Buoni Pasto
9 Lug 2026
| 10'

Aumentare il valore facciale dei buoni pasto: quando conviene e cosa sapere

Sapevi che il valore facciale dei buoni pasto non è fisso e può essere aumentato fino a 10 euro? Con la nuova soglia esentasse 2026, questa scelta offre vantaggi ad aziende, dipendenti e partite IVA.
Autore
Camilla Vignoli
valore facciale buoni pasto

Dal 2026 la soglia esentasse dei buoni pasto è passata a 10 euro (solo per il formato elettronico, il cartaceo resta a 4 euro). Questo aumento, se ben gestito a livello di pianificazione fiscale, ​porta​ significativi vantaggi sia lato azienda, sia lato soddisfazione dei dipendenti. 
I buoni pasto rappresentano uno degli strumenti di welfare aziendale più utilizzati perché consentono di integrare il potere d’acquisto di dipendenti e collaboratori con un trattamento fiscale favorevole.  

Ma sapevi che il valore facciale del buono pasto non è predefinito e che per i beneficiari esistono delle specifiche soglie di esenzione fiscale? Ecco perché conoscere la normativa fiscale che regola i buoni pasto può essere la base per prendere decisioni strategiche consapevoli. 

Vediamo di fare chiarezza e capire come utilizzare questo importante strumento di welfare.

Dal 2026 la soglia esentasse dei buoni pasto è passata a 10 euro (solo per il formato elettronico, il cartaceo resta a 4 euro). Questo aumento, se ben gestito a livello di pianificazione fiscale, ​porta​ significativi vantaggi sia lato azienda, sia lato soddisfazione dei dipendenti. 
I buoni pasto rappresentano uno degli strumenti di welfare aziendale più utilizzati perché consentono di integrare il potere d’acquisto di dipendenti e collaboratori con un trattamento fiscale favorevole.  

Ma sapevi che il valore facciale del buono pasto non è predefinito e che per i beneficiari esistono delle specifiche soglie di esenzione fiscale? Ecco perché conoscere la normativa fiscale che regola i buoni pasto può essere la base per prendere decisioni strategiche consapevoli. 

Vediamo di fare chiarezza e capire come utilizzare questo importante strumento di welfare.

Cos’è il valore facciale dei buoni pasto

Il buono pasto è un “documento di legittimazione” (ex art. 2002 c.c.) che permette di ottenere ilusufruire del servizio sostitutivo della classica mensa aziendale.
Ha un importo variabile, pari al cosiddetto valore facciale del buono stesso ed è utilizzabile esclusivamente per tale valore.  
Come dicevamo, non avendo un importo predefinito può variare in base alla decisione della singola azienda o del libero professionista con partita IVA ordinaria. 

Se il​ buono pasto ha valore facciale di 10 euro puoi utilizzarlo esclusivamente per tale valore e in nessun caso è possibile ottenere un resto. Ad esempio: per un pranzo da 11 euro, ​​userai un buono pasto da 10 e aggiungerai 1 euro al pagamento, ​​non potrai usare due buoni pasto da 10 euro (per un totale di 20 euro) e ricevere il resto di 9 euro. 

Il buono pasto è un “documento di legittimazione” (ex art. 2002 c.c.) che permette di ottenere ilusufruire del servizio sostitutivo della classica mensa aziendale.
Ha un importo variabile, pari al cosiddetto valore facciale del buono stesso ed è utilizzabile esclusivamente per tale valore.  
Come dicevamo, non avendo un importo predefinito può variare in base alla decisione della singola azienda o del libero professionista con partita IVA ordinaria. 

Se il​ buono pasto ha valore facciale di 10 euro puoi utilizzarlo esclusivamente per tale valore e in nessun caso è possibile ottenere un resto. Ad esempio: per un pranzo da 11 euro, ​​userai un buono pasto da 10 e aggiungerai 1 euro al pagamento, ​​non potrai usare due buoni pasto da 10 euro (per un totale di 20 euro) e ricevere il resto di 9 euro. 

