Welfare aziendale
3 Lug 2025
| 7'

Obblighi del datore di lavoro nel 2025: cosa dice la legge e come trarne vantaggio

Il datore di lavoro in Italia ha una serie di obblighi, alcuni delegabili e altri non delegabili. Scopriamo quali sono e come, insieme agli obblighi, ci possono essere delle soluzioni che aiutano le aziende a ridurre il carico fiscale e garantire il benessere delle persone.
Autore
Cristina Maccarrone
obblighi datore di lavoro

DVR, scelta del medico competente, designazione del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione dei rischi sono solo alcuni dei termini che accompagnano i datori di lavoro nella loro quotidianità, dal momento in cui decidono di dare il via a un’attività fino a che la portano avanti.
In Italia gestire un’impresa non significa oggi solo occuparsi del business, ma anche conoscere, rispettare e monitorare una rete complessa di obblighi normativi, alcuni peraltro non delegabili.

Il datore di lavoro è tenuto –  e non è un caso che si parli di ‘obbligo’ – a garantire un ambiente di lavoro che sia sicuro e salubre, fornire formazione e informazioni ai dipendenti, valutare i rischi, nominare le figure preposte alla sicurezza e rispondere di eventuali infortuni e malattie professionali. 

Deve inoltre garantire una retribuzione equa e commisurata al ruolo che la persona occupa in quel contesto, così come evitare che ci siano discriminazioni all’interno dell’azienda. Al datore di lavoro spetta, inoltre, garantire un benessere mentale di dipendenti e collaboratori evitando situazioni di mobbing, bossing, sfruttamento del lavoro e così via.

Come si evince, non è per nulla semplice, ma è anche vero che, se affrontati nel modo giusto, questi obblighi per il datore di lavoro possono diventare un’opportunità per rafforzare l’azienda, migliorare il clima interno e persino risparmiare.

In questo articolo vediamo quali sono gli obblighi più importanti previsti per legge – dalla sicurezza alla previdenza, dal rispetto del contratto alla promozione del benessere – con uno sguardo concreto su come possano diventare strumenti di crescita e vantaggio competitivo.

Vedremo poi alcune soluzioni che contribuiscono ad alleggerire il carico fiscale oltre a migliorare la qualità di vita delle persone dentro un’azienda.

Obblighi del datore di lavoro non delegabili: quali sono?

Oggi il datore di lavoro non è solo responsabile della sicurezza nei luoghi di lavoro ma deve essere parte attiva in un processo di miglioramento continuo.

Secondo quanto disposto dall’art. 41 della Costituzione e dall’art. 2087 del Codice Civile, il datore di lavoro deve garantire l’integrità fisica e morale dei dipendenti, adottando tutte le misure – comprese quelle dettate dalla migliore tecnologia disponibile – per evitare incidenti e malattie professionali.

La sicurezza del lavoratore è, infatti, un bene di rilevanza costituzionale che impone al datore di anteporre al proprio profitto la sicurezza dell’integrità fisica e morale della persona che esegue la prestazione. Naturalmente, gli obblighi di salute e sicurezza cambiano a seconda della particolarità del lavoro svolto e del segmento produttivo entro cui si opera.

Nel sistema normativo italiano, ci sono quindi compiti che il datore di lavoro non può in alcun modo delegare in particolare per quel che riguarda la sicurezza, come è indicato nel Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro (D. Lgs 81/08) .
Tra questi rientrano due obblighi chiave

  • la valutazione di tutti i rischi aziendali e la conseguente elaborazione del DVR (documento di valutazione dei rischi);
  • la nomina del responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP). 

In un’Italia in cui, secondo i dati Inail, si registrano 3 morti al giorno sui luoghi di lavoro, tali obblighi assumono un’importanza ancora più cruciale e non possono essere in nessun modo trasferiti ad altri soggetti.
La loro omissione può portare a sanzioni severe e, nei casi più gravi, a responsabilità penale.

Obblighi delegabili del datore di lavoro: quali sono?

Esistono invece obblighi che il datore di lavoro può delegare, a condizione che la delega sia scritta, datata, conferita a persona competente e dotata di autonomia decisionale e potere di spesa.

Tra gli obblighi che possono essere delegati ci sono:

  • la nomina del medico competente ove sia prevista la sorveglianza sanitaria;
  • la designazione dei lavoratori addetti alla gestione delle emergenze (come primo soccorso, gli obblighi di informazione, formazione e addestramento ecc.);
  • l’obbligo di comunicazione telematica all’INAIL, a fini assicurativi, degli infortuni che comportino un’assenza dal lavoro superiore a 3 giorni, assolto tramite la denuncia di infortunio;
  • in caso di appalto/subappalto, la redazione del documento unico di valutazione dei rischi da interferenze (DUVRI) e la consegna ai lavoratori della tessera di riconoscimento.

