Quando si parla di normativa sui buoni pasto, si fa riferimento, essenzialmente anche nel 2026 all’Allegato II.17 al D.lgs. 36/2023 che si preoccupa di definire:
- gli esercizi presso i quali può essere erogato il servizio sostitutivo di mensa reso a mezzo dei buoni pasto;
- le caratteristiche dei buoni pasto;
- il contenuto degli accordi stipulati tra le società di emissione di buoni pasto e i titolari degli esercizi convenzionabili.
Senza poi dimenticare la disciplina fiscale cui sono sottoposti i buoni pasto, di cui all’art. 51, comma 2, lett. c), TUIR.
Tale disposizione, prevedeva, infatti, che i buoni pasto cartacei (4 euro giornalieri) ed elettronici (8 euro giornalieri) non concorressero alla formazione del reddito di lavoro dipendente.
Una novità è però stata introdotta con la Legge di Bilancio 2026 che ha aumentato il valore della soglia esentasse dei buoni pasto elettronici da 8 a 10 euro.
Vediamo in questo articolo cosa afferma la normativa sui buoni pasto e cosa bisogna sapere prima di adottare questo importante benefit per garantire una pausa pranzo salutare ai propri dipendenti.
Segui invece la nostra guida se vuoi sapere subito come funzionano i buoni pasto.
Caratteristiche dei buoni pasto
Il buono pasto, come definito dall’art. 2, lett. c), all’Allegato II.17 al D.lgs. 36/2023, è:
“il documento di legittimazione, anche in forma elettronica, avente le caratteristiche di cui all’articolo 4, che attribuisce, al titolare, ai sensi dell’articolo 2002 del codice civile, il diritto a ottenere il servizio sostitutivo di mensa per un importo pari al valore facciale del buono e, all’esercizio convenzionato, il mezzo per provare l’avvenuta prestazione nei confronti delle società di emissione”.
Per “servizi sostitutivi di mensa con i buoni pasto si intendono, ai sensi della lett. b) dell’articolo citato, “le somministrazioni di alimenti e bevande e le cessioni di prodotti alimentari pronti per il consumo effettuate dagli esercenti le attività elencate all’articolo 3”.
I buoni pasto, quindi, in forza del richiamo all’art. 2002 c.c. (ai sensi del quale assumono la natura civilistica di documento di legittimazione “i documenti che servono solo adidentificare l’avente diritto alla prestazione, o a consentire il trasferimento del diritto senza l’osservanza delle forme proprie della cessione”) costituiscono dei titoli, in formato cartaceo o elettronico, che identificano gli aventi diritto alla prestazione di vitto.
La prestazione oggetto del buono pasto consiste nella somministrazione di alimenti e bevande o nella cessione di prodotti di gastronomia pronti per il consumo, e può essere fruita presso esercizi commerciali convenzionati (ristoranti, supermercati, etc.).
L’art. 4 dell’Allegato II.17 al D.lgs. 36/2023 fissa, poi, le caratteristiche essenziali del buono pasto, il quale:
- non è cedibile;
- non è cumulabile oltre il limite di 8 buoni;
- non è commercializzabile;
- consente all’esercizio convenzionato di provare documentalmente l’avvenuta prestazione nei confronti delle società di emissione;
- non è convertibile in denaro;
- è utilizzabile solo dal titolare;
- è utilizzabile esclusivamente per l’intero valore facciale.
I beneficiari dei buoni pasto
Sotto il profilo dei beneficiari dei buoni pasto, lo stesso art. 4 prevede che i buoni pasto possono essere riconosciuti non solo ai lavoratori dipendenti, ma anche a soggetti non titolari di un rapporto di lavoro subordinato. Beneficiari dei buoni pasto possono essere anche coloro che hanno instaurato un rapporto di collaborazione, non necessariamente subordinato, con il soggetto che corrisponde i documenti di legittimazione. Il buono pasto può, inoltre, essere assegnato anche ai lavoratori autonomi.
A chi spettano i buoni pasto è, inoltre una scelta svincolata dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa e dall’articolazione dell’orario di lavoro (cfr. Risp. 132/2021)
Non rileva, quindi, che il dipendente sia titolare di un contratto che non preveda la pausa pranzo (ad es. contratto di lavoro subordinato a tempo parziale); i buoni pasto, difatti, possono essere assegnati anche ai lavoratori per i quali non è prevista la pausa pranzo e possono essere spesi anche al di fuori della stessa.
Il fatto che i buoni pasto siano svincolati da specifici caratteri della prestazione lavorativa permette di includere tra i beneficiari dei buoni pasto anche coloro che lavorano in smart working.
La normativa sui buoni pasto, e nello specifico il comma 2 dell’art. 4, prevede che i buoni pasto cartacei debbano presentare, già al momento della loro emissione, specifici elementi.
Quali sono? Il codice fiscale o la ragione sociale del datore di lavoro, il codice fiscale e la ragione sociale della società di emissione; il valore facciale espresso in valuta corrente; il termine temporale di utilizzo; uno spazio riservato all’apposizione della data di utilizzo, della firma del titolare e del timbro dell’esercizio convenzionato presso il quale il buono pasto viene utilizzato.
Il buono pasto può, quindi, essere riconosciuto a diverse tipologie di dipendenti o collaboratori, tra cui:
- lavoratori con contratto di subordinazione full time o part time e questo anche se l’orario giornaliero non prevede una pausa pranzo;
- chi ha un rapporto di collaborazione continuativa con l’azienda;
- lavoratori senza pausa pranzo;
- chi lavora in smart working.