Si può aumentare il valore facciale dei buoni pasto?

Sì, si può. Il valore facciale dei buoni pasto è variabile e può essere aumentato. La decisione spetta all’azienda, che può modificarlo per incrementare il proprio welfare aziendale.  
È importante tenere a mente in questa fase la distinzione tra valore facciale e soglia di esenzione fiscale

Il primo, come abbiamo visto, identifica il valore dello strumento di pagamento ed è liberamente determinabile. 
La soglia di esenzione fiscale invece non è variabile e dal 2026 è stata innalzata, portandola a 10 euro​ per i buoni pasto digitali (o elettronici), mentre è rimasta invece la soglia di 4 euro per il formato cartaceo.
Questa soglia determina l’importo massimo per cui il buono è esentasse: il dipendente o collaboratore che lo riceve non ha nessuna ricaduta in busta paga né in termini di tassazione, né in termini di contributi previdenziali. 

È, in sostanza, un importo aggiuntivo netto alla sua retribuzione. 

Un’azienda o un libero professionista con partita IVA ordinaria possono quindi acquistare richiedere i buoni pasto nel numero e nel valore che desiderano e con la frequenza che ritengono più opportuna. Oltre che nel formato che reputano più adatto: cartaceo o elettronico. 

Sì, si può. Il valore facciale dei buoni pasto è variabile e può essere aumentato. La decisione spetta all’azienda, che può modificarlo per incrementare il proprio welfare aziendale.  
È importante tenere a mente in questa fase la distinzione tra valore facciale e soglia di esenzione fiscale

Il primo, come abbiamo visto, identifica il valore dello strumento di pagamento ed è liberamente determinabile. 
La soglia di esenzione fiscale invece non è variabile e dal 2026 è stata innalzata, portandola a 10 euro​ per i buoni pasto digitali (o elettronici), mentre è rimasta invece la soglia di 4 euro per il formato cartaceo.
Questa soglia determina l’importo massimo per cui il buono è esentasse: il dipendente o collaboratore che lo riceve non ha nessuna ricaduta in busta paga né in termini di tassazione, né in termini di contributi previdenziali. 

È, in sostanza, un importo aggiuntivo netto alla sua retribuzione. 

Un’azienda o un libero professionista con partita IVA ordinaria possono quindi acquistare richiedere i buoni pasto nel numero e nel valore che desiderano e con la frequenza che ritengono più opportuna. Oltre che nel formato che reputano più adatto: cartaceo o elettronico. 

 
 

Da sapere: a seconda del settore (pubblico o privato) e dell’attività svolta, le eventuali modifiche al valore facciale potrebbero dover passare per il tramite di accordi o contratti aziendali. 

Qual è il valore massimo del buono pasto?

Il valore massimo di un buono pasto non è stabilito per legge, ma dipende dai singoli accordi aziendali
Il valore massimo esentasse invece è stabilito per legge e con la nuova Legge di Bilancio 2026 è pari per i buoni pasto digitali (o elettronici), come abbiamo visto, a 10 euro. 

Questo è il valore di riferimento per quel che concerne la parte di aziende e dipendenti, diverso è il discorso per le partite IVA: la soglia non determina un valore esentasse.
Il buono pasto, infatti, viene utilizzato per il pagamento di spese di vitto e i relativi costi di acquisto sono deducibili, ai fini delle imposte dirette, fino alla misura del 75% (secondo quanto previsto dall’articolo 54-septies, comma 1, del TUIR, come riscritto dal D.Lgs. 192/2024).  

Stai pensando di aumentare il valore facciale dei buoni pasto? Prenota una consulenza gratuita

Il valore massimo di un buono pasto non è stabilito per legge, ma dipende dai singoli accordi aziendali
Il valore massimo esentasse invece è stabilito per legge e con la nuova Legge di Bilancio 2026 è pari per i buoni pasto digitali (o elettronici), come abbiamo visto, a 10 euro. 

