La Legge di Bilancio 2026 (L. n.199/2025), dall’1 gennaio 2026, ha innalzato da 8 a 10 euro la soglia esentasse dei buoni pasto elettronici consentendo alle aziende di erogare fino a 2.500 euro annui per dipendente completamente esentasse e garantendo ai lavoratori circa 500 euro netti in più all’anno su una settimana lavorativa di 5-6 giorni.
Un cambiamento per aziende e lavoratori che è indubbiamente molto significativo: in questo articolo analizziamo le novità introdotte dalla Legge di Bilancio e come l’aumento del valore esentasse di buoni pasto come Ticket Restaurant® influirà sulla vita delle persone e sul loro potere d’acquisto, oltre che su aziende ed esercenti.
Indice dei contenuti:
- Aumento della soglia esentasse dei buoni pasto nel 2026: cosa cambia?
- Quali sono gli impatti concreti dell’aumento della soglia esentasse da 8 a 10 euro?
- Cosa resta e cosa cambia per l’importo esente?
- Valore nominale, facciale e reale: una guida ai termini tecnici
- Valore digitale vs cartaceo: le differenze (importi minimi e massimi)
- La normativa sui buoni pasto
- Conclusioni
- Domande e risposte frequenti (FAQ) su aumento esenzione buoni pasto 2026
Aumento della soglia esentasse dei buoni pasto nel 2026: cosa cambia?
La Legge di Bilancio 2026, come dicevamo, ha previsto delle modifiche importanti in merito alla disciplina dei buoni pasto digitali (conosciuti anche come buoni pasto elettronici): dall’1 gennaio 2026 la soglia esentasse è passata da 8 a 10 euro.
Buoni pasto: cosa cambia con la Legge di Bilancio 2026
Vediamo i principali cambiamenti e cosa resta inviariato nella tabella qui sotto:
*L’impatto economico annuo è calcolato su base indicativa, considerando l’aumento di 2€ al giorno sui buoni pasto digitali (detti anche elettronici).
Con la Legge di Bilancio 2026, come dicevamo, la soglia di esenzione dei buoni pasto elettronici è stata innalzata da 8 a 10 euro al giorno (art. 1, comma 14, Legge 30 dicembre 2025, n. 199).
Considerando 220 giornate lavorative annue, il valore massimo esentasse arriva quindi a 2.500 euro all’anno per ogni lavoratore o lavoratrice (contro i 1.760 euro del limite precedente a 8 euro). Un supporto importante per i lavoratori, anche considerata la situazione degli stipendi medi in Italia.
Importante: non si tratta di un obbligo generalizzato ad aumentare il valore facciale dei ticket, ma un nuovo tetto massimo che aziende e PA possono sfruttare senza oneri fiscali aggiuntivi con degli effetti indubbiamente positivi.
Ricordiamo, infatti, che i buoni pasto, com’è emerso dall’Osservatorio Welfare aziendale 2025 di Edenred, sono il benefit più erogato dalle aziende ai propri dipendenti, come confermano gli e le HR manager intervistate, con il 54% delle indicazioni. Inoltre è il benefit più apprezzato dai dipendenti: il 51% dei dipendenti intervistati lo ritiene indubbiamente il più utile per la vita di ogni giorno.
Quali sono gli impatti concreti dell’aumento della soglia esentasse da 8 a 10 euro?
Per capire meglio gli impatti di questa novità facciamo un esempio concreto.
Immaginiamo che l’azienda decida di aumentare il valore facciale dei buoni pasto per i suoi dipendenti a 10 euro, che è appunto la soglia massima di esenzione per i buoni pasto elettronici.
Cosa comporta tutto ciò?
- a parità di giornate lavorate, il lavoratore o la lavoratrice riceverebbero quell’importo solo come welfare, e non come stipendio tassato, quindi su questa quota non verrebbero applicati contributi e imposte a loro carico;
- l’azienda continuerebbe a dedurre integralmente il costo del buono pasto nei limiti stabiliti dalla normativa riconoscendo ai dipendenti un benefit che è particolarmente apprezzato.
Dal punto di vista di chi lavora, l’effetto è chiaro: più potere d’acquisto “netto in tasca” a parità di costo lordo per l’azienda, soprattutto se il datore sceglie di sfruttare pienamente il nuovo tetto.
