Welfare aziendale
29 Nov 2021
| 6'

Chi è il Mobility Manager e quali aziende e PA devono nominarlo

A questa figura deve essere affidato il piano spostamenti casa-lavoro, scopriamo quali funzioni ha e cosa comporta per la mobilità sostenibile.
Autore
Jenny Giuliani

Introdotta oltre vent’anni fa con il Decreto Ronchi del 1998, che la prevedeva per le aziende con oltre 300 dipendenti, la figura del mobility manager è stata resa obbligatoria dal Decreto Rilancio (DL 34/2020), in tutte le imprese e Pubbliche Amministrazioni con più di 100 dipendenti. Ma non tutte le aziende di queste dimensioni sono tenute a nominarlo, devono infatti avere delle caratteristiche ben precise.

Vediamo quali sono e perché la figura del mobility manager è così strategica, oltre che diversa da quella del fleet manager.

Mobility manager: cosa prevede la normativa

Il Decreto 12 maggio 2021 ne ha regolamentato successivamente i requisiti minimi e le funzioni, confermando che l’obbligo di nominare un responsabile della mobilità riguarda imprese e PA con singole unità locali con più di 100 dipendenti ubicate in:

  • capoluoghi di regione;
  • città metropolitane;
  • capoluoghi di provincia;
  • comuni con più di 50.000 abitanti.

Tali realtà sono tenute ad adottare entro il 31 dicembre di ogni anno un Piano Spostamenti Casa-Lavoro (PSCL) per i propri dipendenti, conferendo appunto l’incarico al mobility manager.

La finalità del PSCL è quella di ridurre l’impatto ambientale derivante dal traffico su strada nelle aree urbane e metropolitane, in particolare nelle ore di punta. Così facendo infatti si promuove la realizzazione di interventi di organizzazione e la gestione della domanda di mobilità delle persone che consentano la riduzione dell’utilizzo del veicolo privato individuale a motore negli spostamenti sistematici casa-lavoro.

Mobility manager aziendale: una figura decisionale sempre più strategica

​​Uno scenario normativo quindi che abbraccia l’onda della nuova mobilità sostenibile assegnando a questa figura un ruolo decisionale sempre più strategico.
E questo grazie al Decreto del 4 agosto 2021 n. 209 con cui il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili e il Ministero per la Transizione Ecologica hanno definito le linee guida per la redazione e l’implementazione del Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro da parte dei Mobility Manager aziendali.

In particolare, al Mobility Manager sono attribuite le seguenti funzioni:

  • promozione, attraverso l’elaborazione del PSCL, della realizzazione di interventi per l’organizzazione e la gestione della domanda di mobilità del personale dipendente, al fine di consentire la riduzione del traffico veicolare privato;
    supporto all’adozione del PSCL;
  • adeguamento del PSCL, anche sulla base delle indicazioni ricevute dal Comune territorialmente competente;
  • verifica dell’attuazione del PSCL, anche ai fini di un suo eventuale aggiornamento, attraverso il monitoraggio degli spostamenti dei dipendenti e la valutazione, mediante indagini specifiche, del loro livello di soddisfazione;
  • cura dei rapporti con enti pubblici e privati direttamente coinvolti nella gestione degli spostamenti del personale dipendente;
  • attivazione di iniziative di informazione, divulgazione e sensibilizzazione sul tema della mobilità sostenibile;
  • promozione con il mobility manager d’area di azioni di formazione e indirizzo per incentivare l’uso della mobilità ciclo-pedonale, dei servizi di trasporto pubblico e dei servizi ad esso complementari e integrativi anche a carattere innovativo;
  • supporto al mobility manager d’area nella promozione di interventi sul territorio utili a favorire l’intermodalità, lo sviluppo in sicurezza di itinerari ciclabili e pedonali, l’efficienza e l’efficacia dei servizi di trasporto pubblico, lo sviluppo di servizi di mobilità condivisa e di servizi di infomobilità.

