Cultura aziendale
25 Nov 2021
| 8'

Cos’è la cultura aziendale oggi e come crearla

Quanto conta la cultura aziendale oggi per un’impresa e perché è così importante? Dalla vision ai valori aziendali, passando per alcune azioni concrete da fare, ecco come crearla ex novo o cambiarla.
Autore
Cristina Maccarrone

I valori in cui un’azienda crede, come riesce a metterli in pratica, come li declina con i clienti ogni volta che c’è un’esigenza da soddisfare. E ancora: ciò che guida manager, dipendenti e collaboratori nel raggiungere gli obiettivi e nel rapportarsi a colleghi, clienti e fornitori. La cultura aziendale è tutto questo e molto di più.

Fa parte dei cosiddetti asset “intangibili” eppure definisce in modo concreto ciò che un’impresa – piccola, media o grande che sia – è oggi, può diventare domani e ciò che la rende differente dalle altre.

Ma in un mondo che sta cambiando profondamente, contrassegnato dalle “grandi dimissioni” e da persone che se ne vanno al grido di “Si vive una volta sola” (da YOLO, You Only Live Once), ha ancora senso parlare di cultura aziendale? E se sì, come trasmetterla? 

Proviamo a fare il punto partendo cercando di capire perché è ancora così importante e come crearla.

Cosa si intende per cultura aziendale oggi

Se dovessimo dare una definizione, potremmo dire che la cultura aziendale è data dai valori, principi e norme che sono (o dovrebbero essere) condivisi da tutte le persone dell’organizzazione. Ma non solo: fanno parte di essa anche i comportamenti e le strutture mentali che guidano il modo di agire di manager, dipendenti e collaboratori. Ecco perché è strettamente collegata alla leadership e allo stile che i leader decidono di adottare nel guidare i team. 

Così come per il concetto di cultura inteso in senso tradizionale, anche per quella aziendale non si tratta di qualcosa che si crea dall’oggi al domani. Ci vuole tempo, ci vogliono le persone giuste, ci vuole consapevolezza, capacità di comunicare e di condividere. E ci vuole anche flessibilità: la cultura aziendale è figlia dell’epoca in cui viviamo e deve tenere conto delle evoluzioni che l’attraversano. 

 
 

La cultura aziendale non può quindi restare uguale a se stessa, ma si deve alimentare costantemente, cambiando nel tempo a seconda di come le persone stesse e il mondo cambiano.

Perché la cultura aziendale è così importante

Avere dei valori in cui le persone si riconoscono, che condividono e sono alla base di ogni strategia e di ogni azione messa in campo, sicuramente serve a creare coesione, unità, gioco di squadra e a orientare i vari processi aziendali. Senza cultura aziendale, si rischia infatti di avere delle regole da seguire che però mancano di un sostrato importante. La cultura aziendale è infatti strettamente legata al purpose aziendale.

Vediamo in che modo.

La cultura aziendale è strettamente legata allo scopo

La cultura aziendale si lega, quindi, a un altro concetto: quello di “purpose” ossia lo scopo, la ragione, per cui un’organizzazione fa quello che fa. 

 
 

La vision che guida un’azienda non è solo determinata dagli obiettivi di business, ma anche dalla volontà di lasciare la propria impronta, se non nel mondo, quantomeno nel settore in cui si opera.

Pensa per esempio alle ultime dichiarazioni, legate alla Cop 26, di Beth Thoren, direttrice delle azioni e iniziative ambientali del brand Patagonia che, per diversificare dalle altre la sua azienda che punta a essere davvero sostenibile, ha deciso di non usare più… la parola sostenibilità nella sua comunicazione.

La volontà, dichiarata, è di allontanarsi da tutte le aziende che fanno greenwashing (ecologismo di facciata) e cercare davvero di “restituire più di quanto prendiamo”. Per farlo, spiega Thoren, è importante coinvolgere tutte le aziende della filiera.

La cultura aziendale aiuta a “trattenere” i dipendenti

Quello appena fatto è solo un esempio di purpose strettamente collegato alla cultura aziendale che influisce certamente sul modo di lavorare dei dipendenti. 

