Buoni Pasto
15 Mag 2023
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A chi spettano i buoni pasto e quali vantaggi per aziende e dipendenti

I buoni pasto sono uno strumento versatile e immediato per godere della pausa pranzo. Ma ne hanno diritto tutti i dipendenti? Le risposte nel nostro articolo
Autore
Cristina Maccarrone
A chi spettano i buoni pasto

Che il buono pasto sia la soluzione ideale per le aziende, così come per i liberi professionisti e le famiglie, è un concetto ormai assodato. Così come lo è il fatto che abbia sempre più sostituito il servizio mensa e si sia trasformato in un importante strumento di welfare dando numerosi vantaggi sia alle aziende stesse che ai lavoratori.

Ma a proposito di questi, a chi spettano i buoni pasto? Ne hanno tutti diritto o no? Sono obbligatori?

Scopriamo chi sono gli effettivi destinatari secondo la normativa che regola i ticket per il pranzo.

A chi spettano i buoni pasto

Se sei un datore di lavoro, sia imprenditore che libero professionista, puoi decidere di attribuire i buoni pasto a tutti o a categorie omogenee di dipendenti, e questo sia che lavorino full time, part-time, a tempo indeterminato o determinato. Vale lo stesso anche per chi fa i turni, ossia i cosiddetti turnisti.

La normativa che regola i buoni pasto, vale a dire il Decreto Ministeriale 7 giugno 2017, n. 122, all’articolo 4 stabilisce, infatti, che questo benefit può essere riconosciuto ai lavoratori titolari di un rapporto di lavoro subordinato. Così come a coloro che hanno instaurato un rapporto di collaborazione, non necessariamente subordinato, con il soggetto che corrisponde i buoni pasto. 

In base al regime agevolativo previsto (art. 51, comma 2, lett. c), TUIR), i buoni pasto non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente o assimilato, fino all’importo complessivo giornaliero di euro 4, aumentato ad euro 8 nel caso in cui gli stessi siano resi in forma elettronica, se riconosciuti alla generalità o a categorie omogenee di lavoratori (cfr. Circ. Min. n. 326/E/1997).

Il datore di lavoro, dal canto suo, può scegliere se assegnare i buoni pasto cartacei, buoni pasto elettronici o digitali

Buoni pasto: quando e chi ne ha diritto

E cosa succede con i lavoratori in stage o con contratti di apprendistato? Anche in questi casi, i buoni pasto rappresentano un sostegno flessibile e valido per il lavoratore che puoi decidere di riconoscere.
Molte aziende, infatti, quando promuovono le loro offerte di tirocinio tendono a comunicare che, oltre al rimborso spese, sono previsti anche i buoni pasto. E lo stesso è anche per l’apprendistato che è una tipologia di contratto completamente diversa ma sempre rivolta a chi è più giovane, ossia agli under 30.

Per quanto riguarda il tirocinio, le somme corrisposte a titolo di indennità per qualunque forma di tirocinio formativo (ad esempio, sia curriculare che extracurriculare), costituiscono redditi assimilati a lavoro dipendente, (art. 50, comma 1, lett. c), TUIR, cfr. Circ. n. 326/1997). Il tirocinante, quindi, titolare di questa categoria di reddito, può essere destinatario dei buoni pasto attribuiti dal formatore e godere del regime agevolato previsto dall’art. 51, comma 2, lett. c), TUIR (cfr. Principio di diritto n. 6/2019).

Per quanto riguarda, invece, l’apprendistato, questo costituisce un contratto di lavoro subordinato finalizzato alla formazione e all’occupazione giovanile, disciplinato dal Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 81. Laddove il datore di lavoro decidesse di attribuire anche agli apprendisti i buoni pasto, questi ultimi non concorrerebbero alla formazione del reddito di lavoro dipendente dell’apprendista.

Il ticket per il pranzo si conferma, quindi, un benefit molto versatile e lo è ancor di più per chi sta muovendo i primi passi nel mondo del lavoro: si tratta spesso di persone che, prese come sono dalla voglia di apprendere e di dimostrare il loro valore, possono trascurare l’importanza di una pausa pranzo come si deve.

Inoltre, i loro compensi non sono così alti quindi il buono pasto aumenta il loro potere d’acquisto rendendo così, dal punto di vista dell’employer branding, la tua azienda più attrattiva per i più giovani.

Tra i dipendenti che hanno diritto ai buoni pasto, come accennavamo, ci sono i lavoratori part-time, anche se qui bisogna fare alcune precisazioni.