Pertanto, possono essere utilizzati da datori di lavoro, pubblici o privati, che vogliano contribuire al benessere dei propri dipendenti e collaboratori puntando su questo benefit.
Senza dimenticare che i buoni pasto sono una soluzione pratica e vantaggiosa anche per lavoratori autonomi, ditte individuali e liberi professionisti.
Normativa per i buoni pasto elettronici
I buoni pasto elettronici, invece, richiedono meno adempimenti, in quanto, ai sensi del comma 3 della medesima disposizione, la data di utilizzo, così come i dati identificativi dell’esercizio convenzionato presso cui il buono viene fruito sono associati elettronicamente in fase di utilizzo.
Ancora più comodo è l’uso di un’app, come per esempio l’app Edenred, che permette al dipendente o collaboratore di scegliere il numero di buoni pasto da utilizzare (nel rispetto del limite di cumulabilità) e, una volta fatto, di ottenere un codice a barre o numero che, tramite lo smartphone, potrà essere mostrato all’esercente.
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Gli esercizi che accettano i buoni pasto
Come prevede l’art. 3, Allegato II.17 al D.lgs. 36/2023, i buoni pasto possono essere utilizzati, anzitutto, presso pubblici esercizi legittimati a esercitare la somministrazione di alimenti e bevande, ossia di prodotti pronti per il consumo. Rientrando, quindi bar, ristoranti, gastronomie, rosticcerie, ecc…
I buoni pasto possono essere, altresì, utilizzati presso pubblici esercizi autorizzati alla vendita al dettaglio di prodotti appartenenti al settore merceologico alimentare, in sede fissa, come i supermercati, o su area pubblica, come i mercati.
Infine, l’art. 3 include tra gli esercizi convenzionati anche i soggetti legittimati alla vendita, al dettaglio o per il consumo sul posto, dei propri prodotti alimentari – come, per esempio, i coltivatori diretti -, nonché gli agriturismi e gli ittiturismi legittimati alla somministrazione di pasti e bevande derivanti prevalentemente dalle proprie attività agricole o di pesca.
L’estensione degli esercizi convenzionati evidenzia la versatilità dei buoni pasto: possono essere utilizzati da dipendenti, collaboratori e professionisti per acquistare un pasto sano ed equilibrato durante la pausa pranzo così come a cena. Pausa che, così, diventa un vero e proprio momento di benessere, oltre che un momento di socialità anche per tutti i lavoratori, in ufficio, in smart working e in coworking.
Ma non solo: la varietà di esercizi convenzionati li porta a provare posti via via diversi: di certo si ha un ventaglio di possibilità molto più alto rispetto al passato oltre a una maggiore spendibilità.
Scegliere i buoni pasto migliori, quali sono i Ticket Restaurant®, vuol dire quindi dare la possibilità di utilizzarli da Nord a Sud in ristoranti, bar, supermercati e food delivery all’interno della rete Edenred che comprende oltre 300.000 strutture convenzionate.
Quanti buoni pasto si possono usare contemporaneamente?
La normativa sui buoni pasto ha fatto, inoltre, notevoli passi in avanti grazie all’introduzione del concetto di “cumulabilità”.
L’art. 4, comma 1, Allegato II.17 al D.lgs. 36/2023, specifica, infatti, che i buoni pasto sono utilizzabili fino a un limite di 8 per transazione.
Tale limite di cumulabilità non incide, inoltre, sull’esenzione ai fini IRPEF dell’importo del buono pasto, salvo che quest’ultimo superi i limiti quantitativi disposti dall’art. 51, comma 2, lett. c), TUIR (cfr. Principio di diritto n. 6/2019).
Lo stesso art. 4 specifica anche che i buoni pasto devono essere utilizzati per l’intero valore facciale, il che vuol dire che non si possono avere residui di valore utilizzabili.
Questo valore facciale comprende, ai sensi dell’art. 6, comma 1, Allegato II.17 al D.lgs. 36/2023, l’IVA prevista per le somministrazioni di vitto cui il buono pasto dà diritto.
Come stabilito dalla Legge di Bilancio 2026 (legge n. 199 del 30 dicembre 2025), i buoni pasto sono detassati fino a 4 euro al giorno se cartacei, fino a 10 euro al giorno se elettronici. La novità è entrata in vigore a partire dall’1 gennaio 2026.
Tale aumento è importante perché in un momento in cui l’inflazione sui soli beni alimentari è aumentata di oltre 25% (dati ISTAT), questa misura rappresenta un sostegno concreto al reddito, soprattutto per il ceto medio, e un incentivo al consumo.
La soglia di esenzione dei buoni pasto
Le soglie di esenzione dei buoni pasto sono:
- 10 euro in caso di buono pasto elettronico e digitale (quindi carta e app);
- 4 euro in caso di buono pasto cartaceo.
Le esenzioni fiscali si pongono il fine di incentivare l’uso dei buoni pasto e a farlo, in particolar modo, sono i buoni pasto elettronici.
Questo per il datore di lavoro significa poter garantire un sostegno al reddito destinato all’alimentazione di circa 880 euro per i buoni pasto cartacei e di 2200 euro per quelli elettronici che è totalmente detassato.
Sicuramente un motivo in più per puntare sui buoni pasto come benefit per garantire una pausa pranzo equilibrata e possibilmente lontano dal computer.
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