Questo è il valore di riferimento per quel che concerne la parte di aziende e dipendenti, diverso è il discorso per le partite IVA: la soglia non determina un valore esentasse.
Il buono pasto, infatti, viene utilizzato per il pagamento di spese di vitto e i relativi costi di acquisto sono deducibili, ai fini delle imposte dirette, fino alla misura del 75% (secondo quanto previsto dall’articolo 54-septies, comma 1, del TUIR, come riscritto dal D.Lgs. 192/2024).  

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Cosa succede se il buono pasto supera la soglia esente?

Il valore del buono pasto è variabile e liberamente determinabile dall’azienda o partita IVA. 
Quindi ad esempio un’azienda può decidere di adottare buoni pasto dal valore di 12 euro, ma la parte che eccede la soglia di esenzione verrà tassata in busta paga

Il dipendente che riceve il buono pasto da 12 euro troverà quindi i 2 euro assegnati oltre soglia come parte di retribuzione a cedolino che sarà soggetta alla normale imposizione fiscale e contributiva. Quest’ultima ovviamente dipende dal singolo inquadramento del soggetto. 

Per le partite IVA, invece, l’utilizzo di un buono pasto oltre la soglia dei 10 euro non determina nessun cambiamento lato fiscale e contributivo: le regole che si applicano rimangono quelle standard di deducibilità al 75%.
L’unico limite da considerare lato deducibilità per il lavoratore autonomo è quello del 2% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta.

Il valore del buono pasto è variabile e liberamente determinabile dall’azienda o partita IVA. 
Quindi ad esempio un’azienda può decidere di adottare buoni pasto dal valore di 12 euro, ma la parte che eccede la soglia di esenzione verrà tassata in busta paga

Il dipendente che riceve il buono pasto da 12 euro troverà quindi i 2 euro assegnati oltre soglia come parte di retribuzione a cedolino che sarà soggetta alla normale imposizione fiscale e contributiva. Quest’ultima ovviamente dipende dal singolo inquadramento del soggetto. 

Per le partite IVA, invece, l’utilizzo di un buono pasto oltre la soglia dei 10 euro non determina nessun cambiamento lato fiscale e contributivo: le regole che si applicano rimangono quelle standard di deducibilità al 75%.
L’unico limite da considerare lato deducibilità per il lavoratore autonomo è quello del 2% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta.

Aumentare il valore facciale o aumento in busta paga? Qualche esempio pratico

Arrivati a questo punto vi chiederete: mi conviene aumentare il valore facciale del buono pasto o riconoscere un aumento in busta paga

Premesso che va valutata la singola realtà aziendale e le aspettative di aumento e benefit che l’imprenditore/imprenditrice e i suoi dipendenti hanno (se per esempio si pensa di aumentare la retribuzione di 10.000 euro l’anno, ovviamente questo aumento non può materialmente passare interamente da buoni pasto). 

Mettiamo però a confronto l’utilizzo del buono pasto fino alla soglia massima esentasse di 10 euro al giorno, con un aumento sempre di 10 euro, ma che passa interamente da busta paga. 

Nel primo caso, con i buoni pasto, il dipendente riceve 10 euro spendibili utilizzabili in sostituzione della mensa aziendale e sono totalmente netti: no tasse, no contributi, nessuna imposta.

Arrivati a questo punto vi chiederete: mi conviene aumentare il valore facciale del buono pasto o riconoscere un aumento in busta paga

Premesso che va valutata la singola realtà aziendale e le aspettative di aumento e benefit che l’imprenditore/imprenditrice e i suoi dipendenti hanno (se per esempio si pensa di aumentare la retribuzione di 10.000 euro l’anno, ovviamente questo aumento non può materialmente passare interamente da buoni pasto). 

Mettiamo però a confronto l’utilizzo del buono pasto fino alla soglia massima esentasse di 10 euro al giorno, con un aumento sempre di 10 euro, ma che passa interamente da busta paga. 

Nel primo caso, con i buoni pasto, il dipendente riceve 10 euro spendibili utilizzabili in sostituzione della mensa aziendale e sono totalmente netti: no tasse, no contributi, nessuna imposta.