Quando sanno di far parte di qualcosa di più grande – e in questo caso con nobili intenti – sono sicuramente più coinvolti, si identificano negli obiettivi condivisi e sono allo stesso tempo più propensi a restare in azienda. La cultura aziendale è infatti strettamente collegata all’employee engagement e all’employee retention e gioca un ruolo importante insieme ai vari benefit aziendali (fringe benefit e flexible benefit) e a tutte le iniziative di welfare aziendale.

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La cultura aziendale aiuta ad attrarre talenti

È altrettanto importante in ottica di talent acquisition: se la cultura aziendale è condivisa  riesce ad attrarre professionisti che, a fronte di una parità di occasioni di carriera e di stipendio, possono optare per un’impresa in cui è chiaro non solo cosa fa, ma soprattutto come lo fa

Tutto questo farà sì che un’azienda non solo abbia “successo” nel breve termine, ma riesca a crescere in maniera costante.

Come creare (e cambiare) la cultura aziendale

Fin qui tutto chiaro, ma come di fatto si crea la cultura aziendale? Come abbiamo detto, è un processo in itinere che può prendere il via con una serie di azioni: aumentare il coinvolgimento e l’ascolto dei dipendenti, favorire la condivisione degli obiettivi, migliorare la comunicazione interna. E che allo stesso tempo si basa su alcuni elementi imprescindibili.

Vediamo prima le azioni per poi passare agli elementi della cultura aziendale.

Aumentare il coinvolgimento e l’ascolto dei dipendenti

Se stai puntando a creare una nuova cultura aziendale – perché magari la tua azienda esiste da tempo – o a crearla ex novo (perché la tua è una start-up) non dovresti tralasciare di coinvolgere i dipendenti in questo processo. 

 
 

Ascoltare le persone, capire cosa pensano dell’azienda e come la vivono è fondamentale per capire cosa è stato fatto fino a quel momento e cosa si può fare per creare un set di valori che possa essere condiviso da tutti. E che, allo stesso tempo, permetta loro di lavorare in autonomia.

Creare dei momenti di incontro, coinvolgere più team nell’analisi dei valori che finora hanno guidato l’azienda e nella “costruzione” di quelli che potrebbero farlo in futuro, può essere un buon punto di partenza. Questo perché nessuna cultura aziendale può “funzionare” se è calata dall’alto e perché svilupparla “insieme” può portare a creare un luogo di lavoro migliore dove diventa chiaro che le persone e ciò che pensano possono fare la differenza.

Condividere gli obiettivi

Se i dipendenti portano avanti dei progetti senza saperne il motivo, se lo fanno solo perché devono, sicuramente non sono né saranno mai parte attiva della cultura aziendale. Non contribuiranno a crearla, ma finiranno con il subirla. Questo spesso succede perché a volte i manager non condividono gli obiettivi, ma si “limitano” ad assegnare dei compiti e a dire che una cosa deve essere fatta in tal modo. 

Cercare di far capire il perché, come dice peraltro Simon Sinek nel suo libro e in TED Talk “Start with a why” può essere un ulteriore passo per creare quella consapevolezza e conoscenza che sono alla base della cultura organizzativa. 

Migliorare la comunicazione interna

Altrettanto importante è la comunicazione interna. Ci sono informazioni che spesso non circolano, si fermano a certi livelli e non diventano di “proprietà” di tutte le persone dell’azienda così come team che non sanno cosa fanno gli altri.

Trasmettere la cultura aziendale vuol dire comunicare cosa sta facendo l’azienda, dove vuole arrivare e in che modo. Non basta dichiararlo sul sito aziendale, non basta lavorare sulla propria brand identity se poi internamente le persone non sono a conoscenza di ciò che l’azienda sta portando avanti. 

Ecco perché è importante organizzare momenti di incontro e di racconto dei progetti, prevedere ambienti virtuali di confronto, pensare a una newsletter interna, usare i social media.

