Cultura aziendale
12 Ott 2021
| 4'

Turnover aziendale: cos’è e come ridurlo con il welfare

Strategie e soluzioni per rispondere a nuove esigenze lavorative e per ridurre tutti i tipi di turnover aziendale.
Autore
Jenny Giuliani

Per turnover aziendale nell’ambito del mondo del lavoro e delle risorse umane, s’intende il flusso di personale che transita, in ingresso e in uscita, all’interno di un’azienda. Non tutti i tipi di turnover però sono uguali e soprattutto è bene sapere che, in un mondo del lavoro in continua trasformazione, anche per via del Covid-19, il welfare aziendale può dare un importante contributo alla riduzione.

Come? Scopriamolo in questo articolo cercando prima di tutto di capire cosa si intenda per turnover aziendale, quali sono i segnali cui prestare attenzione e quali strategie mettere in atto.

Cosa significa turnover aziendale? Un importante segnale per le HR

Le tipologie di turnover possono essere diverse:

  • turnover fisiologico, quando è legato a processi naturali come pensionamenti, licenziamenti e assunzioni e che possono perciò essere programmati dall’azienda;
  • turnover patologico invece si ha quando la rotazione del personale raggiunge livelli alti e dannosi, per problematiche interne e spesso riconducibili a questioni di clima aziendale/organizzativo o a errate politiche aziendali. Dai salari troppo bassi alla mancanza di benefit adeguati, sino ad ambienti di lavoro stressanti e poco motivanti.

Fattori estremamente importanti per ogni HR, imprenditore e manager, utili a fotografare il livello di attrattività di un’organizzazione, ossia il cosiddetto employer branding, ma anche a rintracciare i segnali di possibili disagi interni su cui intervenire, soprattutto alla luce dell’attuale scenario post-pandemico.

Lo scenario post-pandemia: il turnover aziendale in un mercato che cambia

È evidente che la pandemia ha rimesso oggi in discussione alcuni equilibri e priorità in ambito professionale, facendo emergere nei lavoratori nuove sensibilità in materia di sicurezza sia verso i luoghi di lavoro, intesi come spazi, ma anche sicurezza nel rapporto di fiducia con la propria azienda.

Sono nate nuove esigenze, si dà maggiore priorità al proprio benessere e si è più selettivi nel valutare la reputazione di un’azienda e i benefit che questa mette a disposizione.

A ciò si affianca anche una ripresa del mercato del lavoro che apre maggiori opportunità. Da inizio anno a luglio, secondo il report mensile dell’Istat occupati e disoccupati, il tasso di occupazione cresce dal 56,8% al 58,4%, mentre il tasso di disoccupazione cala dal 10,2% al 9,3%.

Agire dunque in questa fase con iniziative di employer branding capaci di aumentare l’appeal dell’azienda come posto di lavoro desiderabile per i candidati, può evitare un tasso di abbandono alto, facendo in modo che:

  • dipendenti e collaboratori siano soddisfatti, coinvolti e motivati;
  • i talenti si sentano trattenuti e valorizzati;
  • ci sia maggiore trasparenza e si instauri un rapporto di fiducia tra azienda e risorse;
  • si possa contribuire al raggiungimento degli obiettivi aziendali, migliorando le performance.

Come calcolare il turnover nella tua azienda?

Una risorsa che sta bene e apprezza la propria azienda difficilmente la lascia, ma è importante tenere sempre sotto controllo l’andamento generale.

Per calcolare il tasso di turnover basta fare il rapporto tra la somma di assunzioni e cessazioni avvenute in un periodo specifico e l’organico medio dello stesso periodo, moltiplicando per 100.

Se si guarda alle dimissioni volontarie nel report più recente “I numeri per le risorse umane” realizzato da Assolombarda, si vede come il tasso di turnover medio sia del 21,1%, con un valore più alto nelle imprese che si occupano di servizi (28,6%) e in quelle di più piccole dimensioni (32,5%).

 
 

Esiste però anche un’altra variante di turnover positivo, che vale la pena isolare in quanto serve a misurare le nuove assunzioni e a dare un quadro generale completo e attendibile circa la situazione relativa al turnover.

In questo modo, si può creare uno storico e monitorare l’andamento nel tempo, valutando quando e come prendere provvedimenti in base alla variazione del tasso di ricambio.

Strategie e soluzioni per ridurre il turnover

Come favorire il benessere organizzativo? Il welfare aziendale, ancora di più nel corso degli ultimi anni, ha giocato e continua a giocare un ruolo cruciale, rappresentando un ottimo modo per rendere l’azienda un “great place to work”, ovvero un posto piacevole dove lavorare.

Oltre alla costruzione di piani aziendali e piattaforme su misura adatte alle diverse esigenze, un grosso contributo arriva dai fringe benefit.

Stando infatti all’Osservatorio Edenred 2021, questi si confermano tra i servizi più richiesti, come buoni acquisto e gift card, complice in particolare il Decreto Agosto (Decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, art.112) che ne ha raddoppiato il limite di detassazione per l’anno fiscale 2020 e in seguito anche per il 2021, sostenendo così i consumi delle quote di welfare aziendale.

Grazie ai fringe benefit, infatti, i collaboratori possono decidere di fare ogni genere di shopping, la spesa quotidiana e persino il rifornimento di carburante, avendo così un supporto concreto nella gestione della quotidianità.

Inoltre, il fatto che i flexible benefit siano sempre più presenti all’interno dei contratti collettivi nazionali, come il CCNL metalmeccanici, fa capire quanto possano essere determinanti per il clima interno.

 
 

Un’azienda che si prende cura dei dipendenti offrendo diversi benefit aziendali dedicati al benessere fisico, alla salute, alla cultura e al tempo libero è un’azienda inclusiva, capace di prendersi a cuore le sue persone, realizzando soluzioni che mettano ognuno nella condizione di dare il meglio di sé, migliorando quindi le performance.

Allo stesso modo anche i buoni pasto influiscono positivamente nel ridurre il turnover, non solo perché offrono un ulteriore sostegno al reddito, ma anche perché danno la possibilità di fare un break, scoprire nuove cucine e creare allo stesso tempo momenti di condivisione tra colleghi durante la pausa pranzo, fuori dall’ufficio.

Vuoi saperne di più sulle soluzioni welfare per ridurre il turnover aziendale?

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