 
 

10 euro al giorno per un anno per il dipendente equivalgono a circa 2.500 euro in più all’anno, che il datore di lavoro deduce interamente. 

Se i 10 euro entrassero invece in busta paga, questi subirebbero trattenute sia a livello di imposte che di contributi INPS. Il quantum delle stesse dipende ovviamente dalla retribuzione totale del dipendente, ma si parla anche di decurtazioni di metà del valore ricevuto. 

Facciamo un esempio concreto su una retribuzione annua lorda di 30.000 euro che equivale a un costo azienda (senza agevolazioni particolari) di 41.192 euro e stipendio netto annuale per il dipendente di 23.395 euro


Ipotizziamo di voler dare un aumento netto annuale di 2.500 euro al dipendente portando il suo netto quindi a 25.895. Il costo aziendale stimato sarebbe di 47.746 (+6.554 euro), la RAL dovrebbe passare a 34.773 euro (+4.773) per ottenere lo stesso netto raggiungibile con l’introduzione dei buoni pasto da 10 euro al giorno.  

E sapevi che il buono pasto è uno strumento flessibile e senza vincoli contrattuali? Scopri i vantaggi dei buoni pasto con i nostri esperti

Se i 10 euro entrassero invece in busta paga, questi subirebbero trattenute sia a livello di imposte che di contributi INPS. Il quantum delle stesse dipende ovviamente dalla retribuzione totale del dipendente, ma si parla anche di decurtazioni di metà del valore ricevuto. 

Facciamo un esempio concreto su una retribuzione annua lorda di 30.000 euro che equivale a un costo azienda (senza agevolazioni particolari) di 41.192 euro e stipendio netto annuale per il dipendente di 23.395 euro


Ipotizziamo di voler dare un aumento netto annuale di 2.500 euro al dipendente portando il suo netto quindi a 25.895. Il costo aziendale stimato sarebbe di 47.746 (+6.554 euro), la RAL dovrebbe passare a 34.773 euro (+4.773) per ottenere lo stesso netto raggiungibile con l’introduzione dei buoni pasto da 10 euro al giorno.  

E sapevi che il buono pasto è uno strumento flessibile e senza vincoli contrattuali? Scopri i vantaggi dei buoni pasto con i nostri esperti

Aumento valore facciale buono pasto vs aumento in busta paga

La tabella successiva sintetizza gli effetti dell’aumento del valore facciale dei buoni pasto digitali (o elettronici) fino a 10 euro con quelli di un incremento equivalente riconosciuto direttamente in busta paga.

La tabella successiva sintetizza gli effetti dell’aumento del valore facciale dei buoni pasto digitali (o elettronici) fino a 10 euro con quelli di un incremento equivalente riconosciuto direttamente in busta paga.

Aumento valore facciale dei buoni pasto
Aumento in busta paga
Costo azienda stimato: 41.192 €
Costo azienda stimato: 47.746 €
Stipendio lordo stimato: 30.000 €
Stipendio lordo stimato: 34.773 €
Stipendio netto stimato: 23.395 €
Stipendio netto stimato: 23.395 €

Nota: valori di retribuzione e costo azienda stimati considerando un contratto full time CCNL Commercio – Confcommercio.

Nota: valori di retribuzione e costo azienda stimati considerando un contratto full time CCNL Commercio – Confcommercio.

Perché aumentare il valore dei buoni pasto a 10 euro può convenire all’azienda?

Aumentare il valore facciale dei buoni pasto fino a 10 euro ha diversi vantaggi per le aziende. Oltre ai vantaggi fiscali, ce ne sono diversi che influiscono direttamente sulle persone.
Vediamo quali sono.

Aumentare il valore facciale dei buoni pasto fino a 10 euro ha diversi vantaggi per le aziende. Oltre ai vantaggi fiscali, ce ne sono diversi che influiscono direttamente sulle persone.
Vediamo quali sono.

