I buoni pasto possono generare vantaggi fiscali diversi a seconda di chi li acquista e di chi li utilizza. Un’azienda che li riconosce ai propri dipendenti segue regole differenti rispetto a un professionista che li acquista per sé.
Per capire quanto si può dedurre e quale IVA si può detrarre, bisogna quindi distinguere i singoli casi.
I buoni pasto possono generare vantaggi fiscali diversi a seconda di chi li acquista e di chi li utilizza. Un’azienda che li riconosce ai propri dipendenti segue regole differenti rispetto a un professionista che li acquista per sé.
Per capire quanto si può dedurre e quale IVA si può detrarre, bisogna quindi distinguere i singoli casi.
Indice
- Deducibilità e detraibilità dei buoni pasto: qual è la differenza?
- I buoni pasto sono deducibili al 100% per le aziende?
- Detraibilità e deducibilità con il regime forfettario
- Buoni pasto per partite IVA senza dipendenti: quanto si può dedurre?
- I buoni pasto sono deducibili nel regime forfettario?
- Buoni pasto per partite IVA con dipendenti e collaboratori
Deducibilità e detraibilità dei buoni pasto: qual è la differenza?
Deducibilità e detraibilità sono due concetti diversi, anche se spesso vengono confusi:
- dedurre un costo significa sottrarlo dal reddito complessivo prima di calcolare le imposte (IRPEF o IRES): più costi deduci, meno imponibile hai, meno imposte paghi;
- detrarre l’IVA significa invece recuperare l’imposta pagata sugli acquisti, sottraendola dall’IVA che devi versare sulle vendite.
Per i buoni pasto, i due meccanismi si applicano entrambi, ma con percentuali diverse a seconda di chi acquista: lo vediamo caso per caso nei prossimi paragrafi.
Da tenere distinto anche un terzo concetto: l’esenzione fiscale del dipendente che riceve il buono pasto (art. 51, comma 2, lett. c, TUIR) è un beneficio diverso dalla deduzione del costo per l’azienda. La prima riguarda il reddito del lavoratore, la seconda il reddito dell’impresa che eroga il benefit.
Deducibilità e detraibilità sono due concetti diversi, anche se spesso vengono confusi:
- dedurre un costo significa sottrarlo dal reddito complessivo prima di calcolare le imposte (IRPEF o IRES): più costi deduci, meno imponibile hai, meno imposte paghi;
- detrarre l’IVA significa invece recuperare l’imposta pagata sugli acquisti, sottraendola dall’IVA che devi versare sulle vendite.
Per i buoni pasto, i due meccanismi si applicano entrambi, ma con percentuali diverse a seconda di chi acquista: lo vediamo caso per caso nei prossimi paragrafi.
Da tenere distinto anche un terzo concetto: l’esenzione fiscale del dipendente che riceve il buono pasto (art. 51, comma 2, lett. c, TUIR) è un beneficio diverso dalla deduzione del costo per l’azienda. La prima riguarda il reddito del lavoratore, la seconda il reddito dell’impresa che eroga il benefit.
Cosa significa dedurre il costo dei buoni pasto?
Facciamo un esempio pratico: un’azienda che ha ricavi per 2.000.000 di Euro, costi societari per 1.300.000 euro, spende 20.000 euro l’anno in buoni pasto per i propri dipendenti può sottrarre l’intero importo dal proprio reddito imponibile, perché il costo è deducibile al 100%.
Le imposte saranno quindi calcolate su 2.000.000 – 1.300.000 – 20.000 euro. Un risparmio diretto sulle imposte dovute, non solo un beneficio per chi riceve il buono.
Facciamo un esempio pratico: un’azienda che ha ricavi per 2.000.000 di Euro, costi societari per 1.300.000 euro, spende 20.000 euro l’anno in buoni pasto per i propri dipendenti può sottrarre l’intero importo dal proprio reddito imponibile, perché il costo è deducibile al 100%.
Le imposte saranno quindi calcolate su 2.000.000 – 1.300.000 – 20.000 euro. Un risparmio diretto sulle imposte dovute, non solo un beneficio per chi riceve il buono.
Cosa significa detrarre l’IVA sui buoni pasto?
L’IVA sull’acquisto dei buoni pasto è detraibile, nel senso che si sottrae all’IVA che la società o la partita IVA ordinaria applica alle proprie vendite.
L’IVA addebitata dalla società emettitrice dei buoni pasto è agevolata, ma con aliquote diverse a seconda del soggetto acquirente.
Vediamolo in sintesi nella nostra tabella.
L’IVA sull’acquisto dei buoni pasto è detraibile, nel senso che si sottrae all’IVA che la società o la partita IVA ordinaria applica alle proprie vendite.
L’IVA addebitata dalla società emettitrice dei buoni pasto è agevolata, ma con aliquote diverse a seconda del soggetto acquirente.
Vediamolo in sintesi nella nostra tabella.
I buoni pasto sono deducibili al 100% per le aziende?
Sì. Per l’azienda che riconosce i buoni pasto ai propri dipendenti, il costo di acquisto è deducibile al 100% ai fini delle imposte dirette, a condizione che i buoni siano riconosciuti alla generalità o a categorie omogenee di lavoratori.