Inoltre, l’aumento comporterebbe dei vantaggi anche per il datore di lavoro dal punto di vista della deducibilità.
Per le aziende che concedono già buoni pasto elettronici del valore di 10 euro, l’aumento del valore esentasse di 2 euro a partire dall’1 gennaio 2026 vuol dire avere la possibilità di scaricare questa cifra aggiuntiva a proprio vantaggio.
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Cosa resta e cosa cambia per l’importo esente?
La Legge di Bilancio 2026 presenta comunque degli aspetti da valutare con attenzione: i buoni pasto cartacei restano, come abbiamo visto nella tabella sopra, esenti fino a 4 euro al giorno, come previsto dalla Legge di Bilancio del 2020.
La scelta di aumentare la soglia di esenzione dei buoni pasto digitali (o elettronici che dir si voglia) ha tantissimi vantaggi ed effetti positivi: maggiore modernizzazione, migliore tracciabilità delle operazioni e strizzano l’occhio alla sostenibilità ambientale senza dimenticare anche i costi e le tempistiche legate alla distribuzione e alla gestione.
Il formato digitale inoltre aiuta la registrazione contabile dei buoni pasto e la verifica delle spese deducibili.
Per quanto riguarda la novità della Legge di Bilancio 2026, bisogna ricordare che le condizioni per usufruire dell’esenzione sono quelle previste dall’art. 51 del TUIR, vale a dire il fatto di concedere il benefit alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee così come il rispetto dei massimali.
Inoltre, nonostante FP CGIL abbia presentato un emendamento proprio sull’articolo 5 della Legge di Bilancio che riguarda i buoni pasto, ancora rimangono in vigore i limiti di spesa del DL n. 95 del 2012 che fissano a 7 euro il valore massimo che può essere riconosciuto ai dipendenti pubblici.
Per la Pubblica Amministrazione, resta quindi in vigore un vincolo specifico di spesa introdotto con la spending review. Il D.L. 6 luglio 2012, n. 95, all’art. 5, comma 7, stabilisce infatti che dal 1° ottobre 2012 il valore dei buoni pasto delle amministrazioni pubbliche non possa superare il valore nominale di 7 euro.
Da ricordare: l’aumento della soglia esentasse a 10 euro riguarda per l’appunto l’innalzamento dell’importo esentasse e non, in automatico, l’aumento del valore facciale del buono pasto.
Per capirci meglio: con la Legge di Bilancio i buoni pasto elettronici da 7 euro, per fare un esempio, non passano automaticamente a 10 euro, è l’azienda a dover decidere il valore facciale.
Cosa significa “importo esente” per aziende e lavoratori
Alla luce di quanto finora detto, cosa si intende per importo esente?
Nel caso di lavoratori o lavoratrici:
- la parte del buono pasto entro la soglia di esenzione non concorre a formare reddito. In pratica è un pezzo di retribuzione aggiuntiva che arriva “netta”, non soggetta a contributi INPS né IRPEF;
- l’eventuale quota eccedente (esempio: buono da 12 euro con soglia esente a 10) viene tassata come normale reddito da lavoro dipendente.
Per le aziende:
- l’importo dei buoni pasto riconosciuti entro i limiti di esenzione è interamente deducibile, con un impatto fiscale più favorevole rispetto a un aumento di stipendio di pari importo;
- la soglia più alta sui buoni pasto elettronici può incentivare il passaggio dal cartaceo al digitale, già in corso da anni.
L’Osservatorio Welfare Edenred evidenzia che i lavoratori considerano questi strumenti decisivi per contrastare il caro vita: secondo i dati 2024, il welfare aziendale è percepito come una delle leve più efficaci per sostenere il potere d’acquisto e migliorare la soddisfazione al lavoro, con livelli di soddisfazione più alti tra chi ha accesso a piani welfare strutturati.
Valore nominale, facciale e reale: una guida ai termini tecnici
Nel parlare di aumento buoni pasto 2026 è facile confondere alcuni termini tecnici visto che, a conti fatti, quando si parla di “valore facciale”, “valore nominale” o “valore reale”, sembra cambiare solo l’aggettivo.
