La scelta dei fringe benefit è la più diffusa tra i dipendenti

Rispetto alla frequenza di ricorso alle varie categorie di servizi welfare, che vede in prima posizione il fringe benefit, lo scenario cambia quando si parla di ammontare medio della singola richiesta per categoria di servizio. In questo caso, infatti, in prima posizione troviamo l’assistenza familiare, che è d’altra parte il capitolo di spesa meno utilizzato, con 685 euro; segue la previdenza integrativa con 641 euro. Staccati da valori sensibilmente inferiori, si collocano i rimborsi per istruzione con 269 euro, l’area ricreativa con 270 euro, l’assistenza sanitaria con 156 euro e la mobilità con 131 euro. Infine, i fringe per il rimborso delle utenze domestiche con 73 euro e i fringe benefit con 60 euro, confermando sostanzialmente gli stessi dati rilevati nel 2023.
È quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio Welfare 2025 a cura di Edenred su un campione di oltre 5.000 aziende e 770.000 dipendenti.
Quanto è diffuso l’utilizzo delle diverse categorie di servizi welfare. Nel 2024, così come nell’anno precedente, le categorie di spesa a cui ricorrono maggiormente i dipendenti sono i fringe benefit e l’area ricreativa: sono l’89% del campione esaminato le aziende in cui i lavoratori scelgono queste categorie di welfare. Seguono con il 62% i rimborsi in istruzione, in progressivo calo tuttavia rispetto alle percentuali degli anni precedenti. La mobilità con il 46% e la previdenza integrativa con il 45% denotano percentuali significative, ma anche loro seguono un trend negativo rispetto agli anni precedenti. È in evidente contrazione anche il ricorso da parte dei dipendenti all’assistenza sanitaria con il 24% delle aziende in esame. È invece in leggero recupero l’assistenza ai familiari, che passa dal 14% del 2023 al 16% del 2024. Si osserva, infine, la costante crescita dei fringe per il rimborso spese utenze domestiche che nel 2024 raggiunge il 14%, crescita visibile a partire dal 2022 quando la normativa ha introdotto la possibilità di annoverare le bollette nella categoria dei fringe benefit.
Come i beneficiari utilizzano il credito welfare in base alla fascia di età. Il ricorso ai fringe benefit in base alla fascia di età dei dipendenti oscilla tra il 65% dei beneficiari under 30 e il 48% di chi ha oltre 60 anni. I rimborsi in istruzione sono fruiti in misura maggiore dalla fascia d’età compresa tra i 40 e i 59 anni, con un peso sull’utilizzo complessivo che va dal 17% al 19%, mentre l’erogazione di credito in previdenza integrativa cresce con l’avvicinarsi dell’età pensionabile, passando dal 3% dei giovani under 30 al 13% della spesa complessiva per i dipendenti oltre i 60 anni di età. Il ricorso ai servizi dell’area ricreativa, invece, sale al 29% tra la popolazione entro i 39 anni, restando tuttavia una solida voce di spesa, in media attorno al 20%, per gli over 40.
Come i beneficiari utilizzano il credito in base al genere. La preferenza per le diverse categorie del paniere welfare non evidenzia particolari differenze tra i generi. Infatti, sia per gli uomini che per le donne, la principale scelta di consumo del credito welfare ricade sui fringe benefit, anche se con una differenza di peso sul totale: il 54% per gli uomini e il 49% per le donne. Segue l’area ricreativa, con il 25% delle donne e il 22% degli uomini, e i rimborsi in spese d’istruzione, con il 12% degli uomini e il 15% delle donne. Seguono con percentuali molto basse le altre voci.
Come i beneficiari utilizzano il credito welfare in base alla quota a disposizione. Le priorità di scelta che i dipendenti attribuiscono ai fringe benefit si evidenziano ancora di più guardando la categoria di spesa per quote a disposizione. Per le quote entro i 1.000 euro, il ricorso ai consumi welfare in fringe oscilla tra il 76% e l’84% dell’utilizzo complessivo e resta la maggioranza assoluta anche per le quote tra i 1.000 e i 2.000 euro con il 58% in media in quella fascia. Guardando le quote superiori a 2.000 euro, l’utilizzo del credito sui fringe benefit scende gradualmente.
È chiaro che ad influenzare questo comportamento di consumo dei dipendenti sono le soglie di detraibilità dei fringe benefit stabilite dalla normativa in vigore.





