Formazione, riconoscimento, digitalizzazione e flessibilità: le più importanti per i dipendenti

Per quasi 8 dipendenti su 10, la formazione continua per competere nel mondo del lavoro è considerata l’iniziativa più importante tra quelle messe a disposizione dalle aziende per favorire il coinvolgimento. Seguono, con percentuali simili, il riconoscimento del lavoro e dei risultati raggiunti (78%) e l’investimento in strumenti digitali per rendere il lavoro più efficiente (77%). Sono ritenute molto importanti anche le iniziative di flessibilità degli orari e della modalità di organizzazione del lavoro, ma c’è attenzione anche per i comportamenti da parte dei responsabili, in particolare per il dialogo aperto e il confronto continuo, entrambi apprezzati dal 76% dei lavoratori.
Circa la metà dei rispondenti, inoltre, concordano sulla tendenza a non voler rimanere nella stessa azienda in assenza di stimoli e opportunità e sull’idea che conti più un lavoro coerente ai valori personali rispetto allo stipendio, entrambe attitudini a cui il welfare e le soluzioni di engagement possono rispondere.
Questi alcuni dei dati più evidenti emersi dall’Osservatorio Welfare 2025 di Edenred nell’ambito dell’indagine BVA Doxa focalizzata sul sentiment dei dipendenti.
Malessere lavorativo e Burnout. Seppur in calo rispetto al passato, il 71% dei lavoratori dichiara di essere coinvolto in almeno uno dei sintomi riconducibili al cosiddetto Burnout, ad esempio, tra i più diffusi, la sensazione di sfinimento, con punte più alte tra i Millennials, e il calo dell’efficienza lavorativa. Nel 2024 la percentuale delle indicazioni in questo senso era del 76%. Tra i segnali di malessere si evidenziano anche atteggiamenti che portano ad un calo dell’impegno lavorativo, riducendolo ai minimi termini possibili e la tendenza a lasciare il posto di lavoro che, seppur in calo, registra percentuali sopra la media tra le generazioni più giovani.
Quiet Quitting: conoscenza, incidenza e cause. Il 54% dei lavoratori dichiara di conoscere il fenomeno del “Quiet Quitting”, ovvero l’atteggiamento che porta alcuni dipendenti a lavorare lo stretto necessario, riducendo al minimo l’attività lavorativa ed evitando l’assunzione di responsabilità, al fine unico di conservare il posto di lavoro. Tra le possibili cause ipotizzate dagli intervistati prevalgono: la sensazione di essere sfruttati in relazione soprattutto allo stipendio percepito (in particolare tra i Millennials), la volontà di ridurre la centralità del lavoro nella propria vita, dato in crescita rispetto al 2024, e la necessità di essere maggiormente motivati e valorizzati.
I fenomeni di disaffezione lavorativa per gli HR Manager. Come emerge dall’analisi BVA Doxa sul sentiment degli HR Manager, sempre nell’ambito dell’Osservatorio Welfare 2025 di Edenred, gli HR Manager hanno una visione coerente rispetto allo scenario descritto dai dipendenti. La maggioranza di loro, infatti, riconosce un aumento o una persistenza, nel corso dell’ultimo anno, dei principali fenomeni correlati al malessere lavorativo: burnout, turn-over, quiet quitting, sindrome del week-end e lavoro a ritmi ridotti.




