Le diverse età influenzano aspettative, engagement e benessere sul lavoro

L’indagine sul sentiment dei dipendenti nell’ambito dell’Osservatorio Welfare 2025 di Edenred mette in luce le profonde differenze generazionali nel rapporto con il lavoro e il welfare aziendale. Le aspettative, le priorità e il livello di benessere variano sensibilmente tra Gen Z, Millennials, Gen X e Baby Boomer.
La Gen Z (fino a 24 anni) è la più attenta al carovita (70%) e alla flessibilità, la più interessata ai servizi di cultura e svago (21%) e la più preoccupata rispetto all’arrivo dell’Intelligenza Artificiale (35%).
Da un lato, il 41% valuta positivamente il proprio benessere lavorativo, sopra la media, e il 63% si sente motivato dalla propria situazione lavorativa.
Dall’altro, è anche la generazione più colpita da alcuni dei sintomi di burnout e malessere lavorativo, in particolare per l’aumento del distacco mentale (37%), la propensione ad inviare candidature per cambiare posto di lavoro (44%) e il bisogno di condividere pubblicamente il momento delle proprie dimissioni (26%).
I Millennials (25-39 anni) valorizzano la flessibilità e l’organizzazione del lavoro, ritengono importanti anche la formazione continua e le forme di riconoscimento. Rispetto alla media, mostrano il livello di soddisfazione più basso per la propria situazione lavorativa (58%) e sono i più colpiti da sintomi di burnout.
In particolare, il 38% denuncia una sensazione di sfinimento e il 28% un atteggiamento cinico verso il lavoro. Rispetto alle altre generazioni, riscontrano di più in sé stessi o negli altri il fenomeno del quiet quitting.
La Generazione X (40-54 anni) cerca stabilità e retribuzione. Il 64% ritiene che il welfare aziendale ammortizzi l’impatto delle crisi economiche. È la generazione più equilibrata: apprezza benefit come buoni pasto e flessibilità, ma anche percorsi di crescita. Circa 6 su 10 sono soddisfatti della propria situazione professionale e un terzo di loro valuta positivamente il proprio benessere lavorativo. Il 78% crede che la stabilità normativa del welfare favorisca la continuità dei benefit.
I Baby Boomer infine sono i più soddisfatti (71%) e hanno un grado di engagement più alto: rispetto alla media delle altre generazioni, si sentono più valorizzati, motivati, coinvolti, responsabilizzati. Per loro, il lavoro è ancora un pilastro fondamentale (75% lo considera “molto importante”).
Tuttavia, sono anche i più preoccupati per l’inflazione (80%) e attribuiscono grande valore alla stabilità normativa del welfare. Il 66% considera la salute una priorità assoluta, e il 60% ritiene i buoni pasto siano i benefit più utili ai lavoratori.
In sintesi, il welfare aziendale è percepito come leva strategica da tutte le generazioni, ma con priorità diverse: flessibilità e riconoscimento per i giovani, stabilità e supporto economico per i senior. Le aziende che sapranno rispondere a queste esigenze avranno un vantaggio competitivo nel trattenere talenti, migliorare l’engagement e promuovere un benessere lavorativo diffuso.