Da ricordare: anche in presenza di una delega valida, il datore di lavoro mantiene una responsabilità generale di vigilanza: non basta delegare, serve anche verificare che tutto venga svolto correttamente.

Obblighi contributivi e assicurativi

Gli obblighi del datore di lavoro riguardano anche la tutela sotto il profilo previdenziale e assicurativo ossia l’iscrizione all’INPS e all’INAIL, la gestione dei versamenti contributivi e il rispetto delle scadenze.
Un sistema che, sebbene complesso, garantisce protezione per i dipendenti e legalità per l’impresa. Una gestione precisa di questi aspetti è fondamentale per tutelare il futuro previdenziale dei lavoratori e garantire la conformità aziendale.

Obblighi retributivi e contrattuali

Stipendio puntuale, corretto inquadramento, ferie, permessi, TFR: sono solo alcune delle voci che un datore di lavoro deve conoscere e rispettare.
Ma non è solo una questione economica: rispettare i contratti collettivi (CCNL) e le regole del lavoro significa costruire un rapporto solido e trasparente con le persone, prevenendo contenziosi e alimentando fiducia.
Oltre a ridurre il turnover e aumentare la fidelizzazione, il rispetto delle norme prescritte dai CCNL rappresenta, quindi, uno strumento per la prevenzione di conflitti, tutelando così l’immagine ed il patrimonio aziendale.

Obblighi legati al benessere dei dipendenti

Sempre nella stessa direzione vanno anche tutte quelle attività che possano far stare bene le persone che vivono l’azienda e ruotano attorno a essa.
Oggi non basta più evitare lo stress lavoro-correlato o rispondere a una segnalazione di mobbing: serve andare oltre. Un’impresa sana si costruisce promuovendo cultura del rispetto, politiche di diversity & inclusion, ambienti sicuri e sereni.

Non si tratta solo un obbligo morale, ma anche di un driver per trattenere talenti e migliorare la produttività. Oltre a contribuire a rafforzare la cultura aziendale e migliorare il clima interno

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Non solo obblighi, anche soluzioni

Essere in regola è il punto di partenza ed è non solo necessario, ma obbligatorio. Ma il vero salto di qualità può avvenire quando un’impresa, di qualsiasi dimensione, sceglie di investire davvero sulle persone.
In questo senso, i flexible benefit rappresentano un benefit aziendale importante: permettono di migliorare la qualità di vita dei dipendenti, riducono il cuneo fiscale e offrono un valore aggiunto percepibile, senza aumentare il costo del lavoro.

Rientrano tra i flexible benefit corsi di lingue, assicurazioni, forme di previdenza complementare, contributi per l’istruzione dei figli, servizi di baby sitting ma anche altri benefit legati ai viaggi e al tempo libero, e tanto altro.

Nei benefit aziendali rientrano anche i fringe benefit, tra cui per esempio ci sono le prestazioni fruibili tramite i buoni acquisto, come i Buoni Acquisto Edenred, che possono essere utilizzati da dipendenti e collaboratori per effettuare spese di svariato tipo e per diversi settori merceologici.
In quanto fringe benefit, i buoni acquisto non sono soggetti a tassazione per tutti i dipendenti fino a 1.000 euro e fino a 2.000 euro per i dipendenti con figli a carico. A oggi, le soglie di esenzione fiscale sono valide fino al 2027.

Senza dimenticare i buoni pasto come Ticket Restaurant, utilizzabili in migliaia di esercizi convenzionati, per fare la spesa online o per il food delivery, deducibili per il datore di lavoro al 100% e irrilevanti fiscalmente per il lavoratore che ne fruisce, fino al valore di 8 euro al giorno (per i buoni pasto digitali). 

Uno degli aspetti più vantaggiosi del welfare aziendale consiste proprio nelle agevolazioni fiscali che può generare per l’impresa.

 
 

Attivare un piano strutturato consente infatti di abbattere i costi legati al personale: in alcuni casi, il risparmio può arrivare fino al 40% rispetto all’erogazione di un premio in denaro di pari valore. 

A questo si aggiunge una sensibile riduzione del cuneo fiscale, grazie al trattamento agevolato previsto per i benefit. Senza dimenticare che molte delle spese sostenute per l’erogazione del welfare, come accennavamo, possono essere portate in deduzione dal reddito di impresa della società che li eroga.

Come si può notare, tutte queste soluzioni non solo rispondono alle esigenze di compliance e di conformità con i parametri di legge e i valori costituzionali, ma innescano un circolo virtuoso di cui si avvantaggiano sia le aziende che i dipendenti.  

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