Pertanto è importante fare chiarezza sul significato delle diverse coppie di termini:
- valore facciale del buono pasto: è l’importo stampato sul buono cartaceo o visualizzato sulla card/app elettronica. Esempio: buono da 8 euro, da 10 euro, da 12 euro…
- valore nominale: nel linguaggio comune coincide con il valore facciale, cioè il valore economico del singolo buono pasto;
- valore reale: è il potere d’acquisto effettivo, che può essere uguale o inferiore al valore nominale a seconda di come viene gestito il buono pasto.
Valore digitale vs cartaceo: le differenze (importi minimi e massimi)
Come abbiamo visto finora, la normativa non definisce un importo minimo o massimo “obbligatorio” per buoni pasto cartacei e buoni pasto digitali (detti anche buoni pasto elettronici). Le soglie di 4 e la novità dei 10 euro riguardano solo la parte esente da tasse e contributi.
Pertanto per quel che riguarda le diverse tipologie di buoni pasto, il beneficiario dovrà considerare il valore facciale indicato sul buono e sapere che è quello di cui dovrà tenere conto al momento dell’utilizzo per la spesa al supermercato o nei discount, per il ristorante, il bar ecc… ordinare la spesa su food delivery e tutto quello per cui è previsto si possano utilizzare i buoni pasto come Ticket Restaurant®.
La normativa sui buoni pasto
Mentre si guarda alla novità della Legge di Bilancio 2026, è necessario ricordare alcuni aspetti legislativi che riguardano i buoni pasto che restano tuttora invariati.
Innanzitutto vengono erogati in proporzione ai giorni lavorati e sono nominali e non cedibili, non possono essere commercializzabili né convertibili in denaro.
Quanto all’utilizzo giornaliero, non c’è un limite giornaliero, ma si può cumulare fino a un massimo di 8 buoni pasto per singola transazione.
In Italia, non esiste un obbligo a riconoscerli. Dipende dal comparto, dal contratto collettivo di categoria o dagli accordi individuali. Quanto all’importo del buono pasto, non è fissato un minimo per legge ma questo varia in base alle scelte aziendali o anche alla dimensione dell’impresa.
Per quanto riguarda le altre modalità come smart working e lavoro da remoto, visto la loro ampia diffusione dopo la pandemia, la tendenza è quella di equiparare la giornata lavorativa in presenza o a distanza e, dunque, a riconoscere pari trattamento normativo ed economico.
Ma, spesso, il buono pasto è riconosciuto anche in funzione all’orario, alla reperibilità o se il lavoratore è tenuto a coordinare la sua prestazione allineandola all’attività del datore di lavoro.
Il buono pasto spetta anche a chi lavora part-time, salvo diverse previsioni del contratto di riferimento (che può prevedere un limite, in genere di almeno sei ore giornaliere prestate).
Chi beneficia della nuova soglia di esenzione dei buoni pasto digitali?
A beneficiare della nuova soglia di esenzione dei buoni pasto digitali (o elettronici, che dir si voglia) possono essere tantissimi lavoratori e lavoratrici dipendenti, con contratto full time o part-time, come abbiamo visto, e che lavorano sia in sede che in modalità full remote.
Ma non solo: secondo la normativa sui buoni pasto, questi possono essere assegnati anche a chi lavora con un rapporto di collaborazione non subordinata il cui reddito possa essere assimilato a quello di lavoro dipendente.
Di conseguenza, la nuova soglia esentasse dei buoni pasto può favorire anche gli amministratori di società, se rivestono il ruolo di dipendente o collaboratore della società stessa.
Conclusioni
L’aumento a 10 euro della soglia esentasse per i buoni pasto elettronici è, grazie alla Legge di Bilancio 2026, un’importante novità.
Se le aziende decideranno di adeguare il valore dei buoni pasto in virtù della nuova soglia eentasse, per i lavoratori potrà tradursi in più potere d’acquisto netto, mentre per i datori di lavoro sarà uno strumento in più per rafforzare il welfare senza aumentare il costo fiscale.
In generale sarà un importante sostegno per l’intero ecosistema.
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Domande e risposte frequenti (FAQ) su aumento esenzione buoni pasto 2026
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