Cresce in maniera costante il welfare aziendale. Nord e Centro Italia trainano la crescita con il 94% dei contratti con premio produttività. Boom della macro-categoria dei fringe benefits, pari al 41% della spesa welfare. Ecco i dati dell’Osservatorio Welfare a cura di Easy Welfare Edenred.

È stato presentato oggi durante il webinar “Easy Webin@r – Osservatorio 2020: il welfare aziendale tra emergenza Covid e nuovi bisogni sociali” l’Osservatorio Easy Welfare Edenred, che monitora costantemente l’andamento del mercato e la diffusione del welfare aziendale in Italia.

L’analisi è stata condotta dalla società su un panel confrontabile di oltre 1.700 aziende che hanno implementato piani flexible benefit avvalendosi del provider Easy Welfare Edenred nel corso del 2019 e può contare su bacino di utenza di oltre 470.000 utenti. Uno spaccato ampio e trasversale che permette di fotografare i principali trend del settore, cogliere i dati di consolidamento, evidenziare i fattori di innovazione, sottolineare le criticità e definire un quadro completo ed esaustivo sullo stato del welfare aziendale annuale.

La crescita costante del welfare aziendale.

Dal 2016 in poi si è registrata una crescita esponenziale dei contratti integrativi che prevedono il premio di produttività: si è passati da 9mila a oltre 54mila contratti. A inizio 2020, su 10mila contratti attivi, oltre 6mila prevedono misure di welfare aziendale. Il tasso di incidenza delle misure di welfare su contratti che includono il premio di produttività è aumentato dal 48% del 2018 al 57% del 2020. Un dato di fondo sui comportamenti delle aziende che emerge dall’Osservatorio Welfare è proprio la conferma evidente che il premio di produttività è sempre più destinato ai beni e servizi del paniere welfare e ai flexible benefits.

Il welfare aziendale si è affermato e consolidato in questi ultimi anni come imprescindibile strumento di virtuosa e sinergica valorizzazione del rapporto tra impresa, dipendenti e collettività.” – spiega Luca Palermo, Amministratore Delegato di Edenred Italia – “Mai come in questo momento di emergenza sanitaria ed economica, il welfare aziendale risulta, ancora una volta, fondamentale per la ripresa e lo sviluppo del sistema Paese. Garantisce infatti un insieme di iniziative e prestazioni connesse all’obiettivo di integrare il reddito delle famiglie, aumenta il benessere e il potere d’acquisto delle persone e migliora contemporaneamente la performance aziendale”.

Per garantire la capacità di usufruire in maniera sempre più adeguata delle nostre soluzioni di welfare” – ha proseguito Palermo – “abbiamo recentemente introdotto la nuova app Easy Welfare Edenred, che consente a tutti i nostri clienti di poter fruire in modo semplice e immediato del proprio piano welfare. La spinta all’evoluzione e allo sviluppo dei nostri sistemi applicativi è una necessaria e naturale conseguenza dell’importanza del welfare aziendale per il nostro Paese, così come la capacità di dialogo interna alle aziende, per far comprendere ai dipendenti le potenzialità e la molteplicità dei servizi welfare cui possono accedere”.

Il Nord e il Centro Italia fanno da traino.

Sugli oltre 54 mila contratti integrativi con premio di produttività dal 2016, ben il 94% è localizzato nelle regioni del Nord e del Centro con Emilia Romagna e Lombardia ai primi posti rispettivamente con il 30,5% e il 24%. Il Sud conferma, per contro, ancora un ritardo evidente rispetto allo sviluppo di premi di produttività e nella loro conversione in piani di welfare, sebbene si colga un’inversione di tendenza nel recente periodo.

I settori produttivi.

Il settore industria e manifattura si conferma il principale comparto di diffusione di welfare aziendale e flexible benefits, grazie anche alla quota pro capite di 200 euro in welfare prevista dal contratto nazionale di categoria che rappresenta il 46% del totale di tali misure.

Il credito in welfare dei dipendenti.

La somma media disponibile per i dipendenti sotto forma di credito in welfare aziendale è pari a 860 euro pro capite per il 2019. In tre anni si è registrato un aumento del +10% di tale cifra, che nel 2018 era pari a 780 euro e nel 2017 a 645 euro. Nello specifico il settore che garantisce ad un oggi l’importo economico in welfare più elevato è quello bancario e assicurativo che oscilla tra i 1000 e i 2000 euro per dipendente. Seguono i settori della sanità e assistenza sociale e quello del commercio, entrambi con un importo tra i 750 ed i 1000 euro. I più bassi sono i settori del digital e media e degli istituti di istruzione e ricerca, entrambi nella soglia fino a 500 euro. L’industria e manifattura ha un credito welfare medio per dipendente che oscilla tra i 500 e i 750 euro.

 Il credito welfare per genere ed età.

Complessivamente, il 2019 conferma quanto già rilevato nel 2018, ovvero la quota flexible benefit media aumenta al crescere dell’età del beneficiario, trend evidente almeno fino ai 55 anni di età.

Il credito welfare medio pro capite appare mediamente più elevato per le donne (poco meno di 920€ pro capite contro i circa 830€ medi di cui beneficiano i colleghi), con particolare evidenza per la fascia d’età compresa tra i 25 e i 54 anni, dovuta principalmente alla costante e diffusa presenza di componenti dei piani welfare aziendali a sostegno della maternità delle dipendenti. Da evidenziare, tuttavia, come per le donne dopo i 55 anni ci sia una rilevante contrazione del valore medio.

Beni e servizi del paniere welfare preferiti: boom dei Fringe benefits e acquisto di beni e servizi.

La spesa in istruzione (rimborsi spese in istruzione per figli e familiari come tasse scolastiche, acquisti libri, iscrizioni asili infantili) rappresenta la voce più consistente con il 33,8%.  Segue l’area ricreativa con il 22,4% (palestra, viaggi, sport, ecc.); i fringe benefits (carte prepagate per spesa, carburante, shopping e elettrodomestici) con il 18,1%; la previdenza integrativa, 12,7%; l’assistenza sanitaria, 7,6%; la mobilità, 3,7%; l’assistenza familiare, 1,2% e infine mutui e prestiti, 0,5%.

I dati appena illustrati evidenziano come in questi anni si sia registrata una crescita esponenziale della macro-categoria dei fringe benefits, che unita all’acquisto di beni e servizi, è passata dal 28% del 2017 al 35% del 2018, fino al 41% circa del 2019, come voce di spesa complessiva del paniere welfare. Per il 2020 si attende un superamento della quota di spesa complessiva in beni e servizi rispetto alla spesa in welfare sociale.

Il 36% di tutte le richieste di spesa per il 2019 ha riguardato beni in regime di Fringe benefit per un valore medio di 110 euro per dipendente. Per contro, la voce di spesa per assistenza familiare rappresenta solo lo 0,4%, ma al contempo mostra l’importo medio di spesa più elevato con 700 euro.

 

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