Sapevi che anche il rimborso del mutuo può diventare un benefit? Questo perché il piano di welfare aziendale può prevedere che il dipendente utilizzi il suo credito per richiedere il rimborso degli interessi del mutuo stipulato con la sua banca.
Il rimborso può essere chiesto sugli interessi passivi nel caso di:
- mutuo per acquisto, costruzione o ristrutturazione prima casa;
- mutuo per acquisto, costruzione o ristrutturazione seconda casa.
Il servizio vale anche in caso di mutuo cointestato: la quota di interessi passivi che potrà essere rimborsata è quella relativa alla percentuale di intestazione del dipendente.
Nel panorama legislativo attuale sono diverse le misure che consentono ai dipendenti di usufruire di condizioni di maggior favore per il rimborso degli interessi sul mutuo. Inoltre, nel 2026, per il rimborso mutuo, i familiari rilevanti non sono solo coniuge, figli e ascendenti.
Scopriamo di più nell’articolo.
Come funziona il rimborso degli interessi passivi del mutuo
Il rimborso degli interessi passivi del mutuo tramite il welfare aziendale ha come riferimento l’articolo 51, comma 4, lettera b) del TUIR, che individua un regime di particolare favore per la concessione di finanziamenti, prestiti, mutui ai propri dipendenti.
La normativa stabilisce che:
"in caso di concessione di prestiti si assume il 50% della differenza tra l'importo degli interessi calcolato al tasso ufficiale di riferimento (TUR) vigente alla data di scadenza di ciascuna rata o, per i prestiti a tasso fisso, alla data di concessione del prestito e l'importo degli interessi calcolato al tasso applicato sugli stessi”.
In altre parole, in questi casi il fringe benefit, di regola tassato, è costituito dal 50% della differenza tra:
- l’importo degli interessi calcolato, per i prestiti a tasso variabile, al tasso ufficiale di riferimento (TUR), vigente alla data di scadenza di ciascuna rata, o, per i prestiti a tasso fisso, alla data di concessione del prestito;
- l’importo degli interessi calcolato al tasso applicato sugli stessi.
Resta quindi ferma la modalità generale di calcolo del fringe benefit, pari al 50% della differenza tra l’importo degli interessi calcolato al TUR e l’importo degli interessi calcolato con il tasso effettivo. Viene però distinto il TUR da considerare per il calcolo:
- per i prestiti a tasso variabile, il TUR di riferimento è quello vigente alla data di scadenza di ciascuna rata;
- per i prestiti a tasso fisso, il TUR di riferimento è quello alla data di concessione del prestito.
Tale regola si applica:
- a tutte le forme di finanziamento erogate dal datore di lavoro, indipendentemente dalla loro durata e dalla valuta utilizzata;
- ai finanziamenti concessi da terzi con i quali il datore di lavoro abbia stipulato accordi o convenzioni.
La concessione del prestito agevolato da parte di terzi prevede la sottoscrizione di una convenzione con un istituto di credito, in base alla quale il datore di lavoro si impegna a corrispondere direttamente alla banca una quota degli interessi del mutuo del dipendente.
Tuttavia, l’erogazione del fringe benefit è possibile anche sotto forma di contributo aziendale, erogato direttamente dal datore di lavoro sul conto corrente dedicato del dipendente, come precisato dall’Agenzia delle Entrate (cfr. Risoluzione del 28 maggio 2010 n. 46/E).
Cosa dovrà fare il lavoratore per avere il rimborso degli interessi passivi?
Cosa dovrà fare il lavoratore per beneficiare dell’erogazione del contributo da parte del datore di lavoro per il rimborso degli interessi passivi?
Una volta in possesso dei requisiti per la concessione del contributo aziendale, il dipendente deve presentare la richiesta al datore di lavoro, allegando lo schema del contratto di mutuo predisposto dall’istituto di credito e il “preventivo di mutuo”, contenente i dati necessari per la predisposizione del piano di rimborso.
Il datore di lavoro avvia, successivamente, l’iter finalizzato all’addebito del mutuo sul conto corrente del dipendente, che otterrà, quindi, il rimborso della quota degli interessi passivi, caricata direttamente sul conto corrente dedicato, a lui intestato o cointestato.
Il rimborso della quota di interessi passivi avviene contestualmente all’addebito della rata del mutuo, il che garantisce un supporto immediato e concreto, e può essere richiesto anche in caso di ristrutturazione.
Attenzione: per le quote del mutuo a carico del dipendente, resta ferma la possibilità di operare la detrazione sugli interessi passivi pagati dal dipendente attraverso la dichiarazione dei redditi, ottenendo il 19% sugli interessi passivi sostenuti (fino ad un massimo di 4.000 euro per l’abitazione principale e fino a un massimo di 2.582,28 euro per la costruzione o ristrutturazione dell’abitazione principale).
