Welfare aziendale
23 Nov 2020
| 4'

Viaggi: il flexible benefit che piace a dipendenti e aziende

Tra i flexible benefit, i viaggi sono apprezzati dai dipendenti, che possono, tra l’altro, approfittare di opzioni migliori. Scopriamo in questo articolo quali sono i motivi e come rientrano in un piano di welfare aziendale

Se un tempo i benefit aziendali si limitavano a telefono, auto e così via, da qualche anno anche in Italia si sta diffondendo il concetto di “benessere” dei dipendenti. Per questo i piani di welfare aziendale prevedono sempre più flexible benefit, tra cui i viaggi.

In questo articolo cerchiamo di capire come funzionano i viaggi come flexibile benefit e quali sono i vantaggi, fiscali e non, per le aziende e per i dipendenti.

A cosa servono i viaggi come benefit aziendali

I viaggi premio intesi come flexible benefit vengono come detto sempre più spesso inseriti all’interno del piano di welfare insieme ad altre attività dedicate al benessere e al tempo libero.

I dipendenti che possono scegliere un viaggio come benefit hanno vantaggi sia dal punto di vista della conciliazione vita-lavoro sia di tipo economico.

Si tratta infatti di un benefit che, anche se non è da considerarsi una retribuzione vera e propria, contribuisce ad aumentare il benessere personale e familiare del dipendente, ma anche il suo potere d’acquisto, non rientrando nel computo del reddito imponibile.

I viaggi inseriti nel paniere dei servizi flexible possono infatti essere opzionati dal dipendente sia per se stesso sia per la sua famiglia, diventando in questo modo un importante sostegno al reddito.

Questo, oltre che per le agevolazioni fiscali previste, come vedremo, anche per la possibilità di acquistare viaggi talvolta a prezzi più competitivi. Se ci sono, per esempio, sconti dedicati e concordati tra l’agenzia e il provider welfare.

 
 

La soddisfazione e il relax che si provano nei viaggi influiscono positivamente sulla produttività. Livelli di stress elevati e carichi di lavoro superiori alla media possono avere un impatto negativo sulle persone, sulla motivazione e sulla concentrazione.

Come inserire i viaggi nel welfare aziendale

Se stai pensando di proporre viaggi nel paniere di misure di welfare aziendale della tua azienda devi sapere che puoi scegliere tra diverse formule.

La tua azienda potrebbe, per esempio, siglare un accordo con un’agenzia di viaggi per avere sconti e promozioni o attivare un piano di welfare che includa tra i benefit i viaggi – così come previsto dall’art. 100 del TUIR. In questo modo sia l’impresa che i dipendenti hanno dei vantaggi fiscali.

Altra possibilità può essere quella di rivolgersi a una società che si occupa di soluzioni di welfare aziendale che già dispone di una rete di operatori turistici convenzionati molto più vasta e consolidata.

 
 

A seconda del budget stanziato dall'azienda o della parte di premio che un dipendente sceglie di convertire in benefit, l’ammontare viene accreditato sul conto welfare personale e può essere trasformato in voucher da utilizzare per viaggi.

Nel piano di welfare, per soddisfare le esigenze di tutti i dipendenti sono incluse diverse opzioni di viaggi e pacchetti. Questo viene incontro a persone di età diversa, ma anche con differenti abitudini.

Mete esotiche o soggiorni per famiglia, esperienze all’insegna della natura o formule all inclusive: le proposte possono comprendere per esempio soggiorni o pacchetti completi, upgrade su prenotazioni già effettuate di voli aerei (magari dalla classe economy a quella business) o pernottamenti in alberghi in tipologie di camera superior.

I vantaggi dei viaggi come flexible benefit

La legge che definisce l’agevolazione fiscale prevista per i flexible benefit, e quindi anche per i viaggi, è il già citato TUIR, ovvero il Testo Unico delle Imposte sui Redditi, introdotta nell’ordinamento col D.P.R del 22 dicembre 1986.

Nello specifico i viaggi sono inclusi tra i servizi previsti dall’articolo 100 del Testo unico delle imposte sui redditi che dice: “Le spese relative ad opere o servizi utilizzabili dalla generalità dei dipendenti o categorie di dipendenti volontariamente sostenute per specifiche finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto, sono deducibili per un ammontare complessivo non superiore al 5 per mille dell’ammontare delle spese per prestazioni di lavoro dipendente risultante dalla dichiarazione dei redditi”.

Inoltre, l’articolo 51 del TUIR indica i vantaggi fiscali dei flexible benefit, definendoli totalmente esenti dall’imposizione retributiva e contributiva lato dipendente.

Tale erogazione, inoltre, è interamente deducibile anche dal reddito aziendale se definita tramite regolamento aziendale o in una contrattazione sindacale (di primo o secondo livello).

Esempio di vantaggi dei viaggi premio per i dipendenti

Un caso concreto: la tua impresa decide di premiare i dipendenti con 2mila euro di retribuzione aggiuntiva sulla mensilità di giugno e un dipendente vuole usare quella somma per pagare le vacanze di famiglia.

Se l’azienda concede i 2mila euro come retribuzione in busta paga, il dipendente, una volta pagati Irpef e contributi, si trova ad avere un budget per le vacanze di circa 1.200 euro.

Se invece i 2mila fossero erogati in welfare, con l’offerta di un paniere di servizi che includesse anche le vacanze, allora il budget salirebbe ai 2mila euro di partenza. Un vantaggio di 800 euro (cioè un 40% in più) che si può tradurre, per esempio, in una settimana di vacanza aggiuntiva.

Viaggi per i dipendenti ed esempi concreti

Torniamo ai viaggi con qualche esempio concreto.

Come dicevamo, anche in Italia da qualche anno è cresciuto il numero di aziende che prevedono misure destinate a facilitare questo tipo di benefit. Come il caso del Colorificio San Marco, di Treviso, che mette a disposizione dei dipendenti alcuni appartamenti al mare, a Bibbione. Aziende di dimensioni più grandi, come Luxottica e Ferrero, invece, da qualche anno offrono campi estivi per i figli dei dipendenti.

A livello internazionale, invece, i viaggi premio ai dipendenti sono una realtà consolidata. Tanto che ci sono casi particolarmente innovativi come quello della compagnia pubblicitaria californiana SteelHouse che dal 2011 regala 2mila dollari l’anno ai dipendenti perché li spendano in viaggi e vacanze.

Mentre il gruppo Airbnb offre trimestralmente a ogni dipendente 500 dollari da spendere nelle strutture della propria rete.

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