Carovita, lavoro e priorità dei dipendenti: il ruolo del welfare
Fare la spesa, gestire la casa, curarsi, concedersi del tempo libero: il carovita sta cambiando le abitudini di chi lavora e porta molte persone a rivedere consumi, priorità e rinunce. Secondo l’Osservatorio Welfare Edenred 2026, l’aumento dei prezzi influenza tante dimensioni della vita quotidiana, dalla spesa alimentare alle attività sportive, fino alle cure mediche.
Come vedremo in questo articolo, il welfare aziendale, grazie a strumenti concreti, può avere un ruolo tangibile nell’aiutare le persone a limitare alcune rinunce e a vivere meglio dentro e fuori il lavoro. L’analisi dell’Osservatorio integra i dati Edenred su 5.500 aziende e 870.000 beneficiari con due indagini Ipsos Doxa: una su 1.000 lavoratori dipendenti e una su 200 HR manager.
Indice dei contenuti:
- Il carovita pesa sul lavoro: cosa preoccupa di più i dipendenti
- Le principali preoccupazioni dei lavoratori nel 2026 in sintesi
- Le rinunce di lavoratori e lavoratrici a causa del carovita
- Le principali rinunce delle persone in sintesi
- Dove il welfare aziendale può fare la differenza?
- I buoni pasto sostengono la capacità di spesa quotidiana
- Fringe benefit: strumenti concreti per bisogni immediati
Il carovita pesa sul lavoro: cosa preoccupa di più i dipendenti
Secondo i dati Ipsos Doxa dell’Osservatorio Welfare Edenred 2026, l’aumento dei prezzi del carrello della spesa è la principale preoccupazione per chi lavora: il 41% si dichiara molto preoccupato e il 40% lo è abbastanza. Tale inquietudine riguarda, dunque, una quota significativa delle persone intervistate e si lega, ovviamente, alla gestione concreta delle spese familiari.
Insieme al carovita, a preoccupare le persone sono: i costi da sostenere per la casa, indicati dal 25% dei lavoratori; l’accesso a esami, cure e terapie, indicato dal 21% degli intervistati.
Più in dettaglio: a preoccuparsi per i costi della propria abitazione è specialmente chi ha un mutuo o è in affitto, 32% in entrambi i casi, e chi ha tra i 18 e i 24 anni, 42%.
Per quel che riguarda le cure mediche, il poterle sostenere angustia in particolare le donne, al 25%, e chi è caregiver, al 28%, indipendentemente dal genere.
In questo quadro di pressione economica quotidiana, i bisogni primari superano nettamente i timori legati alla sfera professionale: lo stress e la fatica provocati dai carichi di lavoro sono indicati come fonte di forte preoccupazione dal 18% del campione (con il 31% tra i 18-24enni, il 26% tra i 25-34enni e il 22% tra le donne).
A preoccupare molto il 17% del campione è invece la gestione dei risparmi e, delle scelte di investimento. Con punte tra gli under 25 31%, tra i single 25%, e tra chi lavora in aziende tra 250 e 499 dipendenti, sempre 25%
Seguono l’assistenza a familiari anziani o disabili, con il 16% di persone molto preoccupate, dato che sale al 26% tra i caregiver, al 21% nella fascia 45-54 anni e al 19% tra le donne, e la mancanza di tempo da dedicare alla famiglia, con il 15% di persone molto preoccupate.
Al di là dei numeri, si tratta di ambiti che possono incidere direttamente sulle scelte delle persone: cosa comprare, a cosa rinunciare, quali spese rimandare.
Per HR e aziende, queste percentuali dicono molto. Dicono innanzitutto che, quando il costo della vita aumenta, le persone hanno bisogno di concretezza. E se l’azienda vuole rispondere a questa esigenza, deve attivare strumenti semplici, riconoscibili e utilizzabili in modo immediato.
Vuoi approfondire questi dati? Scarica l’Osservatorio Welfare Edenred 2026.
Le principali preoccupazioni dei lavoratori nel 2026
Fonte: Osservatorio Welfare Edenred 2026, indagine Ipsos Doxa sui lavoratori dipendenti.
Le rinunce di lavoratori e lavoratrici a causa del carovita
Le preoccupazioni legate al carovita si traducono, inoltre, in comportamenti concreti che influiscono sulla vita di ogni giorno.
Come emerge dall’Osservatorio Welfare Edenred 2026, in particolare dai dati Ipsos Doxa, le persone nell’ultimo anno hanno fatto diverse rinunce: ben l’83% dei dipendenti intervistati ha dovuto limitare almeno un’attività a causa dell’aumento dei prezzi.
E di quali rinunce si tratta? Le prime riguardano la socialità e il tempo libero: il 63% ha ridotto pranzi e cene fuori, mentre il 59% ha limitato viaggi e attività nel tempo libero, dato più alto tra chi ha una casa con mutuo (64%), tra le donne (63%) e tra le famiglie con figli (62%).
Sono spese che possono sembrare meno essenziali, ma che incidono sul benessere complessivo, sulla possibilità di recuperare energie e sulla qualità della vita. Si entra in un terreno ancora più delicato quando le rinunce toccano ambiti primari.
Il 29% del campione ha ridotto la spesa alimentare, il 22% la cura personale, il 20% le attività sportive e un altro 20% le spese mediche. In questi casi, la pressione economica non riduce solo i consumi, ma rischia di incidere su salute, prevenzione, equilibrio personale e benessere fisico.
