Edizione 2026
22 Giu 2026
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Osservare il cambiamento: il ruolo del welfare secondo Agnieszka Piszczek

Agnieszka Piszczek, Chief Sales Officer di Edenred Italia, analizza l'evoluzione del welfare aziendale in Italia e i cambiamenti che stanno ridefinendo bisogni, aspettative e priorità di chi lavora.
Autore
Redazione
welfare aziendale secondo Agneszka-Piszczek.

Che il mondo del lavoro sia in continua trasformazione è qualcosa che sappiamo e ci diciamo da tempo. Ma oggi questa trasformazione procede a una velocità tale da rendere necessario fermarsi, osservare e capire cosa sta accadendo davvero.
In Edenred Italia crediamo che

 
 

il welfare aziendale sia una delle chiavi più concrete per leggere questo cambiamento dal momento che intercetta bisogni, aspettative e nuove priorità delle persone.

Per questo, anche per il 2026, rinnoviamo l’appuntamento con il nostro Osservatorio Welfare che si conferma uno strumento di lettura privilegiato per comprendere l’evoluzione del welfare aziendale nel nostro Paese e il suo impatto sulle persone, sulle aziende e sulla relazione tra lavoro e benessere.

Lo facciamo attraverso un campione sempre più ampio: 5.500 aziende clienti e 870.000 beneficiari dei servizi Edenred, cui si aggiunge l’indagine Ipsos Doxa condotta su 1.000 lavoratori dipendenti e 200 HR manager. Incrociando utilizzo reale, vissuto delle persone e sguardo HR, l’Osservatorio restituisce una fotografia di ciò che il welfare è diventato oggi: molto più che un insieme di benefit, è una leva concreta per ascoltare e interpretare ciò che sta succedendo, dentro e fuori dal mondo del lavoro.

Il primo elemento riguarda il consolidamento del welfare aziendale nel tessuto produttivo italiano con una quota media pro capite che si attesta a 1.000 euro, in linea con l’edizione precedente, mentre l’utilizzo effettivo del credito disponibile arriva all’84%.
È un dato importante che racconta una crescente familiarità delle persone con gli strumenti welfare e una maggiore capacità di utilizzare le risorse a disposizione.

La contrattazione, peraltro, va in questa direzione: nel gennaio 2026, il 68% dei contratti
attivi con premi di produttività prevede misure di welfare, contro il 62% dell’anno precedente.

Pur in un contesto di lieve riduzione del numero complessivo dei contratti attivi, cresce il peso di quelli che includono strumenti welfare.
È il segnale di una presenza più stabile e riconoscibile, che continua a entrare, e restare, nelle prassi aziendali e nelle relazioni di lavoro.

Anche la composizione della spesa welfare ci dice molto sulle abitudini consolidate e su quelle che cambiano: i fringe benefit continuano a crescere e costituiscono il 55% del totale utilizzato, confermandosi così la prima voce del paniere welfare.
Tale crescita è certamente da leggere nel
contesto economico che ognuno di noi conosce bene: il carovita continua a incidere sulle scelte quotidiane e orienta il welfare verso strumenti più immediati, ricorrenti e facilmente riconoscibili.
Ma ridurre il welfare aziendale al solo sostegno economico sarebbe una lettura parziale.
Come avrete modo di leggere, l’edizione 2026 dell’Osservatorio mostra che

 
 

il welfare è chiamato a rispondere a bisogni più ampi: potere d’acquisto sì, ma anche qualità della vita, carichi di cura, tempo, salute, crescita professionale, motivazione e fiducia.

Che il carovita sia la prima pressione quotidiana, inoltre, lo affermano anche i dati Ipsos Doxa: l’83% delle persone ha limitato almeno un’attività negli ultimi 12 mesi – lavora, quindi, ma senza potersi concedere occasioni di svago – e il 75% sente il peso dei cosiddetti carichi invisibili, con un’incidenza ancora più forte tra caregiver, donne e famiglie con figli, che tocca anche la cosiddetta “generazione sandwich”.

Dietro i numeri, quindi, ci sono lavoratori e lavoratrici che devono tenere insieme costi quotidiani, lavoro, cura, tempo e futuro.In uno scenario simile, il welfare aziendale può
diventare un fattore di prossimità. Può aiutare le persone nella gestione delle spese ricorrenti, sostenere l’accesso ai servizi, alleggerire una parte dei carichi familiari e contribuire a rendere più solida la relazione tra azienda e dipendenti.

Dove è presente un piano welfare, infatti, migliorano diversi indicatori legati all’esperienza di lavoro, in particolare motivazione e valorizzazione. È importante sottolineare che il welfare
non genera engagement in modo automatico, ma può rafforzare il contesto in cui fiducia, riconoscimento e partecipazione crescono.

Anche il punto di vista HR avvalora quanto emerso finora: quasi 7 aziende su 10 tra quelle coinvolte nell’indagine hanno adottato un piano welfare e, tra le realtà che già lo hanno introdotto, il 97% ha mantenuto o aumentato gli investimenti nel 2025.

Il dato dice molto:

 
 

il welfare non arretra, ma si consolida come parte integrante della people strategy.

Allo stesso tempo, però, emerge una nuova responsabilità per le aziende: non basta avere un piano, bisogna che venga compreso, usato e riconosciuto dalle persone. È questa, forse, la vera novità della fase che stiamo vivendo: dopo anni in cui il welfare aziendale ha dovuto affermarsi, diffondersi e legittimarsi, oggi la sfida riguarda la qualità della progettazione.

Un piano welfare efficace deve essere semplice da capire, facile da usare, accessibile e vicino ai bisogni reali. Se è complesso, frammentato o poco comunicato, rischia che le persone a cui si rivolge non lo riconoscano come parte della loro vita quotidiana.

Il welfare aziendale entra così in una nuova fase e diventa parte essenziale del benessere organizzativo, dell’engagement, dell’attrattività e della responsabilità sociale. Produce effetti dentro l’impresa, ma anche fuori: sulle famiglie, sulle comunità, sui territori, sulla qualità della vita quotidiana.

È entrato stabilmente nell’ecosistema del lavoro italiano e deve diventare sempre più vissuto. Vivo. Capace di accompagnare persone e aziende in un mondo del lavoro che cambia.

Edenred continuerà a mettere a disposizione
la propria esperienza, i propri dati e le proprie soluzioni per contribuire a questa evoluzione e per costruire, insieme alle imprese, un welfare
sempre più centrale nella vita delle persone.

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