Buoni Pasto
11 Ago 2026
| 5'

Regime ordinario vs forfettario: differenze e spese deducibili

Due regimi fiscali diversi, due modi diversi per le partite iva di calcolare le imposte e di dedurre le spese: vediamo come riconoscerli e che ruolo giocano i buoni pasto in entrambi i casi.
Autore
Camilla Vignoli
partita iva: quale regime scegliere tra ordinario e forfettario

Chi ha, o vorrebbe aprire, una partita IVA si confronta inevitabilmente con la scelta tra regime forfettario e regime ordinario. In questo articolo usiamo il termine “regime ordinario” nel senso comune con cui viene contrapposto al forfettario, tenendo però presente che il regime fiscale determina come si calcolano le imposte, mentre il regime contabile (semplificato oppure ordinario) determina come si tiene la contabilità. Ai fini delle imposte partita IVA in contabilità semplificata e ordinaria si applicano le stesse regole.

La differenza più concreta tra i due regimi fiscali riguarda invece le spese: nel regime ordinario le spese sostenute per l’attività riducono, in tutto o in parte, il reddito imponibile. Sono quindi definite deducibili.

Nel forfettario, invece, il reddito imponibile si calcola applicando un coefficiente ai ricavi (che varia in base all’attività svolta), a prescindere dalle spese effettivamente sostenute.

Una differenza significativa, che incide anche sulla convenienza di uno strumento come i buoni pasto.

Chi ha, o vorrebbe aprire, una partita IVA si confronta inevitabilmente con la scelta tra regime forfettario e regime ordinario. In questo articolo usiamo il termine “regime ordinario” nel senso comune con cui viene contrapposto al forfettario, tenendo però presente che il regime fiscale determina come si calcolano le imposte, mentre il regime contabile (semplificato oppure ordinario) determina come si tiene la contabilità. Ai fini delle imposte partita IVA in contabilità semplificata e ordinaria si applicano le stesse regole.

La differenza più concreta tra i due regimi fiscali riguarda invece le spese: nel regime ordinario le spese sostenute per l’attività riducono, in tutto o in parte, il reddito imponibile. Sono quindi definite deducibili.

Nel forfettario, invece, il reddito imponibile si calcola applicando un coefficiente ai ricavi (che varia in base all’attività svolta), a prescindere dalle spese effettivamente sostenute.

Una differenza significativa, che incide anche sulla convenienza di uno strumento come i buoni pasto.

Regime ordinario e forfettario: cosa cambia

Il regime forfettario (legge n. 190/2014) è un regime fiscale agevolato riservato a chi non supera 85.000 euro di compensi annui incassati: prevede un’imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi cinque anni di attività, in presenza di determinati requisiti), calcolata su un reddito imponibile forfettario, cioè determinato applicando ai ricavi un coefficiente di redditività che varia in base al codice ATECO dell’attività svolta.

Il regime ordinario, invece, prevede la tassazione IRPEF a scaglioni su un reddito determinato analiticamente: ricavi meno costi inerenti l’attività svolta effettivamente sostenuti e documentati.

Il regime forfettario (legge n. 190/2014) è un regime fiscale agevolato riservato a chi non supera 85.000 euro di compensi annui incassati: prevede un’imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi cinque anni di attività, in presenza di determinati requisiti), calcolata su un reddito imponibile forfettario, cioè determinato applicando ai ricavi un coefficiente di redditività che varia in base al codice ATECO dell’attività svolta.

Il regime ordinario, invece, prevede la tassazione IRPEF a scaglioni su un reddito determinato analiticamente: ricavi meno costi inerenti l’attività svolta effettivamente sostenuti e documentati.

Regime ordinario
Regime forfettario
Reddito: ricavi meno costi documentati
Reddito: ricavi × coefficiente di redditività
Imposte: IRPEF a scaglioni
Imposte: sostitutiva 15% (5% per i primi 5 anni)
IVA: in fattura e detraibile
IVA: non in fattura, non detraibile
Ritenuta d’acconto: sì
Ritenuta d’acconto: no
Spese: deduzione analitica
Spese: già incluse nel coefficiente
Accesso: nessun limite
Accesso: fino a 85.000 euro + cause ostative

Come capire se sei in regime ordinario o forfettario?