Aumentano la soddisfazione dei dipendenti

Il buono pasto si conferma un benefit centrale nella vita quotidiana delle persone: secondo l’Osservatorio Welfare 2026 di Edenred,  il 55% dei dipendenti dichiara che nella propria azienda vengono erogati buoni pasto. Sono anche tra i benefit più riconosciuti dal momento che rispondono a un bisogno frequente e facilmente comprensibile.

Inoltre, il 78% dei dipendenti li considera una forma di integrazione al reddito, il 74% ritiene che sostengano i consumi e l’acquisto di prodotti di prima necessità e il 71% concorda sul fatto che proteggano la capacità di spesa reale delle persone.

Per le aziende, aumentare il valore facciale dei buoni pasto elettronici fino alla nuova soglia esentasse di 10 euro significa quindi offrire un aiuto ancora più concreto, utilizzabile non solo per la pausa pranzo, ma anche per la spesa

Il buono pasto si conferma un benefit centrale nella vita quotidiana delle persone: secondo l’Osservatorio Welfare 2026 di Edenred,  il 55% dei dipendenti dichiara che nella propria azienda vengono erogati buoni pasto. Sono anche tra i benefit più riconosciuti dal momento che rispondono a un bisogno frequente e facilmente comprensibile.

Inoltre, il 78% dei dipendenti li considera una forma di integrazione al reddito, il 74% ritiene che sostengano i consumi e l’acquisto di prodotti di prima necessità e il 71% concorda sul fatto che proteggano la capacità di spesa reale delle persone.

Per le aziende, aumentare il valore facciale dei buoni pasto elettronici fino alla nuova soglia esentasse di 10 euro significa quindi offrire un aiuto ancora più concreto, utilizzabile non solo per la pausa pranzo, ma anche per la spesa

Attirano e trattengono talenti

Ormai è pratica consolidata negli annunci di lavoro su LinkedIn che le aziende inseriscano i buoni pasto tra i benefit che mettono a disposizione dei nuovi assunti.
Ed è una prassi sempre più frequente indicarne il loro valore e affiancarlo a quello della RAL proposta per la posizione (indicazione, quella della RAL, divenuta peraltro ora obbligatoria).

Ormai è pratica consolidata negli annunci di lavoro su LinkedIn che le aziende inseriscano i buoni pasto tra i benefit che mettono a disposizione dei nuovi assunti.
Ed è una prassi sempre più frequente indicarne il loro valore e affiancarlo a quello della RAL proposta per la posizione (indicazione, quella della RAL, divenuta peraltro ora obbligatoria).

 
 

Aumentare il valore del buono pasto funziona, quindi, come elemento di attraction e può fare la differenza se, a parità di stipendio e ruolo, una persona deve scegliere tra un’azienda e un’altra. 

​​​Lato retention, l’aumento del valore del buono pasto viene spesso percepito dai dipendenti come un segnale concreto di fiducia e attenzione da parte dell’azienda.Inserito in un pacchetto di condizioni più ampio, questo contribuisce a ridurre la propensione delle persone a guardarsi intorno sul mercato del lavoro

​​​Lato retention, l’aumento del valore del buono pasto viene spesso percepito dai dipendenti come un segnale concreto di fiducia e attenzione da parte dell’azienda.Inserito in un pacchetto di condizioni più ampio, questo contribuisce a ridurre la propensione delle persone a guardarsi intorno sul mercato del lavoro

Contribuiscono a migliorare la salute dei dipendenti

Un valore più alto del buono pasto incide anche sulle abitudini quotidiane. Con una maggiore disponibilità, i dipendenti sono più incentivati a scegliere alimenti di qualità superiore, più nutrienti, con ingredienti freschi o di stagione, costruendo così pasti più completi ed equilibrati. 

Questo cambiamento, apparentemente semplice, ha un impatto diretto sul benessere generale. Una pausa pranzo più sana non solo migliora la salute nel lungo periodo, ma aumenta anche il livello di soddisfazione durante la giornata lavorativa, con effetti positivi sulla concentrazione e sulla produttività. 