Non si tratta certo di rinunce di poco conto: ridurre la spesa alimentare può avere effetti diretti sul benessere delle persone, mentre tagliare visite mediche e controlli rischia di ampliare le disuguaglianze nell’accesso alle cure, soprattutto quando le liste d’attesa sono lunghe e il ricorso al privato non è sostenibile per tutti.
Le principali rinunce delle persone in sintesi
Fonte: Osservatorio Welfare Edenred 2026, indagine Ipsos Doxa sui lavoratori dipendenti.
Dove il welfare aziendale può fare la differenza?
In questo panorama, il welfare può aiutare le persone a fare meno rinunce. A dirlo ancora una volta i numeri: chi beneficia di un piano welfare, limita viaggi e tempo libero nel 54% dei casi, mentre tra chi non ha accesso a un piano, la quota sale al 64%. Dieci punti percentuali di differenza che raccontano un impatto concreto sulla vita quotidiana.
Anche sulle attività sportive emerge una distanza significativa: chi non ha accesso a un piano welfare taglia lo sport nel 25% dei casi, quasi il doppio rispetto al 16% di chi dispone di strumenti welfare.
Questo, certo, non significa che il welfare possa risolvere da solo gli effetti del carovita, ma può comunque aiutare le persone a “proteggere” alcune abitudini importanti, soprattutto quando il budget familiare si restringe.
I buoni pasto sostengono la capacità di spesa quotidiana
Tra gli strumenti più vicini ai bisogni immediati ci sono sicuramente i buoni pasto. Secondo l’Osservatorio Welfare Edenred, nel 2026 il 55% dei dipendenti dichiara che nella propria azienda vengono erogati buoni pasto. Sono anche tra i benefit più riconosciuti dal momento che rispondono a un bisogno frequente e facilmente comprensibile.
Il loro ruolo è cambiato nel tempo: se prima erano sostanzialmente legati solo alla pausa pranzo, da diversi anni sono parte – importante – della gestione della spesa alimentare.
Ancora più significativo è il valore che le persone attribuiscono ai buoni pasto: il 78% dei dipendenti li considera una forma di integrazione al reddito, il 74% ritiene che sostengano i consumi e l’acquisto di prodotti di prima necessità e il 71% concorda sul fatto che aiutino a proteggere la capacità di spesa reale.
In un contesto segnato dal carovita, questi numeri indicano che i buoni pasto come Ticket Restaurant® vengono percepiti sempre più come un aiuto nella vita di tutti i giorni. D’altra parte, si possono utilizzare in numerosi bar, ristoranti, fast food, supermercati e tanti altri esercizi convenzionati.
Per saperne di più leggi la guida su come e dove usare i buoni pasto.
Fringe benefit: strumenti concreti per bisogni immediati
Accanto ai buoni pasto, anche i fringe benefit intercettano la domanda di strumenti semplici, immediati e vicini alle spese quotidiane. Come emerge dal campione Edenred, rappresentano il 55,1% della spesa welfare complessiva e sono la prima voce del paniere.
Il dato conferma che, in una fase segnata dal carovita, le persone cercano soluzioni riconoscibili, facili da usare e capaci di rispondere a bisogni concreti. Non si tratta di ridurre il welfare al solo sostegno economico, ma di riconoscere che una parte sempre più rilevante delle scelte si concentra su strumenti che entrano nella gestione ordinaria della vita quotidiana.
Per le aziende, significa che un piano welfare efficace deve tenere insieme immediatezza e progettualità: sostenere le spese di tutti i giorni e, allo stesso tempo, offrire risposte per salute, famiglia, cura, formazione e futuro.
Vuoi saperne di più sulle priorità di lavoratori e lavoratrici?
Domande frequenti su carovita e priorità delle persone
Come il carovita sta cambiando le abitudini di chi lavora?
Secondo l’Osservatorio Welfare Edenred 2026, il carovita sta portando molte persone a ridurre consumi e attività quotidiane. L’83% dei dipendenti ha limitato almeno un’attività negli ultimi 12 mesi: tra le rinunce più frequenti ci sono pranzi e cene fuori, viaggi, tempo libero, spesa alimentare, sport e spese mediche
Il welfare aziendale può aiutare a far fronte al carovita?
Il welfare aziendale non elimina da solo gli effetti del carovita, ma può contribuire a ridurre alcune rinunce. Tra chi ha accesso a un piano welfare, il 54% limita viaggi e tempo libero, contro il 64% di chi non lo ha; per lo sport, la quota è del 16% tra chi dispone di welfare e del 25% tra chi non ne dispone.
Quali strumenti aziendali aiutano a sostenere il potere d’acquisto?
Buoni pasto, fringe benefit, buoni acquisto e servizi welfare sono tra gli strumenti più vicini ai bisogni quotidiani delle persone. I buoni pasto contribuiscono alla gestione della spesa alimentare e della pausa pranzo; fringe benefit e buoni acquisto possono alleggerire alcune spese ricorrenti; i servizi welfare aiutano invece ad accedere più facilmente a soluzioni per salute, formazione, tempo libero, famiglia e cura. Proprio perché rispondono a bisogni concreti, questi strumenti possono sostenere la capacità di spesa e ridurre alcune rinunce legate al carovita.
Richiedi maggiori informazioni
Un consulente ti contatterà al più presto gratis e senza impegno