Se hai delegato la gestione fiscale e non ricordi con certezza il tuo regime, alcuni indizi pratici ti aiutano a capirlo, senza consultare subito il commercialista:

  • guarda le tue fatture emesse: se non riportano l’IVA, hanno il codice N2.2 e contengono la dicitura che richiama la legge n. 190/2014 (operazione senza applicazione dell’IVA, senza ritenuta d’acconto), sei in regime forfettario;
  • guarda la tua ultima dichiarazione dei redditi: se il reddito d’impresa o di lavoro autonomo è indicato nel quadro LM, sei in regime forfettario; se compare nel quadro RE (lavoro autonomo) o RG/RF (impresa), sei in regime ordinario;
  • guarda l’aliquota applicata: un’imposta sostitutiva fissa del 15% o del 5% indica il forfettario; gli scaglioni IRPEF ordinari indicano il regime ordinario.

Se hai delegato la gestione fiscale e non ricordi con certezza il tuo regime, alcuni indizi pratici ti aiutano a capirlo, senza consultare subito il commercialista:

  • guarda le tue fatture emesse: se non riportano l’IVA, hanno il codice N2.2 e contengono la dicitura che richiama la legge n. 190/2014 (operazione senza applicazione dell’IVA, senza ritenuta d’acconto), sei in regime forfettario;
  • guarda la tua ultima dichiarazione dei redditi: se il reddito d’impresa o di lavoro autonomo è indicato nel quadro LM, sei in regime forfettario; se compare nel quadro RE (lavoro autonomo) o RG/RF (impresa), sei in regime ordinario;
  • guarda l’aliquota applicata: un’imposta sostitutiva fissa del 15% o del 5% indica il forfettario; gli scaglioni IRPEF ordinari indicano il regime ordinario.

Cosa si può scaricare nel regime ordinario

Nel regime ordinario puoi dedurre le spese inerenti alla tua attività, cioè collegate alla produzione del reddito. Alcune sono deducibili integralmente, altre solo in parte o con dei limiti. Proviamo a fare qualche esempio pratico di quali possono essere queste spese

  • beni strumentali (computer, attrezzature, arredi): deducibili al 100%, ma tramite quote di ammortamento;
  • canone di locazione e spese dello studio o dell’immobile a uso promiscuo: deducibili integralmente o in percentuale, a seconda della destinazione;
  • carburante, spese auto, telefono: deducibili in percentuale (ad esempio il 20% per l’auto, l’80% per il telefono, salvo casi particolari);
  • spese di vitto e alloggio, compresi i buoni pasto acquistati per te stesso, deducibili al 75%, nel limite del 2% dei compensi;
  • contributi previdenziali obbligatori, deducibili interamente dal reddito complessivo.

Nel regime ordinario puoi dedurre le spese inerenti alla tua attività, cioè collegate alla produzione del reddito. Alcune sono deducibili integralmente, altre solo in parte o con dei limiti. Proviamo a fare qualche esempio pratico di quali possono essere queste spese

  • beni strumentali (computer, attrezzature, arredi): deducibili al 100%, ma tramite quote di ammortamento;
  • canone di locazione e spese dello studio o dell’immobile a uso promiscuo: deducibili integralmente o in percentuale, a seconda della destinazione;
  • carburante, spese auto, telefono: deducibili in percentuale (ad esempio il 20% per l’auto, l’80% per il telefono, salvo casi particolari);
  • spese di vitto e alloggio, compresi i buoni pasto acquistati per te stesso, deducibili al 75%, nel limite del 2% dei compensi;
  • contributi previdenziali obbligatori, deducibili interamente dal reddito complessivo.
 
 

Ogni voce ha le sue regole specifiche: è qui che il nostro lavoro da commercialisti può far davvero la differenza, perché la classificazione corretta della spesa incide direttamente sull’imposta dovuta e la pianificazione fiscale è determinante.

Cosa può scaricare chi è nel regime forfettario

La risposta non è nulla, anche se è l’idea diffusa. È vero che nel forfettario non deduci analiticamente le singole spese (viaggi, telefono, buoni pasto, cancelleria): il coefficiente di redditività le assorbe già forfettariamente, a prescindere da quanto hai effettivamente speso. 

Ma c’è un’eccezione importante: i contributi previdenziali obbligatori versati restano deducibili dal reddito complessivo prima di applicare l’imposta sostitutiva.
È quindi l’unica voce di costo che sposta concretamente i calcoli.
Si parla ovviamente sia di contributi alla gestione separata INPS, alla gestione artigiani e commercianti e alle Casse di previdenza private di categoria.

