Cos’è il trattamento integrativo: a chi spetta, cosa prevede, quando arriva

Molti lo conoscono, o meglio dire lo conoscevano, come Bonus Renzi ossia quella somma in busta paga che per diversi anni ha migliorato la vita di alcuni dipendenti con una RAL fino a una certa soglia.
Parliamo del trattamento integrativo che oggi non è più identificato come Bonus Renzi, ma è comunque una voce importante per chi lavora come dipendente.
Vediamo quindi di capire di cosa si tratta, chi ne ha diritto, in cosa consiste nella pratica e soprattutto quando arriva.
Indice dei contenuti:
- Cosa si intende per trattamento integrativo
- Come viene erogato il trattamento integrativo?
- Trattamento integrativo e reddito: cosa sapere
- A chi spetta il trattamento integrativo in busta paga
- Quando arriva il trattamento integrativo?
- Perché devo restituire il trattamento integrativo?
- Come le aziende possono supportare i dipendenti, al di là del trattamento integrativo
Cosa si intende per trattamento integrativo
L’aggettivo “integrativo” vicino alla parola trattamento ci aiuta a dare la definizione: si tratta di un’agevolazione fiscale prevista per i lavoratori dipendenti e per alcune categorie di persone che hanno redditi assimilati, che integra per l’appunto lo stipendio.
Il trattamento integrativo, detto anche bonus fiscale o bonus Irpef, è quindi un contributo che il lavoratore e la lavoratrice dipendente trova direttamente in busta paga e che può arrivare fino a un massimo di 1200 euro all’anno.
L’obiettivo di questa agevolazione fiscale – che non concorre alla formazione del reddito – è di dare un aiuto concreto alle famiglie in difficoltà – utile ancor di più in un periodo in cui c’è un aumento del costo della vita – aumentando la loro busta paga e di conseguenza il loro potere d’acquisto.
Come viene erogato il trattamento integrativo?
Il trattamento integrativo o bonus Irpef viene erogato direttamente dal datore di lavoro insieme allo stipendio o direttamente dall’INPS senza presentare richiesta. Si parla di INPS perché tale trattamento è previsto anche per chi percepisce l’indennità di disoccupazione (NASpI), come vedremo nel paragrafo dedicato ai beneficiari.
Il datore di lavoro, quindi, anticipa la somma al lavoratore. Questo a meno che il lavoratore stesso non sia sicuro della sua RAL – perché magari ha anche altre entrate – e decida di non farsi erogare il trattamento integrativo mensilmente. In questo caso, se ne ha diritto, il lavoratore può recuperare la cifra intera a fine anno come conguaglio oppure chiederla come rimborso all’Agenzia delle Entrate.
Trattamento integrativo e reddito: cosa sapere
Per quel che riguarda l’erogazione del trattamento integrativo sui redditi da lavoro dipendente ha indubbiamente a che fare con la modifica degli scaglioni IRPEF che è avvenuta nel 2025.
In dettaglio:
- chi ha un reddito annuo lordo imponibile non superiore a 15mila euro riceve l’importo totale del trattamento integrativo, ossia 1200 euro annuali;
- chi ha un reddito annuo lordo imponibile che va dai 15mila euro ai 28mila euro, percepisce una somma che è pari alla differenza tra le detrazioni fiscali cui il lavoratore ha diritto e l’imposta IRPEF lorda a carico del lavoratore medesimo;
- chi percepisce un reddito superiore a 28mila euro non riceve nessun trattamento integrativo.
C’è da segnalare che con la Legge di Bilancio 2026 sono state rimodulate le aliquote IRPEF applicabili dal primo gennaio 2026, con conseguente riduzione dell’aliquota dal 35% al 33% per i redditi compresi tra 28.000 euro a 50.000 euro. Questo potrebbe incidere su capiena e conguagli.
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A chi spetta il trattamento integrativo in busta paga
Se è chiaro che il trattamento integrativo dipende dal reddito, chi ne ha diritto?
Il trattamento spetta a:
- titolari di redditi di lavoro dipendente;
- dipendenti in cassa integrazione (CIG ordinaria, CIG straordinaria, CIG in deroga, assegno ordinario ed assegno di solidarietà);
- redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente previsti dal testo unico in materia di imposte sui redditi (TUIR) come borsisti, stagisti, lavoratori socialmente utili, sindaci e revisori di società;
- disoccupati percettori della NASPI e del DIS-COLL (il servizio di indennità di disoccupazione mensile)
- lavoratrici in maternità per congedo obbligatorio e lavoratori in congedo di paternità;
amministratori comunali; - addetti della Pubblica Amministrazione.
A chi non spetta il trattamento integrativo
Chi non ha invece diritto al trattamento integrativo? Il trattamento integrativo non è previsto per i pensionati, i lavoratori autonomi (ossia chi ha una partita IVA) e gli incapienti, vale a dire coloro che non soddisfano i requisiti minimi di reddito per i quali sono previsti altri bonus.
Non è previsto, ça vans dire, neanche per chi supera i 28 mila euro.