 
 

Una comunicazione interna chiara e continua evita che si creino fraintendimenti, muri tra le persone e aiuta a superare le crisi in modo più veloce. Senza allarmismi, diffusione di notizie non vere, false credenze.

Gli elementi della cultura aziendale

Andando ancora più nel pratico, fanno parte della cultura aziendale i seguenti “elementi”:

  • vision;
  • mission;
  • valori aziendali;
  • ambiente di lavoro;
  • modalità di lavoro;
  • tono di voce e modalità di comunicazione.

Vediamoli uno per uno.

Vision

La vision è ciò che di fatto guida la tua azienda e cosa essa vuole diventare, la direzione che intende intraprendere, strettamente legata al purpose. Risponde a domande come: “Chi vogliamo essere?” “Quali problemi possiamo risolvere?”.

La mission

La mission è invece una dichiarazione di intenti, che può cambiare nel corso del tempo, ed è legata a come un’azienda vuole realizzare la sua vision. È pertanto la strada che intende compiere, contrassegnata dagli obiettivi che vuole raggiungere.

Un esempio di mission? Quella di LinkedIn è “La mission di LinkedIn è semplice: collegare i professionisti di tutto il mondo per aumentarne la produttività e il successo”.

Così come quella di Edenred è: “Siamo partner di chi svolge un’attività lavorativa, in qualsiasi ambito, per migliorare il bilanciamento tra vita privata e lavorativa”.

I valori aziendali

Corrispondono ai principi etici e professionali che guidano le aziende e i loro comportamenti sia nei confronti dei lavoratori che verso l’esterno.
Nel caso di Edenred, per esempio, valori come la sostenibilità, l’innovazione, la semplicità e trasparenza, guidano le soluzioni che vengono proposte ai clienti, ma non solo. Sono alla base delle azioni che l’azienda porta avanti per essere punto di riferimento proattivo, flessibile e al passo con i tempi per tutte le componenti del tessuto sociale in cui opera.

Ambiente di lavoro

L’ambiente di lavoro è strettamente collegato alla cultura aziendale, inteso non solo come ambiente fisico, ma anche come spazio che abilita le relazioni, favorisce gli incontri, lo scambio e la collaborazione. Un workplace pensato in quest’ottica, peraltro, favorisce un buon clima aziendale, altro aspetto strettamente legato alla cultura.

Modalità di lavoro

Lavoro ibrido, in presenza, smart working, remote working: se l’inglese la fa da padrone, di certo il modo in cui lavoriamo è profondamente cambiato anche in Italia. Per via della pandemia, abbiamo appreso che si può lavorare ovunque e per obiettivi. 

Continuare a puntare sul lavoro agile, sulla flessibilità, sul rendere le persone accountable – ossia responsabili di ciò che fanno – dando loro modo di organizzarsi in modo autonomo e scegliendo quando andare in ufficio, può essere un elemento fondante della cultura aziendale

Alla base di tutto questo c’è ovviamente la digitalizzazione che può guidare questo cambiamento culturale, garantire una comunicazione interna ed esterna molto più snelle, agevolare la capacità delle persone di prendere e dare il meglio, sia quando sono a distanza che in azienda. 

Tono di voce e modalità di comunicazione

Come l’azienda comunica, le parole che sceglie, l’attenzione che presta all’inclusività, alle differenze di genere, al parlare a tutti senza escludere nessuna categoria, fanno parte del cosiddetto tono di voce, detto anche TOV, tono of voice. 

Definire il modo in cui si vuole comunicare vuol dire esplicare attraverso il linguaggio i valori in cui si crede, così come la vision e la mission e provare a essere, parafrasando Gandhi, “il cambiamento che si vorrebbe essere nel mondo”.

In tutto questo, anche il welfare aziendale può giocare un ruolo importante: mettendo le persone non solo al centro, ma tutte nelle stesse condizioni di pensare al proprio benessere, alla propria famiglia e al proprio work-life balance. E questo grazie ai già citati benefit aziendali, ma anche nel riconoscimento di premi come i buoni acquisto Edenred Shopping e nel puntare su un pausa pranzo salutare con i Ticket Restaurant®.

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