La risposta non è nulla, anche se è l’idea diffusa. È vero che nel forfettario non deduci analiticamente le singole spese (viaggi, telefono, buoni pasto, cancelleria): il coefficiente di redditività le assorbe già forfettariamente, a prescindere da quanto hai effettivamente speso. 

Ma c’è un’eccezione importante: i contributi previdenziali obbligatori versati restano deducibili dal reddito complessivo prima di applicare l’imposta sostitutiva.
È quindi l’unica voce di costo che sposta concretamente i calcoli.
Si parla ovviamente sia di contributi alla gestione separata INPS, alla gestione artigiani e commercianti e alle Casse di previdenza private di categoria.

Buoni pasto: cosa cambia tra regime ordinario e forfettario

In entrambi i regimi puoi acquistare i buoni pasto per te stesso: nessuna norma lo vieta. Cambia però il loro effetto fiscale, e su questo capita spesso che manchi chiarezza.

Nel regime ordinario i buoni pasto acquistati per la tua partita IVA generano un vantaggio fiscale concreto: il costo è deducibile al 75%, nel limite del 2% dei compensi percepiti nel periodo e l’IVA al 10% è interamente detraibile

A questo si aggiunge il vantaggio pratico dell’unica fattura periodica da registrare, al posto della consueta mole di scontrini e ricevute da consegnare al commercialista.

Nel regime forfettario, invece, puoi comunque acquistarli e usarli per la pausa pranzo, ma senza alcun vantaggio fiscale diretto: il loro costo, come ogni altra spesa, non riduce il tuo reddito imponibile, già calcolato forfettariamente sul fatturato. Possono restare quindi comodi sul piano organizzativo, ma senza l’effetto di risparmio fiscale che hanno nel regime ordinario.

In entrambi i regimi puoi acquistare i buoni pasto per te stesso: nessuna norma lo vieta. Cambia però il loro effetto fiscale, e su questo capita spesso che manchi chiarezza.

Nel regime ordinario i buoni pasto acquistati per la tua partita IVA generano un vantaggio fiscale concreto: il costo è deducibile al 75%, nel limite del 2% dei compensi percepiti nel periodo e l’IVA al 10% è interamente detraibile

A questo si aggiunge il vantaggio pratico dell’unica fattura periodica da registrare, al posto della consueta mole di scontrini e ricevute da consegnare al commercialista.

Nel regime forfettario, invece, puoi comunque acquistarli e usarli per la pausa pranzo, ma senza alcun vantaggio fiscale diretto: il loro costo, come ogni altra spesa, non riduce il tuo reddito imponibile, già calcolato forfettariamente sul fatturato. Possono restare quindi comodi sul piano organizzativo, ma senza l’effetto di risparmio fiscale che hanno nel regime ordinario.

Quando può convenire il regime ordinario o il forfettario?

In generale, il forfettario conviene quando hai poche spese reali rispetto al fatturato, perché il coefficiente di redditività ti permette comunque di abbattere il reddito imponibile.

Il regime ordinario, invece, tende a convenire quando le spese effettivamente sostenute per l’attività sono elevate (locali, personale, attrezzature, trasferte) e superano quanto ti riconoscerebbe il coefficiente forfettario. 

Non esiste una regola valida per tutti: vale sempre la pena valutare la propria situazione specifica con un commercialista, prima di scegliere o cambiare regime. Questo perché a parte la valutazione relativa all’attività, va analizzata nel complesso la situazione personale del contribuente.

Vuoi saperne di più sui buoni pasto per la tua partita IVA?

In generale, il forfettario conviene quando hai poche spese reali rispetto al fatturato, perché il coefficiente di redditività ti permette comunque di abbattere il reddito imponibile.

Il regime ordinario, invece, tende a convenire quando le spese effettivamente sostenute per l’attività sono elevate (locali, personale, attrezzature, trasferte) e superano quanto ti riconoscerebbe il coefficiente forfettario. 

Non esiste una regola valida per tutti: vale sempre la pena valutare la propria situazione specifica con un commercialista, prima di scegliere o cambiare regime. Questo perché a parte la valutazione relativa all’attività, va analizzata nel complesso la situazione personale del contribuente.

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Domande frequenti (FAQ) su regime ordinario e forfettario

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