Edizione 2026
21 Giu 2026
| 7'

Generazioni a confronto: welfare, lavoro e aspettative

Secondo l’Osservatorio Welfare Edenred 2026, non esiste uno scontro tra generazioni: il 75% degli HR manager valuta positivamente la collaborazione tra generazioni. Cambiano però bisogni, aspettative e modi di usare il welfare, dalla Gen Z ai Baby Boomer.
Autore
Cristina Maccarrone
generazioni a confronto

Quando si parla di generazioni al lavoro si tende spesso a scivolare in una semplificazione: giovani contro senior, flessibilità contro stabilità, digitale contro esperienza.
I dati dell’Osservatorio Welfare Edenred 2026 raccontano però una realtà più interessante che evidenzia come il “gap generazionale” non sia sempre così marcato come si crede.
Le 4 generazioni presenti al lavoro – Gen Z, Millennials, Generazione X e Baby Boomer – riescono infatti a collaborare, sebbene si trovino in fasi diverse della vita, con bisogni, responsabilità e aspettative differenti.

Come vedremo, ciò vale anche per l’utilizzo del welfare aziendale che cambia tra chi è all’inizio della carriera, chi ha figli piccoli e chi si prende cura di familiari anziani o fragili come per chi si avvicina alla pensione. Si tratta di considerazioni utili ad aziende e HR per progettare strumenti capaci di parlare a momenti di vita diversi.
L’Osservatorio Welfare Edenred 2026 fa riflettere su questi aspetti integrando i dati Edenred su 5.500 aziende e 870.000 beneficiari con due indagini Ipsos Doxa: una su 1.000 lavoratori dipendenti e una su 200 HR manager.

Come le diverse generazioni usano il welfare aziendale?

Il primo dato da osservare riguarda la disponibilità welfare. Se il credito medio pro capite si attesta a 1000 euro, questa quota non si distribuisce in modo uniforme tra le fasce d’età.

I valori più contenuti si registrano, per esempio, tra gli under 30: 790 euro per le donne e 720 euro per gli uomini. La disponibilità cresce invece nelle fasce centrali, arrivando a 1.040 euro per le donne e 970 euro per gli uomini tra i 30 e i 39 anni, e raggiunge il valore più alto tra i 40 e i 49 anni, con 1.160 euro per le donne e 1.120 euro per gli uomini. 

Resta elevata anche tra i 50 e i 59 anni, mentre sopra i 60 anni si assesta su 1.050 euro per le donne e 1.090 euro per gli uomini.

Le categorie di utilizzo, d’altra parte, rafforzano questa lettura. Se l’area ricreativa resta rilevante in tutte le fasce – pesa il 23,14% sotto i 30 anni, il 25,35% tra i 30 e i 39 anni, il 20,46% tra i 40 e i 49, il 18,58% tra i 50 e i 59 e il 21,40% oltre i 60 –  la situazione è diversa per quel che riguarda i fringe benefit.
Tra gli under 30, il 71,63% della spesa si concentra proprio sui benefit accessori, quota che scende al 58,74% tra i 30 e i 39 anni, al 51,36% tra i 40 e i 49, al 51,2% tra i 50 e i 59 e al 48,18% oltre i 60 anni.

Al crescere dell’età, quindi, il ricorso ai fringe benefit diminuisce e aumentano altre aree. I rimborsi istruzione sono, invece, quasi assenti sotto i 30 anni, con lo 0,36%, ma salgono all’8,34% tra i 30 e i 39 anni e raggiungono il valore più alto tra i 40 e i 49 anni, con il 18,71%. Restano elevati anche tra i 50 e i 59 anni, con il 17,36%, per poi scendere all’11,62% oltre i 60.

La previdenza integrativa cresce – come prevedibile –  tra le fasce più mature: passa dal 2,36% degli under 30 al 3,84% tra i 30 e i 39 anni, al 3,97% tra i 40 e i 49, al 6,82% tra i 50 e i 59 e raggiunge l’11,88% oltre i 60. Anche l’assistenza sanitaria aumenta con l’età, passando dallo 0,97% degli under 30 al 4,36% degli over 60.

 
 

Non esiste, quindi, un welfare uguale per tutti: la sua efficacia dipende dalla capacità di adattarsi a età, bisogni e disponibilità reale.

Tali differenze non riguardano comunque solo il welfare, ma sono evidenti anche nell’approccio al lavoro, nel considerare la retribuzione e nell’idea che ogni generazione ha di futuro.

Lo vediamo nei prossimi paragrafi partendo con la Generazione Z.

Gen Z e lavoro: retribuzione, flessibilità e bisogno di futuro

La Generazione Z – che comprende i nati tra il 1997 e il 2012 – entra nel mondo del lavoro in un contesto segnato dal carovita e dall’incertezza. Non sono poche, infatti, le preoccupazioni che riguardano i più giovani, come fotografa l’Osservatorio Welfare Edenred 2026. 

Tra i 18-24enni risultano sopra la media: la preoccupazione per i costi della casa, che arriva al 42% contro il 25% del campione complessivo, lo stress e la fatica provocati dai carichi di lavoro al 31% contro il 18% totale, e la gestione dei risparmi, delle scelte di investimento e dell’impiego del denaro, anch’essa al 31% contro il 17%.
Inoltre, i più giovani sono i più propensi a rinunciare alle cure mediche: del campione Ipsos Doxa l’ha confermato il 33% dei 18-24enni, contro il 20% del totale. Una percentuale di poco più alta indica chi riduce la cura personale, 35% contro il 22% del campione. 