Fringe benefit 2026 e interessi mutuo prima casa
Con la Legge di Bilancio 2024 è stato previsto l’innalzamento della soglia di esenzione fiscale dei fringe benefit: fino a 1.000 euro all’anno per tutti i dipendenti e fino a 2.000 euro per chi ha figli a carico.
Oltre all’innalzamento della soglia, la novità riguardava anche la possibilità di includere l’erogazione di somme o il rimborso delle spese per gli interessi del mutuo sull’abitazione principale (ovvero l’abitazione nella quale il lavoratore o i suoi familiari vivono abitualmente). L’erogazione di somme o il rimborso poteva estendersi anche alle utenze domestiche per l’acqua, luce e gas e ai canoni di locazione.
Le novità previste dalla legge di Bilancio 2024 sono state confermate dalla Legge di Bilancio 2025, ed estese per gli anni 2025–2027 quindi riguardano anche l’anno in corso ossia il 2026.
Attenzione: qualora le spese per gli interessi passivi dei mutui siano oggetto di rimborso, non potranno beneficiare delle detrazioni previste per le medesime spese, come quelle, sopra indicate, del 19% per l’abitazione principale degli interessi passivi per mutui.
Stessa preclusione è prevista quando il datore conceda direttamente prestiti e mutui di cui all’art. 51, comma 4, lett. b) esaminato sopra.
Cosa succede se il mutuo è cointestato?
Qualora il mutuo sia cointestato, si deve individuare chi è il cointestatario. Se si tratta del coniuge non legalmente ed effettivamente separato o di un familiare rilevante ai sensi dell’art. 12 del TUIR, il benefit è corrisposto sull’intera quota interessi.
Dopo le modifiche 2026 dell’art. 12 del TUIR introdotte dal D.lgs. 192/2025, tra questi familiari rientrano anche figli, genitori e, in loro mancanza, ascendenti prossimi e adottanti, generi e nuore, suocero e suocera, fratelli e sorelle germani o unilaterali.
Per genitori e altri ascendenti, generi e nuore, suocero e suocera, fratelli e sorelle, va però verificata anche la convivenza con il lavoratore oppure l’erogazione di assegni di mantenimento. Se invece il cointestatario è un soggetto diverso da quelli previsti dall’art. 12 del TUIR, il calcolo resta riferito alla sola quota interessi imputabile al dipendente.
Si può chiedere il rimborso per un mutuo intestato a un familiare?
Il rimborso degli interessi sul mutuo dell’abitazione principale del dipendente è riconosciuto anche nel caso di mutuo intestato al coniuge non legalmente ed effettivamente separato, ai figli, ai genitori e, in loro mancanza, agli ascendenti prossimi e agli adottanti, ai generi e alle nuore, al suocero e alla suocera, ai fratelli e alle sorelle germani o unilaterali, secondo le condizioni previste dall’art. 12 del TUIR come modificato dal D.lgs. 192/2025.
Come farsi rimborsare gli interessi del mutuo?
Il rimborso è possibile solo nel caso in cui il piano di welfare lo preveda. In tal caso, sarà sufficiente che il dipendente esprima la scelta di utilizzare la parte di credito welfare per il rimborso degli interessi del mutuo.
Quali sono i vantaggi fiscali per i dipendenti?
Le spese per gli interessi sul mutuo relativo all’abitazione principale, quindi, possono essere concesse direttamente dal datore di lavoro a titolo di fringe benefit.
A titolo esemplificativo, per degli interessi pari a 500 euro, erogati o rimborsati dal datore di lavoro, tale ammontare sarà totalmente irrilevante ai fini della determinazione del reddito del lavoratore, sia nell’ipotesi di erogazione diretta della somma da parte del datore di lavoro sia nell’ipotesi di rimborso.
Se il rimborso dovesse risultare superiore alla soglia di legge, l’intero importo sarà tassato (non soltanto la differenza).
Quali sono i vantaggi per l’azienda?
Nell’ampio panel di benefit disponibili, il rimborso degli interessi passivi sui mutui risulta essere molto apprezzato dai dipendenti, trattandosi di un bene prezioso come la propria abitazione, specie nel caso della prima casa.
Per il datore di lavoro, la concessione di prestiti o mutui o l’esenzione degli interessi di mutuo, nei limiti di 1.000 o 2.000 euro annui, in caso di dipendenti con figli a carico, nel rispetto delle regole precedentemente descritte, è irrilevante ai fini contributivi, consentendo un importante risparmio sul costo previdenziale.
È importante attivare questo servizio in ottica di employer branding, per posizionarsi come impresa “attraente” e intercettare così i migliori talenti.
Infine, in ottica di employee retention, ossia del trattenere i lavoratori che valgono, tale tipo di welfare darà sicuramente un importante contributo a far sì che il dipendente resti.
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