Inoltre, la possibilità di variare la composizione del pasto aumenta ulteriormente se pensiamo che i buoni pasto possono essere utilizzati anche per fare la spesa online o ordinare cibo con food delivery. 

Un valore più alto del buono pasto incide anche sulle abitudini quotidiane. Con una maggiore disponibilità, i dipendenti sono più incentivati a scegliere alimenti di qualità superiore, più nutrienti, con ingredienti freschi o di stagione, costruendo così pasti più completi ed equilibrati. 

Questo cambiamento, apparentemente semplice, ha un impatto diretto sul benessere generale. Una pausa pranzo più sana non solo migliora la salute nel lungo periodo, ma aumenta anche il livello di soddisfazione durante la giornata lavorativa, con effetti positivi sulla concentrazione e sulla produttività. 

Inoltre, la possibilità di variare la composizione del pasto aumenta ulteriormente se pensiamo che i buoni pasto possono essere utilizzati anche per fare la spesa online o ordinare cibo con food delivery. 

Aumentare il valore facciale dei buoni pasto: vantaggi per le partita IVA

Aumentare il valore facciale dei buoni pasto è molto vantaggioso anche per i  lavoratori autonomi
Gli imprenditori individuali e i titolari di una partita IVA con regime ordinario senza dipendenti possono decidere l’importo dei buoni pasto Ticket Restaurant® in totale flessibilità e in base alle proprie esigenze.
E questo senza il limite di 10 euro  (per i buoni pasto elettronici, 4 euro per i cartacei) che è invece previsto per i lavoratori dipendenti. 

I costi dell’acquisto dei buoni pasto, inoltre, sono deducibili, ai fini delle imposte dirette, fino alla misura del 75% (secondo quanto previsto dall’articolo 54-septies, comma 1, del TUIR, come riscritto dal D.Lgs. 192/2024). Tuttavia, bisogna ricordare che tale deducibilità, per i titolari di reddito di lavoro autonomo, è limitata a un importo non superiore al 2% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta. 

Ricordiamo, che quando parliamo di lavoratori autonomi, tutti i costi sono deducibili quando inerenti all’attività svolta.​​ L’utilizzo del buono pasto può quindi semplificare notevolmente la rendicontazione delle spese sostenute per pranzi, cene aziendali, acquisti nei supermercati, ma non deve mai mancare il rispetto del principio di inerenza dei costi

I buoni pasto, infatti, consentono una rendicontazione più semplice delle spese sostenute per il vitto: i titolari di partita IVA non sono costretti a registrare gli scontrini o fatture dei vari pranzi, ma si ha tutto nell’unica fattura relativa all’acquisto dei buoni pasto

Aumentare il valore facciale dei buoni pasto è molto vantaggioso anche per i  lavoratori autonomi
Gli imprenditori individuali e i titolari di una partita IVA con regime ordinario senza dipendenti possono decidere l’importo dei buoni pasto Ticket Restaurant® in totale flessibilità e in base alle proprie esigenze.
E questo senza il limite di 10 euro  (per i buoni pasto elettronici, 4 euro per i cartacei) che è invece previsto per i lavoratori dipendenti. 

I costi dell’acquisto dei buoni pasto, inoltre, sono deducibili, ai fini delle imposte dirette, fino alla misura del 75% (secondo quanto previsto dall’articolo 54-septies, comma 1, del TUIR, come riscritto dal D.Lgs. 192/2024). Tuttavia, bisogna ricordare che tale deducibilità, per i titolari di reddito di lavoro autonomo, è limitata a un importo non superiore al 2% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta. 