Continuando nella lettura, emerge che, tra gli aspetti del lavoro ritenuti più rilevanti, la retribuzione è al primo posto anche per la Gen Z, ma con un peso superiore alla media: 39% contro il 31% del campione complessivo.
La stabilità, invece, conta meno tra i più giovani, al 13% contro il 19% del totale, mentre sono  più importanti la flessibilità, al 16% contro l’11% medio, e la possibilità di fare carriera, all’8% contro il 4%.

In questo contesto, il welfare aziendale può avere anche una funzione generazionale, come confermano i lavoratori intervistati: il 67% concorda sul fatto che possa aiutare i giovani a rendersi più autonomi dalle famiglie di origine, mentre per il 68% è un segnale concreto dell’investimento dell’azienda sul futuro dei giovani.

Vuoi sapere come le varie generazioni vivono il lavoro? Scarica l’Osservatorio Welfare Edenred.

Generazione sandwich: quando cura, famiglia e lavoro si sommano

Se la Gen Z chiede soprattutto autonomia e futuro, la generazione sandwich – che ha un’età in media tra i 40 e i 60 anni – vive un’altra dimensione caratterizzata da pressioni quotidiane: deve infatti tenere insieme lavoro, figli, genitori anziani o familiari fragili. Una condizione spesso poco visibile eppure molto più diffusa di quanto si pensi.

Nell’Osservatorio Welfare Edenred 2026 emerge proprio il peso dei carichi invisibili: cura, famiglia, gestione della casa, appuntamenti, scadenze, imprevisti e responsabilità quotidiane. Il 75% del campione dice chiaramente di sentire il peso di questi carichi. La quota sale all’84% tra i caregiver, all’83% tra le donne e al 79% tra le famiglie con figli. Inoltre, il 23% del campione si occupa di anziani o persone con disabilità.

 
 

Per la generazione sandwich, il welfare può fare la differenza se restituisce tempo che, per chi deve dividersi tra tanti impegni e responsabilità, diventa un valore concreto. Così come è preziosa la semplificazione dell’accesso ai servizi perché alleggerisce una parte della fatica organizzativa.

In questo frangente, più che offrire un benefit generico, sono fondamentali strumenti utili, comprensibili e facili da attivare.

Gap generazionale nel lavoro: cosa dicono gli HR

Il lavoro intergenerazionale, come dicevamo, è spesso raccontato come un terreno di scontro, ma i dati Ipsos Doxa dell’Osservatorio Welfare Edenred 2026 scattano una fotografia diversa: il 75% degli HR manager considera positiva la collaborazione tra generazioni. Il 16% la valuta molto positivamente, come collaborazione naturale e scambio reciproco; il 59% abbastanza positivamente, con alcune differenze ma anche con la capacità di lavorare bene insieme.

Naturalmente, tali considerazioni non esulano da criticità esistenti che, secondo chi lavora nelle Risorse Umane, riguardano la disponibilità al cambiamento, indicata dal 28% degli intervistati, le aspettative sulla carriera, 27%, lo stile comunicativo e la relazione con i manager, 18%, il digital mindset e l’uso delle tecnologie, 13%, e l’approccio al work-life balance, 9%.

 

Ai primi posti ci sono, quindi, aspetti che non riguardano tanto tecnologia e digitale come spesso si pensa, ma aspettative, comunicazione, carriera e modo di vivere il cambiamento. 

Per il mondo HR si delinea una delle sfide del presente e del prossimo futuro: progettare un welfare aziendale adatto a generazioni diverse e che tiene conto, davvero, di tutte le differenze ma anche dei punti d’incontro.

Vuoi saperne di più sulle generazioni al lavoro?

Domande frequenti sulle generazioni in azienda

Come usano il welfare aziendale le diverse generazioni?

Secondo l’Osservatorio Welfare Edenred 2026, l’uso del welfare cambia in base all’età e alla fase della vita. Gli under 30 hanno una disponibilità media più contenuta, mentre le fasce centrali e mature dispongono di quote più alte e possono diversificare maggiormente le scelte. L’area ricreativa resta rilevante in tutte le fasce d’età così come i fringe benefit particolarmente apprezzati dai più giovani ma sono sopra il 50% per tutte le fasce d’età (tranne per gli over 60).

La Gen Z valuta il welfare nella scelta del lavoro?

Sì, il welfare può avere un ruolo importante per la Gen Z perché intercetta bisogni legati ad autonomia, formazione, crescita, capacità di spesa e possibilità di costruire un futuro più stabile.

Cosa si intende per generazione sandwich nel lavoro?

La generazione sandwich indica le persone, spesso tra i 40 e i 60 anni, che devono tenere insieme lavoro, figli, genitori anziani o familiari fragili. Secondo l’Osservatorio Welfare Edenred 2026, il 75% del campione sente il peso dei carichi invisibili, quota che sale all’84% tra i caregiver, all’83% tra le donne e al 79% tra le famiglie con figli.

Richiedi maggiori informazioni

Un consulente ti contatterà al più presto gratis e senza impegno