Non ci sono soglie di deducibilità del costo per l’azienda: la soglia di 4 o 10 euro per i buoni pasto riguarda l’esenzione fiscale del dipendente, non la deducibilità aziendale, che resta piena anche se il valore facciale è più alto (in quel caso è solo la parte eccedente la soglia a concorrere a formare reddito imponibile per il dipendente).
Sì. Per l’azienda che riconosce i buoni pasto ai propri dipendenti, il costo di acquisto è deducibile al 100% ai fini delle imposte dirette, a condizione che i buoni siano riconosciuti alla generalità o a categorie omogenee di lavoratori.
Non ci sono soglie di deducibilità del costo per l’azienda: la soglia di 4 o 10 euro per i buoni pasto riguarda l’esenzione fiscale del dipendente, non la deducibilità aziendale, che resta piena anche se il valore facciale è più alto (in quel caso è solo la parte eccedente la soglia a concorrere a formare reddito imponibile per il dipendente).
Quale IVA si applica ai buoni pasto acquistati dall’azienda?
Sui buoni pasto acquistati dall’azienda per i propri dipendenti si applica l’aliquota IVA agevolata del 4%, interamente detraibile.
È un’aliquota diversa rispetto a quella applicata quando è un professionista con partita IVA ad acquistare i buoni pasto per sé, che è invece del 10%: la differenza dipende dal tipo di rapporto contrattuale con la società emittente.
In entrambi i casi l’IVA è interamente detraibile.
Sui buoni pasto acquistati dall’azienda per i propri dipendenti si applica l’aliquota IVA agevolata del 4%, interamente detraibile.
È un’aliquota diversa rispetto a quella applicata quando è un professionista con partita IVA ad acquistare i buoni pasto per sé, che è invece del 10%: la differenza dipende dal tipo di rapporto contrattuale con la società emittente.
In entrambi i casi l’IVA è interamente detraibile.
Buoni pasto per partite IVA senza dipendenti: quanto si può dedurre?
Chi ha una partita IVA senza dipendenti – libero professionista, artigiano, ditta individuale – può dedurre il costo dei buoni pasto acquistati per sé fino al 75%, nel limite del 2% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta (art. 54, comma 5, TUIR). L’IVA, al 10%, è interamente detraibile.
Chi ha una partita IVA senza dipendenti – libero professionista, artigiano, ditta individuale – può dedurre il costo dei buoni pasto acquistati per sé fino al 75%, nel limite del 2% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta (art. 54, comma 5, TUIR). L’IVA, al 10%, è interamente detraibile.
I buoni pasto sono deducibili nel regime forfettario?
No. Chi aderisce al regime forfettario (legge n. 190/2014) determina il proprio reddito applicando un coefficiente di redditività (che varia in base all’attività svolta) ai ricavi, senza dedurre analiticamente le singole spese: il costo dei buoni pasto, come ogni altro costo sostenuto; quindi, non genera alcun risparmio fiscale aggiuntivo, perché è già virtualmente compreso nel coefficiente.
Questo vale sia che la partita IVA forfettaria abbia dipendenti che senza.
Restano comunque utilizzabili per la pausa pranzo e per semplificare la gestione delle spese.
No. Chi aderisce al regime forfettario (legge n. 190/2014) determina il proprio reddito applicando un coefficiente di redditività (che varia in base all’attività svolta) ai ricavi, senza dedurre analiticamente le singole spese: il costo dei buoni pasto, come ogni altro costo sostenuto; quindi, non genera alcun risparmio fiscale aggiuntivo, perché è già virtualmente compreso nel coefficiente.
Questo vale sia che la partita IVA forfettaria abbia dipendenti che senza.
Restano comunque utilizzabili per la pausa pranzo e per semplificare la gestione delle spese.
Buoni pasto per partite IVA con dipendenti e collaboratori
Chi ha una partita IVA con dipendenti o collaboratori deve distinguere tre situazioni diverse:
- i buoni pasto attribuiti ai dipendenti seguono le stesse regole viste per le aziende: deducibilità 100%, IVA al 4%, esenzione per il dipendente entro soglia dei 10 euro;
- i buoni pasto attribuiti a collaboratori con reddito assimilato a quello di lavoro dipendente seguono lo stesso regime di favore riservato ai dipendenti;
- i buoni pasto acquistati dal titolare per sé stesso seguono invece il regime del libero professionista: deducibilità al 75%, nel limite del 2% dei compensi, e IVA al 10%.
È quindi importante, in fase di acquisto, specificare correttamente a chi sono destinati i buoni, perché il trattamento fiscale cambia sensibilmente.
Vuoi saperne di più sui buoni pasto per la tua attività?
Chi ha una partita IVA con dipendenti o collaboratori deve distinguere tre situazioni diverse:
- i buoni pasto attribuiti ai dipendenti seguono le stesse regole viste per le aziende: deducibilità 100%, IVA al 4%, esenzione per il dipendente entro soglia dei 10 euro;
- i buoni pasto attribuiti a collaboratori con reddito assimilato a quello di lavoro dipendente seguono lo stesso regime di favore riservato ai dipendenti;
- i buoni pasto acquistati dal titolare per sé stesso seguono invece il regime del libero professionista: deducibilità al 75%, nel limite del 2% dei compensi, e IVA al 10%.
È quindi importante, in fase di acquisto, specificare correttamente a chi sono destinati i buoni, perché il trattamento fiscale cambia sensibilmente.
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Domande frequenti FAQ su detrarre e dedurre i buoni pasto
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