L’assegnazione dei buoni pasto è, difatti, svincolata dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa e dall’articolazione dell’orario di lavoro. Non rileva, quindi, che il lavoratore, come il lavoratore part-time, sia titolare di un contratto che non preveda la pausa pranzo, in quanto i buoni pasto possono essere assegnati anche ai lavoratori per i quali la pausa pranzo non sia prevista e possono essere spesi anche al di fuori della stessa, continuando a beneficiare del trattamento fiscale di favore previsto dall’articolo 51, comma 2 lettera c del Tuir. Pertanto i buoni pasto non concorrono al reddito.

Questi principi sono stati affermati dalla prassi con la Risoluzione del 30/10/2006 n. 118, e confermati di recente dall’Agenzia delle Entrate con la risposta all’istanza di interpello n. 123/2021.

Buoni pasto e smart working

Quanto ai buoni pasto durante lo smart working, in un periodo molto particolare come quello che stiamo vivendo, garantire questo fringe benefit ai dipendenti, come se fossero in ufficio, è molto importante.

Questo perché come azienda dai un sostegno alle famiglie in difficoltà, aumenti il loro potere d’acquisto e mostri in modo tangibile e concreto quanto il benessere dei dipendenti e tutte le azioni di welfare aziendale siano per te prioritari.

 
 

In un momento in cui può capitare, a causa del sovraccarico di lavoro, che si salti la pausa pranzo, il buono pasto la valorizza.

Il buono pasto, inoltre, è uno strumento che porta il lavoratore a uscire da casa (se sta lavorando da lì), a girare il proprio quartiere alla scoperta di bar e ristoranti nelle vicinanze. Con il buono pasto quindi aiuti i lavoratori, ma anche l’economia locale.

Con la già citata risposta all’istanza di interpello n. 123/2021, l’Agenzia delle Entrate ha avuto modo di sostenere che il buono pasto può essere corrisposto dal datore di lavoro a tutti i dipendenti e, a prescindere dalle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa. Questo sia che il lavoro avvenga in presenza o in smart working, e che lo stesso sconterà sempre il regime di parziale esenzione fiscale ai fini IRPEF (4 euro in forma cartacea, 8 euro in forma elettronica).

Pertanto, la circostanza che l’assegnazione dei buoni pasto sia svincolata dall’articolazione dell’orario di lavoro permette di includere tra i beneficiari dei buoni pasto medesimi anche gli smart workers.

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Quando non spetta il buono pasto

Fin qui abbiamo detto chi ha diritto ai buoni pasto, ma quando invece non sono previsti?

Come sopra accennato, un servizio sostitutivo di mensa reso mediante buoni pasto costituisce una modalità attraverso cui il datore di lavoro, in assenza di una mensa aziendale, può erogare a dipendenti e collaboratori una prestazione di vitto. 

Tale erogazione, per essere soggetta al regime di parziale esenzione di cui all’art. 51, comma 2, lett. c), TUIR, deve riguardare le giornate lavorative del beneficiario. In altre parole, l’attribuzione dei buoni pasto nei periodi di ferie o di malattia del lavoratore non può considerarsi fiscalmente agevolata. 

La necessaria attribuzione dei buoni pasto per ogni giornata lavorata è confermata dal costante orientamento della prassi.

Difatti, secondo l’Agenzia delle entrate (cfr. Ris. n. 118/E/2006,) la ratio sottesa al regime fiscale di favore previsto per i buoni pasto è ispirata dalla volontà del legislatore di esentare le erogazioni ai dipendenti che si ricollegano alla necessità del datore di lavoro di provvedere alle esigenze alimentari del personale che durante l’orario di lavoro deve consumare il pasto.

Inoltre, l’Amministrazione finanziaria, anche quando riconosce il diritto ai buoni pasto in favore degli smart worker, in ragione dell’irrilevanza dalle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa (Risp. n. 123/2021), presuppone che una tale prestazione sia comunque adempiuta nella giornata in cui il lavoratore beneficia dell’attribuzione esente da imposizione (fino a 4 euro al giorno, nel caso di buono pasto cartaceo, e fino a 8 euro al giorno, nel caso di buono pasto elettronico).

Pertanto, non ha diritto al servizio sostitutivo di mensa mediante buono pasto, fiscalmente agevolato ai sensi dell’art. 51, comma 2, lett. c), TUIR, neanche il lavoratore che è in aspettativa o che prende un permesso che dura tutta la giornata (anche nel caso della legge 104 se si usufruisce della giornata di permesso per intero), così come se è in cassa integrazione.
Ovviamente il buono pasto non è previsto per le giornate di sciopero.

Cosa succede se l’azienda vuole comunque corrisponderli al lavoratore? In tal caso i buoni pasto concorrono interamente alla formazione del reddito di lavoro dipendente per il percipiente (art. 51, comma 1, TUIR).

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