Quando arriva il trattamento integrativo?
Come accennavamo, il trattamento integrativo arriva direttamente in busta paga, come voce aggiuntiva del cedolino.
Il suo arrivo, quindi, dipende da quando vengono pagati gli stipendi che, come sappiamo, hanno una data variabile che risente di quanto previsto dai vari CCNL (Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro). Per chi lavora, invece nella PA, per avere notizie sul bonus si può andare sul portale NoiPA e consultare il cedolino a partire dal 18 del mese per poi vedere l’accredito dello stipendio tra il 23 e il 27, sempre a seconda del comparto e del tipo di contratto.
Se si decide di percepire il trattamento integrativo mensilmente, a chi riceve il massimo (ossia i 1200 euro) il bonus di 100 euro viene riconosciuto in quote giornaliere. Cosa vuol dire? Che se il mese è di 31 giorni, vengono accreditati 101,92 euro, se di 30, vengono accreditati 98.63 euro.
Perché devo restituire il trattamento integrativo?
Esistono anche dei casi in cui i dipendenti devono restituire il trattamento integrativo. Questo avviene quando quanto corrisposto mensilmente risulta superiore a quanto spetta. Come avevamo accennato, infatti, se ci sono situazioni “borderline” questo può succedere: ecco perché quanto spetta realmente si scopre sempre a fine anno.
Cosa succede dunque se il trattamento integrativo che è stato concesso mensilmente è più di quanto spettava al beneficiario? In tal caso è il datore di lavoro a trattenere dalla busta paga la somma in “eccedenza”. Se tale somma supera i 60 euro, la restituzione da parte del lavoratore avviene in otto rate di uguale importo. Rate che partono dal momento in cui c’è il conguaglio, di solito a fine anno.
Nel caso in cui il dipendente dovesse trovarsi in una situazione simile, potrebbe chiedere al datore di lavoro di ricevere eventualmente il trattamento integrativo a fine anno.
Come le aziende possono supportare i dipendenti, al di là del trattamento integrativo
Come abbiamo visto, il trattamento integrativo è un bonus importante e prezioso, ma è allo stesso tempo condizionato da diversi fattori legati al reddito annuo lordo, alle detrazioni e all’avere determinati requisiti.
Un datore di lavoro che vuole aumentare il potere d’acquisto delle persone che lavorano nella sua azienda, indipendentemente dai bonus previsti dallo Stato, può attivare tantissimi strumenti.
Tra questi indubbiamente c’è il welfare aziendale che può dare un notevole supporto sia a chi è genitore sia a chi ha bisogno di assistenza per parenti non più autosufficienti, oltre che come supporto dal punto di vista delle cure mediche, del sostegno alle spese di istruzione e così via. Può essere poi uno strumento per integrare la normale retribuzione, godendo però di un vantaggio fiscale e contributivo.
Puntare sul welfare aziendale significa aumentare il potere d’acquisto delle famiglie dato che tutti i beni e servizi di welfare aziendale non sono soggetti a tassazione e possono essere deducibili per le imprese.
In quest’ottica rientrano anche i buoni pasto che hanno tantissimi vantaggi per i dipendenti e integrano lo stipendio senza essere soggetti a tassazione. In che modo?
Riconoscere buoni pasto come Ticket Restaurant® vuol dire dare un benefit gradito alle famiglie che spesso lo utilizzano per fare la spesa alimentare sia in negozi fisici che per fare la spesa online, oltre che per mangiare fuori, magari in occasioni speciali.
I buoni pasto sono vantaggiosi sia per le aziende che per i dipendenti:
- per le aziende: sono 100% deducibili con IVA detraibile al 4%;
- per i dipendenti: non costituiscono reddito di lavoro dipendente, fino all’importo complessivo per transazione di 10 euro per il formato digitale (carta elettronica o da app) 4 euro per il formato cartaceo (blocchetto cartaceo).
Tra i benefit che le aziende possono introdurre per supportare i propri dipendenti rientrano anche i buoni acquisto, per i quali la Legge di Bilancio 2026 ha confermato quanto previsto nel 2026: soglie di esenzione fiscale fino a 1000 euro per tutti i dipendenti e fino a 2000 euro per quelli con figli a carico.
Tale provvedimento ha validità fino al 2027, pertanto per un datore di lavoro riconoscere i Buoni Acquisto Edenred, per esempio, significa dare alle persone la possibilità di accedere a tantissimi beni appartenenti a diverse categorie merceologiche.
Qualche esempio? Chi sta arredando casa o deve realizzare la cameretta per i figli, può utilizzare il proprio buono acquisto da Ikea. Chi invece preferisce utilizzarli per la spesa, può andare in vari supermercati come Bennet, Carrefour, Conad, Coop, Despar, Il Gigante, Iperal, Tigros, Tuodì e Unes, solo per dirne alcuni.
Tutte queste misure aiutano i dipendenti ad aumentare il loro potere d’acquisto, specie in un periodo in cui gli stipendi medi in Italia non sono così alti e la situazione mondiale è instabile.
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