Buoni Pasto
17 Gen 2022
| 3'

Buoni pasto e smart working: perché riconoscerli ai dipendenti

Una forma di welfare che durante la crisi può aiutare le famiglie e rilanciare l'economia. Ecco perché vanno riconosciuti anche in smart working.
Autore
Team Edenred
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Nel corso degli ultimi 40 anni il buono pasto è diventato parte integrante del patrimonio sociale della pausa pranzo e ha acquisito una forte valenza socio-economica in grado di far evolvere gli stili alimentari e sostenere l’economia locale.

Apprezzato da aziende e lavoratori, fin dalle sue origini, ha portato benefici a tutti gli attori del sistema: alle aziende che ottimizzano i costi di gestione di una mensa aziendale, alle famiglie che hanno un sostegno al loro potere di acquisto e al territorio, in cui si incentivano i consumi.

Il buono pasto? La prima forma di welfare

Ecco perché il buono pasto può essere considerato la prima forma di welfare, un benefit che le aziende non dovrebbero cessare di erogare, soprattutto in un periodo di emergenza sanitaria ed economica, in quanto corrisponde a una mensilità in più rispetto allo stipendio medio. 

In un momento in cui le famiglie sono propense al risparmio, strumenti come i buoni pasto sono importanti perché drenano risorse sui consumi e possono favorire la ripresa dei settori più colpiti dalla crisi economica, tra cui la ristorazione.

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Garantisce equità di trattamento e spinge a pasti completi ed equilibrati

È importante dunque il riconoscimento dei buoni pasto anche ai lavoratori in smart working e, soprattutto, durante lo “smart working emergenziale”. Questo per garantire equità di trattamento tra dipendenti e collaboratori e aumentare la possibilità di consumare pasti completi ed equilibrati in pausa pranzo, senza vincoli di orario, di luogo o fruizione.

In quest’ottica, peraltro, è andato anche il Ministero del Lavoro che, il 7 dicembre 2021, ha raggiunto un accordo con le parti sociali per la creazione del primo “Protocollo Nazionale sul lavoro in modalità agile” nel settore privato.

Tra i vari aspetti che sono stati definiti ci sono la parità di trattamento e le pari opportunità tra chi svolge il suo lavoro in sede e chi in modalità smart.
La parità di trattamento, come spiegato dall’articolo 9 del Protocollo, riguarda sia l’aspetto economico sia normativo nonché il fatto che, indipendentemente da dove lavorino, i dipendenti debbano avere le stesse forme di welfare aziendale e di benefit previste dalla contrattazione collettiva. Tra questi rientrano per l’appunto i buoni pasto.

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Un sostegno al lavoro ibrido e all’economia del Paese

Resta fondamentale il rientro graduale in ufficio, sempre in totale sicurezza. Si va sempre più incontro ad un modello misto che prevede giorni di presenza in ufficio e giorni di smart working, in cui il buono pasto deve restare un diritto del lavoratore.

Essendo un fondo pre-finalizzato destinato al consumo di prodotti alimentari, è chiaramente un contributo alle famiglie per soddisfare il bisogno primario dell’alimentazione, non può essere risparmiato e quindi rappresenta uno stimolo ai consumi nel settore alimentare.

In questo momento è dunque importante continuare ad aiutare l’economia del Paese, incentivando la spesa delle famiglie e indirizzandola verso gli attori economici locali che maggiormente sono stati colpiti dalla crisi. L’uso dei buoni pasto è, dunque, un mezzo fondamentale per la ripartenza dell’economia.