Welfare aziendale
17 Mar 2025
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Bonus trasporto pubblico: perché inserirlo in un piano di welfare aziendale

È un vantaggio per il dipendente ma anche per l’azienda purché si rispettino determinate indicazioni. Ecco tutto quello che bisogna sapere sul bonus per il trasporto pubblico per il tragitto casa-lavoro
Autore
Redazione
bonus trasporto pubblico

Viaggiare da casa al lavoro è sempre più conveniente grazie all’ampliamento del raggio d’azione del welfare aziendale. Rientrano, infatti, tra i vantaggi fiscali, anche le eventuali spese per il servizio di trasporto pubblico.

Sia che siano sostenute direttamente dal datore di lavoro, che rimborsate ai lavoratori, queste infatti non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente.

Vediamo in cosa consiste il bonus per il trasporto pubblico e come si inserisce in un piano di welfare aziendale.

L’esenzione per il trasporto pubblico per dipendenti e familiari

Come dicevamo, le spese per il trasporto pubblico fanno parte, insieme ad altri benefit per il tragitto casa-lavoro, di quelle iniziative che il welfare aziendale può mettere in campo a favore dei dipendenti. Quella del bonus trasporto è stata prevista dall’art.51, comma 2 lett. d-bis) del TUIR, secondo cui: 

 
 

Non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente le somme erogate o rimborsate alla generalità o a categorie di dipendenti dal datore di lavoro, o le spese da quest’ultimo direttamente sostenute […] per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei familiari indicati nell’articolo 12 che si trovano nelle condizioni previste nel comma 2” (ndr, “familiari fiscalmente a carico”).

In particolare, la circolare 5/E 2018 dell’Agenzia delle Entrate precisa che questa esclusione dal reddito, prevista in precedenza solo per il servizio di “trasporto collettivo”, riguarda anche gli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, e che è irrilevante il fatto che le somme erogate coprano o meno l’intero costo dell’abbonamento.

 
 

Attenzione: le somme erogate dal datore di lavoro per l’acquisto, o per il rimborso, non concorrono al reddito di lavoro dipendente solo se in formato di abbonamento. Sono esclusi i titoli di viaggio per le singole tratte, come per esempio i biglietti a tempo che durano 72 ore, le city card (si fa riferimento alle carte di trasporto integrate che includono anche servizi ulteriori rispetto a quelli di trasporto, quali, ad esempio, l’accesso a mostre o musei) (cfr. Circ. n.5/2018).

Il beneficio fiscale è possibile a condizione che il benefit sia erogato alla generalità dei dipendenti o a categoria di essi e che attenga ad un servizio di trasporto pubblico, ovvero al solo abbonamento. 

Se il benefit viene riconosciuto esclusivamente a un numero ridotto di lavoratori dipendenti, l’assegnazione non può costituire un flexible benefit

In questo caso il benefit, quale erogazione in natura del datore di lavoro, può, al limite, qualificarsi come fringe benefit e beneficiare della irrilevanza fiscale a condizione che il valore economico rispetti la soglia di esenzione fiscale prevista per legge per i fringe benefit (Legge di Bilancio 2025: fino a 1000 euro per tutti i dipendenti e fino a 2000 euro per i dipendenti con figli a carico). 

L’agevolazione fiscale è riconosciuta sia se l’erogazione del benefit dell’abbonamento avvenga  per volontà del datore di lavoro, sia nel caso di esecuzione di disposizioni di contratto, accordo o di regolamento aziendale.

Inoltre, l’esenzione è prevista anche nel caso in cui l’abbonamento per il trasporto pubblico sia destinato a un familiare del dipendente (figli, coniuge non legalmente o effettivamente separato, genitori, nonni), purché risulti fiscalmente a carico.

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Detrazione e rimborsi

Al dipendente viene riconosciuta, inoltre, una detrazione dal reddito complessivo IRPEF, pari al 19% dell’ammontare delle spese sostenute per l’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale o interregionale.
Sono inclusi l’alta velocità, metropolitane, tram, autobus e trasporti autostradali, fino ad un importo annuale non superiore a 250 euro: il risparmio massimo per ogni anno sarà quindi di 47,50 euro, attraverso la detrazione sul 730 o unico.

Servizi di mobilità sostenibile esenti da IRPEF

Servizi di car/scooter/bikesharing di veicoli elettrici, di monopattino elettrico, utilizzo di mezzi di trasporto pubblico locale riferibile a un biglietto singolo o a un abbonamento a treno, metro, bus, traghetti, rappresentano benefit aziendali che il datore può riconoscere ai propri dipendenti senza alcuna preoccupazione fiscale. 

A precisarlo è l’Agenzia delle Entrante (Risp. 74/2024) che include, nell’ambito dei benefit di cui all’art. 51 comma 2 lett. f), i suddetti servizi di mobilità, anche se erogati tramite app o analoghi dispositivi elettronici.

Da sapere: a differenza dei servizi di trasporto pubblico (di cui abbiamo parlato in precedenza), non sono ammessi rimborsi o pagamento diretto da parte del datore di lavoro. Resta inoltre la necessità che il benefit sia riconosciuto alla omogeneità dei lavoratori.

L’agevolazione è esclusa per i dipendenti che hanno assegnata un’autovettura in uso promiscuo, mentre è riconosciuta anche per i servizi di ricarica elettrica.

Le tipologie di biglietto escluse dalle agevolazioni

Fuori da questo sistema di welfare restano i titoli di viaggio che abbiano una durata oraria, anche se superiore a quella giornaliera, quali ad esempio i biglietti a tempo che durano 72 ore.
Così come restano escluse le cosiddette
carte di trasporto integrate che includono anche servizi ulteriori rispetto a quelli di trasporto quali, ad esempio, le carte turistiche che oltre all’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici consentono l’ingresso a musei o spettacoli.

I vantaggi dei benefit per il trasporto pubblico per dipendente e azienda

I vantaggi di questi servizi di welfare e del rimborso spese per il trasporto pubblico dei dipendenti sono diversi. Tra questi possiamo evidenziare: 

  • migliorare il benessere del dipendente;
  • ridurre l’incidenza del cuneo fiscale e contributivo;
  • aumentare il reddito spendibile;
  • equiparare il dipendente ai professionisti autonomi che già possono dedurre le spese di viaggio;
  • migliorare l’impatto ambientale, contribuendo a forme di mobilità sostenibile.

Inserire quindi il rimborso spese o l’acquisto diretto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico, o anche consentire la fruizione di servizi di bike o car sharing, in un piano di welfare aziendale, vuol dire sicuramente porre attenzione al benessere organizzativo e dei dipendenti oltre che strizzare l’occhio alla mobilità sostenibile.

Lato azienda, ci sono diversi vantaggi, come il fatto di lavorare in ottica di employer branding e di rendersi più attrattiva agli occhi dei candidati. Così come in ottica di employee retention, vale a dire trattenere i dipendenti, ma anche di fidelizzazione e sostegno ai propri lavoratori. 

Una serie di vantaggi che fanno dell’accoppiata benefit aziendali – trasporto pubblico una misura vincente per le imprese che vogliono fare del welfare un pilastro d’impresa.

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