Mobility e fleet manager: ruoli e competenze

Gli esperti della mobilità stanno dunque assumendo un peso sempre più rilevante all’interno delle aziende. Oltre al mobility manager, chiamato a promuovere e realizzare interventi di organizzazione e gestione della domanda di mobilità delle persone, anche collaborando all’adozione del piano di mobilità sostenibile, c’è il fleet manager.
Si tratta di esperti di analisi, supervisione, ottimizzazione dei costi totali di gestione, della supply chain e dei servizi legati alla soddisfazione del driver. 

 
 

Il Fleet Manager è una figura altamente specializzata che ormai ricopre un ruolo fondamentale per il welfare aziendale in quanto, oltre alla gestione della flotta aziendale, è tenuto a coordinare persone con funzioni diverse e, allo stesso tempo, proporre soluzioni di mobilità efficace

Come si diventa mobility manager? I requisiti

I mobility manager aziendali devono essere in possesso di un’elevata e riconosciuta competenza professionale e/o comprovata esperienza nel settore della mobilità sostenibile, dei trasporti o della tutela dell’ambiente.

Attualmente non esistono ancora corsi di laurea specifici per formarsi e diventare mobility manager.
Gli enti privati hanno iniziato ad organizzare corsi di specializzazione, esistono corsi per Mobility Manager online, e molte università si stanno adeguando introducendo master.

I corsi di laurea tra quelli già esistenti che si avvicinano molto sono quello in Ingegneria Gestionale, Ingegneria dei Trasporti.

Al futuro mobility manager serve comunque sviluppare anche competenze sul fronte della logistica, della comunicazione (dovendo relazionarsi quotidianamente con diverse figure) e del marketing, per un’analisi efficace di tutte le componenti relative alla gestione degli spostamenti.

Incentivi per una mobilità sempre più sostenibile

Occuparsi della mobilità aziendale comporta una serie di benefici sia per i dipendenti che per la comunità. Perché migliora:

  • l’accessibilità della sede aziendale;
  • i costi aziendali;
  • il benessere e il rendimento dei propri dipendenti;
  • l’immagine aziendale;
  • l’impatto sul traffico e quindi anche sull’ambiente;

Aspetti favoriti ulteriormente anche dai recenti incentivi introdotti in materia, tali per cui per le aziende che intendono favorire l’introduzione di soluzioni per la mobilità sostenibile a partire da quest’anno, e per  i prossimi 3 anni, è stato messo a disposizione un finanziamento di 500 milioni di euro, di cui 50 milioni nel 2021.

Con il Decreto Sostegni Bis, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 25 maggio 2021, infatti, è stato istituito presso il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili un fondo destinato all’erogazione di contributi in favore delle imprese e della PA che provvedano a predisporre un piano di spostamenti casa-lavoro. 

Le risorse sono destinate al finanziamento di iniziative di mobilità sostenibile, incluse quelle di car pooling e car sharing, così come di bike sharing e pooling. 

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Edenred Mobility: la piattaforma modulare per la mobilità aziendale

Per rispondere a un quadro in continua evoluzione e alle necessità di cambiamento, Edenred ha introdotto Edenred Mobility.

Di cosa si tratta? Di una piattaforma modulare per la creazione e la gestione dei piani di mobilità aziendale che ha l’obiettivo di rendere gli spostamenti casa-lavoro più sicuri ed efficienti. Il tutto migliorando la qualità della vita dei lavoratori, con benefici in termini di tempo e di costi, un impatto sul traffico e di conseguenza sull’inquinamento.

Uno strumento innovativo in grado di raccogliere e analizzare, grazie a questionari web-based personalizzati, tutte le esigenze e le abitudini dei dipendenti in materia di mobility, integrate con informazioni connesse alla collocazione delle sedi aziendali e ai servizi di trasporto disponibili sul territorio.

 
 

Il monitoraggio in tempo reale dei dati acquisiti permette di avere una fotografia sempre aggiornata della mobilità aziendale e di sviluppare piani di intervento coerenti con i bisogni che emergono. 

Un ulteriore supporto alle imprese per accelerare la transizione ecologica, valorizzare l’impegno delle aziende nei confronti dei dipendenti, creare consapevolezza sull’offerta a loro riservata, aiutarli ad utilizzare al meglio le opportunità disponibili, con impatti positivi in termini di produttività ma anche di reputazione aziendale.

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