Ricordiamo, che quando parliamo di lavoratori autonomi, tutti i costi sono deducibili quando inerenti all’attività svolta.​​ L’utilizzo del buono pasto può quindi semplificare notevolmente la rendicontazione delle spese sostenute per pranzi, cene aziendali, acquisti nei supermercati, ma non deve mai mancare il rispetto del principio di inerenza dei costi

I buoni pasto, infatti, consentono una rendicontazione più semplice delle spese sostenute per il vitto: i titolari di partita IVA non sono costretti a registrare gli scontrini o fatture dei vari pranzi, ma si ha tutto nell’unica fattura relativa all’acquisto dei buoni pasto

 
 

Questo può essere molto comodo in qualsiasi occasione, ma in particolare quando si fa un pranzo veloce con un panino, una piadina o altro: chi utilizza i buoni pasto non ha bisogno di richiedere la fattura né di scaricarla. Senza code e attese, la velocità del pranzo è assicurata! 

Da ricordare: qui stiamo parlando di lavoratori autonomi in partita iva IVA semplificata e ordinaria, non di regime forfettario. 

I forfettari possono utilizzare potenzialmente i buoni pasto liberamente, ma non possono dedurne il costo e godere di quindi di vantaggi fiscali in tal senso.

Da ricordare: qui stiamo parlando di lavoratori autonomi in partita iva IVA semplificata e ordinaria, non di regime forfettario. 

I forfettari possono utilizzare potenzialmente i buoni pasto liberamente, ma non possono dedurne il costo e godere di quindi di vantaggi fiscali in tal senso.

Come scegliere il valore facciale del buono pasto?

Non esiste un valore facciale ideale valido per tutte le aziende. La scelta dovrebbe tenere conto di diversi fattori e da commercialista ti consiglio di considerare questi: 

  • il budget disponibile: quanto puoi/vuoi allocare di budget societario al welfare aziendale;
  • il numero di lavoratori coinvolti: ricorda che non puoi decidere di dare i buoni pasto come benefit ad personam. Se decidi di introdurre lo strumento, devi farlo per categorie omogenee di dipendenti;
  • il costo medio di un pasto nell’area geografica di riferimento: sappiamo tutti che un panino a Milano ha un prezzo ed in altre aree del Paese ne ha un altro. Valuta quindi un valore che sia congruo per il tuo personale. 

Non esiste un valore facciale ideale valido per tutte le aziende. La scelta dovrebbe tenere conto di diversi fattori e da commercialista ti consiglio di considerare questi: 

  • il budget disponibile: quanto puoi/vuoi allocare di budget societario al welfare aziendale;
  • il numero di lavoratori coinvolti: ricorda che non puoi decidere di dare i buoni pasto come benefit ad personam. Se decidi di introdurre lo strumento, devi farlo per categorie omogenee di dipendenti;
  • il costo medio di un pasto nell’area geografica di riferimento: sappiamo tutti che un panino a Milano ha un prezzo ed in altre aree del Paese ne ha un altro. Valuta quindi un valore che sia congruo per il tuo personale. 

Aumentare il valore facciale dei buoni pasto conviene?

Tutti i vantaggi appena descritti evidenziano come aumentare il valore del buono pasto fino a 10 euro è conveniente per tutti.

Per i lavoratori, in quanto si incrementa il loro potere d’acquisto senza trattenute in busta paga fino a circa 2.500 euro annui, e per le aziende che, indubbiamente, hanno vantaggi fiscali, ma anche benefici dal punto di vista della gestione delle persone, del loro benessere e dell’aumento della produttività. 

I vantaggi ci sono anche per chi è titolare di partita IVA che può aumentare il valore in totale flessibilità e secondo le proprie esigenze.

Vuoi aumentare il valore facciale dei buoni pasto?

Tutti i vantaggi appena descritti evidenziano come aumentare il valore del buono pasto fino a 10 euro è conveniente per tutti.

Per i lavoratori, in quanto si incrementa il loro potere d’acquisto senza trattenute in busta paga fino a circa 2.500 euro annui, e per le aziende che, indubbiamente, hanno vantaggi fiscali, ma anche benefici dal punto di vista della gestione delle persone, del loro benessere e dell’aumento della produttività. 

I vantaggi ci sono anche per chi è titolare di partita IVA che può aumentare il valore in totale flessibilità e secondo le proprie esigenze.

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Domande frequenti (FAQ) sul valore facciale dei buoni pasto

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