Fringe benefit: perché la stabilità normativa è un valore per aziende e persone

La normativa sui fringe benefit ha subito diverse oscillazioni negli ultimi anni. A partire dal Decreto Aiuti-bis a metà del 2022, passando per altri due decreti tra la fine del 2022 e il 2023 e due Leggi di Bilancio a fine 2023 e a fine 2024, la soglia di esenzione dei fringe benefit è stata modificata più volte, destando incertezza non solo nelle aziende ma anche tra i lavoratori.
A portare una stabilità, seppur temporanea con validità fino al 2027, è stata la Legge di Bilancio 2025, che ha confermato le soglie di defiscalizzazione definite l’anno prima:
fino a 1.000 euro per tutti i lavoratori dipendenti e fino a 2.000 euro per chi ha figli a carico.
I dati emersi dall’Osservatorio Welfare 2025, promosso da Edenred nell’ambito dell’indagine BVA Doxa focalizzata sul sentiment dei dipendenti, dimostrano che l’impatto della normativa sulle politiche di welfare aziendale è ritenuto di grande importanza dalla maggioranza dei lavoratori.
Nello specifico, 7 dipendenti su 10 sostengono che la stabilità della normativa sul welfare può migliorare la garanzia di continuità dei benefit e dei servizi offerti ai lavoratori. La percentuale cresce sopra la media nella fascia d’età tra i 45 e i 54 anni (78%), tra coloro che lavorano in grandi aziende (81%), tra chi usufruisce di piani di welfare (80%) e di buoni pasto (81%). La stabilità del quadro legislativo di riferimento, inoltre, permetterebbe una pianificazione a lungo termine delle politiche HR della propria azienda (69%). In questo caso le categorie che danno un’indicazione sopra la media sono i lavoratori collocati nelle grandi aziende (77%), che beneficiano di buoni pasto (75%) e piani di welfare (79%) e residenti nelle regioni del Centro Italia (73%).
La conoscenza della normativa da parte dei lavoratori. Il 58% dei dipendenti dichiara di essere al corrente della normativa di esenzione fiscale per i fringe benefit, con un 28% che afferma una conoscenza approfondita della materia. Tra coloro che conoscono la norma ed evidenziano una percentuale sopra la media, figurano i dipendenti collocati in multinazionali (70%), che beneficiano di buoni pasto (62%), residenti soprattutto nelle regioni del Nord Ovest (63%) e in particolare in Lombardia (64%). Tra chi non conosce la normativa, troviamo con percentuali sopra la media i cosiddetti blue collars (50%), i dipendenti che non godono di buoni pasto (45%), residenti nelle regioni del Centro (50%), in particolare nel Lazio (53%), e collocati nelle aziende del settore pubblico (54%).
Difficoltà nell’utilizzo del welfare per cambiamenti normativi. Il 56% dei dipendenti ha dichiarato di aver riscontrato difficoltà nell’utilizzo dei piani welfare a seguito dei recenti cambiamenti normativi; dato che dimostra la necessità di rendere più stabile lo scenario per garantire una migliore capacità di comprensione e applicazione delle modalità di fruizione dei benefit. In particolare, le maggiori difficoltà sono state riscontrate tra i dipendenti residenti nelle regioni del Nord Ovest (63%), in particolare in Lombardia (64%), collocati in aziende multinazionali (70%), del settore privato (64%) e che beneficiano di buoni pasto (62%). Per contro, le minori difficoltà in questo senso si sono riscontrate nei cosiddetti blue collars (50%), residenti nelle regioni del Centro Italia (50%), nel Lazio in particolare (53%), che non usufruiscono di buoni pasto (45%) e collocati in aziende pubbliche (54%).


