Employee engagement: chi ha un piano welfare si sente più coinvolto
Come motivare le persone? Chi lavora nelle Risorse Umane se lo chiede spesso, ma non solo, se lo chiede spesso. Se la retribuzione resta centrale e i benefit possono fare la differenza, oggi l’employee engagement dipende anche da altri fattori: benessere organizzativo, qualità dell’esperienza di lavoro, riconoscimento, coinvolgimento, chiarezza degli obiettivi, possibilità di crescita e attenzione ai bisogni reali delle persone.
È quanto emerge anche dall’Osservatorio Welfare Edenred 2026, che integra l’analisi Edenred su 5.500 aziende e 870.000 beneficiari con due indagini Ipsos Doxa: una su 1.000 lavoratori dipendenti e una su 200 HR manager.
Il welfare aziendale da solo non è sufficiente ad aumentare l’engagement, ma può contribuire in modo decisivo a rafforzare il contesto in cui le persone si sentono più riconosciute, sostenute e coinvolte.
Diamo la parola… ai numeri.
Employee engagement: i dati su motivazione e coinvolgimento
L’employee engagement indica il livello di coinvolgimento, motivazione e partecipazione delle persone rispetto al lavoro e all’organizzazione di cui fanno parte. Ma non coincide solo con la semplice soddisfazione lavorativa: una persona può dirsi abbastanza soddisfatta eppure non sentirsi davvero coinvolta, valorizzata o motivata.
Ed è uno degli aspetti che emerge chiaramente dall’Osservatorio Welfare Edenred 2026: la soddisfazione lavorativa è positiva per circa 6 dipendenti su 10, ma solo l’8% si dichiara molto soddisfatto. Una percentuale davvero contenuta, indice di una situazione intermedia: il lavoro “regge”, ma non sempre genera appartenenza, energia e partecipazione.
Nella situazione attuale, secondo l’Osservatorio, la responsabilizzazione – o per dirla all’inglese l’”accountability” – è, invece, un aspetto che non viene messo in discussione: il 60% dei dipendenti si sente infatti responsabilizzato.
Solo il 50% si sente però apprezzato, il 48% coinvolto, il 41% motivato e il 37% valorizzato.
Il dato più critico riguarda, quindi, motivazione e valorizzazione: meno di un dipendente su due si sente motivato e poco più di uno su tre si sente valorizzato.
Rispetto all’anno precedente, inoltre, il livello complessivo di engagement registra una flessione: la responsabilizzazione passa dal 66% al 60% – restando comunque alta – l’apprezzamento scende dal 56% al 50%, il coinvolgimento dal 57% al 48%, la motivazione dal 48% al 41% e la valorizzazione dal 43% al 37%.
I numeri raccontano quindi di aziende che riescono più facilmente a responsabilizzare le persone che a farle sentire riconosciute, motivate e parte attiva del progetto.
Per aziende e HR, quindi, la domanda diventa: “Come costruire un’esperienza di lavoro capace di generare fiducia, riconoscimento e motivazione?”. È qui che il benessere organizzativo diventa una leva centrale.
Il welfare aziendale aumenta la motivazione dei dipendenti?
I dati dell’Osservatorio Welfare Edenred 2026 ci restituiscono anche un altro aspetto importante: la presenza di un piano welfare è associata a livelli più alti di engagement.
La differenza emerge soprattutto sulla motivazione e sulla valorizzazione: tra chi ha accesso a un piano welfare, il 46% si sente motivato, contro il 30% di chi non ce l’ha; il 43% si sente valorizzato, contro il 26% di chi non beneficia di un piano.
Anche il coinvolgimento migliora, passando dal 43% tra chi non ha un piano welfare al 50% tra chi ce l’ha. Sul senso di responsabilità la distanza è meno marcata, ma comunque presente: 66% contro 56%.
Anche gli HR manager del campione Ipsos Doxa danno una lettura simile: l’85% considera il welfare aziendale uno strumento efficace per aumentare l’engagement dei dipendenti che influisce su motivazione, coinvolgimento, partecipazione ai risultati dell’azienda, senso di appartenenza e responsabilizzazione.
Scopri questi e altri dati sull’engagement dei dipendenti nell’Osservatorio Welfare Edenred 2026.
Welfare aziendale ed engagement: le differenze tra chi ha un piano e chi no
Fonte: Osservatorio Welfare Edenred 2026, indagini Ipsos Doxa su dipendenti.
Buoni pasto: strumenti concreti per motivazione e coinvolgimento
Tra gli strumenti più concreti, capaci di incidere su coinvolgimento e motivazione, ci sono anche i buoni pasto.
Secondo l’Osservatorio Welfare Edenred 2026, 3 lavoratori su 4 ritengono che la loro presenza influisca positivamente sulla motivazione e sul coinvolgimento verso l’azienda.
A confermare tale opinione anche gli e le HR manager: 8 HR su 10 considerano i buoni pasto uno strumento di engagement, capace di incidere su motivazione e coinvolgimento dei dipendenti. Il motivo è semplice: quando un benefit è concreto, ricorrente e facilmente utilizzabile, diventa più visibile nella vita quotidiana delle persone.
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Domande frequenti su engagement e welfare aziendale
Il welfare aziendale aumenta la motivazione dei dipendenti?
Secondo l’Osservatorio Welfare Edenred 2026, chi ha accesso a un piano welfare mostra livelli più alti di motivazione: il 46% dei dipendenti con welfare si sente motivato, contro il 30% di chi non ha accesso a un piano. Il welfare non genera motivazione in modo automatico, ma può rafforzare il contesto in cui engagement e fiducia crescono.
C’è un collegamento tra welfare aziendale e produttività del lavoro?
Il welfare aziendale può contribuire al benessere organizzativo, che a sua volta incide sulla qualità dell’esperienza di lavoro. Non basta da solo a migliorare la produttività del lavoro, ma può sostenere motivazione, coinvolgimento e senso di appartenenza, soprattutto quando fa parte di una strategia più ampia di people engagement.
Cosa fa davvero la differenza nella motivazione dei dipendenti?
La motivazione dipende da diversi fattori: retribuzione adeguata, riconoscimento, crescita professionale, qualità manageriale, chiarezza degli obiettivi, benessere organizzativo e welfare accessibile. I dati dell’Osservatorio Welfare Edenred 2026 mostrano che nelle aziende in cui è presente un piano welfare aumentano soprattutto motivazione e valorizzazione.
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