;
  • iniziative a supporto tra lavoro e vita privata;
  • sviluppo delle competenze.

Il welfare è un “dispositivo indispensabile” per migliorare le condizioni aziendali e che aiuta ad accrescere il benessere dei dipendenti. 

In alcuni casi è condizione complementare alla normale retribuzione del dipendente e si differenzia dall’aspetto monetario manifestandosi in beni in natura.
Il valore di questi beni non concorre alla formazione del reddito se non si superano i 1000 euro l’anno per tutti i dipendenti e i 2000 euro per i dipendenti con i figli. Sono infatti queste le nuove soglie di esenzione per i fringe benefit previste dalla Legge di Bilancio 2025 e che resteranno in vigore fino al 2027.

Al superamento di queste soglie,  i beni sono soggetti a tassazione e vengono inclusi nella busta paga, secondo le disposizioni del T.U.I.R. art 51, comma 3.
Per alcuni CCNL, come quello dei Metalmeccanici e degli Orafi, per fare un esempio, il welfare aziendale è diventato parte integrante.

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