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22 Nov 2017

Donne manager: per il 60 per cento gli impegni familiari condizionano l’attività lavorativa e di carriera

Tutti i dati della ricerca Manageritalia-Edenred 2017 su donne manager e welfare aziendale in ottica di conciliazione vita-lavoro.

“L’implementazione di efficaci piani di welfare aziendale per la conciliazione
dei tempi di vita-lavoro delle donne è una priorità per tutti”.
Keller, Ad Edenred

Milano, 17 ottobre 2017 – Come può il welfare aziendale sostenere e aiutare le donne manager nella conciliazione dei tempi di lavoro con quelli dell’impegno familiare e privato?
Questa la domanda di fondo che si è posta l’indagine Manageritalia‐Edenred 2017 realizzata da AstraRicerche. Per il 92 per cento delle donne manager intervistate gli impegni familiari costituiscono un impegno gravoso, per il 37 per cento è addirittura molto gravoso e solo l’1 per cento non avverte il peso di tale impegno. Gli impegni familiari più condizionanti riguardano la Cura dei figli con il 71 per cento delle indicazioni, segue la Cura dei genitori o altri parenti anziani con il 41 per cento, e infine, la
Cura dei familiari non autosufficienti con l’8 per cento. La cura dei figli è un impegno oneroso soprattutto per le donne sotto i 45 anni di età, mentre la cura dei familiari anziani e non autosufficienti è avvertita soprattutto nella fascia di età sopra i 54 anni.

 
 

Oggi avere una forza lavoro con un’elevata diversity, non solo di genere, è vincente. Secondo un’indagine internazionale (Peterson Institute for International Economics e Ey 2016) avere almeno il 30% delle donne in posizioni manageriali può far aumentare fino al 6% il margine di profitto netto aziendale. Non solo donne tra i numeri uno, ma in tutto il management e l’azienda. Certo sono indispensabili servizi e flessibilità in azienda, ma anche fuori nella società e in famiglia, dove si impone un vero cambio di cultura e mentalità. Basta guardare al merito, ai risultati e andare oltre gli stereotipi. Insomma, visto che in Italia abbiamo bisogno di più managerialità in tante aziende dobbiamo farlo favorendo anche le donne. È meglio per tutti.

 
 

Sono ben 10 milioni le donne che hanno dovuto rinunciare al lavoro perché fortemente condizionate dagli impegni familiari tra il 2004 e il 2014, secondo l’Istat. Il tema della conciliazione dei tempi di vita-lavoro è divenuto essenziale e il welfare aziendale è uno degli strumenti più importanti che le imprese e i dipendenti possono implementare per offrire una soluzione efficace. Grazie alla sua modularità, il nuovo welfare esprime un enorme potenziale di valorizzazione dell’individuo, di conciliazione della sfera personale con quella professionale e persino di riduzione delle discriminazioni di genere.

E’ noto che nel nostro Paese gli impegni familiari ricadono soprattutto sulle spalle delle donne.

La questione si complica quando le donne lavorano. In tal caso il tema della conciliazione dei tempi di vita-lavoro è decisivo per un’armoniosa gestione del doppio impegno.

Per il 60 per cento delle donne manager, infatti, gli impegni familiari condizionano l’attività lavorativa, soprattutto nella fascia di età sotto i 45 anni, in cui spesso la gestione dei figli è molto impegnativa.

Il ruolo delle aziende nel predisporre un’organizzazione del lavoro favorevole alla conciliazione è determinate per la conservazione del lavoro e per la carriera delle donne. Il 51 per cento delle donne manager intervistate dichiara che la propria azienda prevede una serie di misure di conciliazione (come la flessibilità dell’orario di lavoro) rivolte a tutti i dipendenti mentre solo nel 5 per cento dei casi sono previste misure specifiche per le donne e nel 6 per cento per le donne manager.

Il welfare aziendale può essere uno strumento decisivo per sostenere le donne nella conciliazione dei tempi di vita-lavoro, sia in termini di flessibilità di orario e luogo di lavoro, sia con specifici servizi.

Il 38 per cento delle donne manager ha dato una risposta positiva sulla presenza di piani di welfare nella propria azienda mentre il 19 per cento ha dato una risposta negativa ma fiduciosa nella sua implementazione futura.

La maggior diffusione è nelle grandi imprese con il 71 per cento delle indicazioni positive. Per il 67 per cento, tuttavia, tali servizi sono insufficienti e andrebbero potenziati anche perché il 94 per cento del campione considera il welfare aziendale di grande utilità e importanza per favorire la conciliazione dei tempi di vita-lavoro delle donne.

Tra i servizi di welfare ritenuti più utili dalle donne manager al primo posto figurano due voci fondamentali che attengono al cosiddetto welfare organizzativo, ossia lo smart working e la possibilità di lavorare da casa con l’82 per cento delle indicazioni, e la flessibilità di orario di uscita e di entrata al lavoro con il 78 per cento.

Seguono, subito dopo, le voci del cosiddetto welfare familiare, ossia tutte quelle misure e prestazioni che offrono vantaggi soprattutto per i propri familiari come il sostegno allo studio del figli (44%), rimborso e voucher per baby sitter e servizi di baby sitting (34), asilo aziendale (33%), maggiordomo aziendale per pagamento bollette, lavanderia, ecc. (32%), rimborso o convenzione o voucher per badante (26%); congedo parentale per mamma e papà (19%).

Ma le donne manager, che hanno un ruolo apicale, sono più avvantaggiate rispetto alle altre donne lavoratrice con mansioni operaie o impiegatizie? Per il 29 per cento delle donne manager la risposta è stata negativa e considera alla pari la condizione delle donne da questo punto di vista. Per il 18 per cento, invece, è vero il contrario, ossia le donne manager sono più svantaggiate.

Per quasi il 50 per cento delle donne manager, quindi, non esiste un “privilegio” mentre solo l’8 per cento ha dichiarata che esistono maggiori agevolazioni in questo senso.

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Cel. 346 8817990
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