Welfare aziendale
16 Ott 2025
| 7'

Osservatorio welfare aziendale in Italia: prevalgono i fringe benefit

Dall'Osservatorio Edenred del 2025 emerge che il welfare aziendale è un investimento utile, ma soprattutto è una forma di sostegno al reddito delle famiglie. Nell'articolo: trend, dati e un confronto con gli anni passati.
Autore
Redazione
osservatorio welfare aziendale

L’Osservatorio Welfare di Edenred è il rapporto annuale che analizza l’andamento del welfare aziendale in Italia. Un appuntamento ormai fisso, nonché un’occasione di confronto con tutti i principali stakeholder del settore rispetto ai cambiamenti del mercato, alle aspettative e alle necessità delle persone in ottica di wellbeing.

L’edizione 2025, che analizza i dati del 2024, si fonda su due macro-indagini distinte e allo stesso tempo convergenti: la consueta analisi sul bacino di utenza di Edenred Italia – che complessivamente è composto da oltre 5.000 aziende e oltre 770.000 beneficiari – e l’indagine a cura di BVA Doxa che, anche quest’anno, si sofferma sul sentiment dei lavoratori e si basa su un campione di 1.500 dipendenti e 400 HR manager distribuiti sull’intero territorio nazionale.

Un modo per offrire un quadro completo ed esaustivo sulla reale situazione del welfare aziendale nel nostro Paese e per conoscere la percezione, le opinioni e i bisogni emergenti dei lavoratori, trovando maggiori punti di contatto con loro e, quindi, soluzioni sempre più efficaci.

Vediamo quali sono i trend emersi nell’edizione 2025 dell’Osservatorio Welfare di Edenred.

Osservatorio Welfare aziendale 2025: i principali trend

Come dicevamo, l’Osservatorio sul welfare aziendale di Edenred Italia ci permette ogni anno di fare il punto sullo stato del settore nel nostro Paese. 

L’indagine BVA Doxa sugli e sulle HR Manager evidenzia una crescente consapevolezza del valore strategico del welfare. Il 67% valuta positivamente l’impegno della propria azienda, percentuale che sale all’80% tra chi ha un piano welfare attivo. L’88% ritiene che investire nel benessere favorisca la crescita aziendale, l’87% che aiuti a trattenere i talenti.

Tale percezione è presente anche tra i dipendenti. Sempre secondo l’indagine BVA, il 49% dei lavoratori e delle lavoratrici conferma la presenza di un piano welfare all’interno della propria azienda. Una percentuale in aumento rispetto al 42% del 2023, con punte del 62% nelle grandi aziende e del 71% nelle multinazionali. 

Il welfare aziendale è percepito come uno strumento efficace per sostenere il potere d’acquisto – lo conferma il 71%, in forte crescita rispetto al 55% del 2023 – e come un elemento che incide positivamente sulla soddisfazione lavorativa. Il 60% dei dipendenti, infatti, si dice soddisfatto, con punte del 68% tra chi usufruisce di un piano welfare.

“Il welfare aziendale si conferma uno strumento di valore, in grado di offrire ai chi lavora un sostegno concreto al potere d’acquisto. Oggi anche il ruolo degli HR è cambiato: sono sempre più artefici del cambiamento organizzativo, capaci di progettare esperienze e non solo di gestire processi. Per affrontare questa sfida, il welfare si rivela efficace.

Per liberare il potenziale di questo strumento e renderlo una vera leva di competitività per il Paese, è però necessario che anche la normativa faccia un passo avanti. Il nostro contributo al dialogo con le istituzioni si concentra su due priorità: innalzare la soglia di defiscalizzazione dei buoni pasto e semplificare le regole di accesso al welfare per le PMI, oggi ancora in larga parte escluse.”, ha dichiarato Giulio Siniscalco, Commercial Director Benefit & Engagement di Edenred Italia.

Le sezioni tematiche dell'Osservatorio Welfare

è possibile navigare tra i vari dati emersi dall’Osservatorio Welfare di Edenred attraverso le seguenti sezioni:

Nei paragrafi che seguono, analizziamo alcuni dei trend emergenti all’interno dell’Osservatorio che ci aiutano a capire la direzione che il welfare aziendale sta prendendo in Italia.

Le categorie di spesa

In riferimento alla composizione della spesa in welfare prevalgono i fringe benefit, con il 52%, oltre, quindi, la metà del totale. Una percentuale che segna un sorpasso storico rispetto alle altre aree. 
I fringe benefit sono seguiti dall’area ricreativa con il 23%.
Sommando i capitoli di spesa sociale come istruzione (13,5%), previdenza integrativa (5,6%), assistenza sanitaria (3,2%) e assistenza ai familiari (0,9%), il totale di questa macro-area raggiunge il 23,2% della spesa complessiva. In fondo alla classifica c’è anche la mobilità che rappresenta l’1,5% della spesa. 

L’analisi dei trend negli anni presi in considerazione dall’Osservatorio pertanto rileva una tendenza al contrario, vale a dire la riduzione della spesa per i capitoli dell’istruzione e in generale per il cosiddetto welfare sociale e la prevalenza della spesa in fringe benefit.

Basti pensare che, nel 2017, il welfare sociale – previdenza, sanità e istruzione rappresentava il 70% della spesa welfare. Un cambiamento che riflette sia l’evoluzione normativa – con l’aumento delle soglie dei fringe benefit –  sia le scelte dei beneficiari, sempre più orientati verso benefit dalla fruibilità più immediata.

Il benefit più utile e più erogato? Il buono pasto

Come avevamo già accennato, il buono pasto si conferma anche nell’edizione 2025 dell’Osservatorio come il benefit più erogato dalle aziende ai propri dipendenti, come confermano gli e le HR manager intervistate, con il 54% delle indicazioni, in aumento rispetto al dato dell’Osservatorio 2024.

La percentuale delle indicazioni cresce al 61% tra coloro che hanno anche un piano welfare, e scende al 44% tra le aziende che non lo prevedono. 

Anche i dipendenti apprezzano tantissimo il buono pasto, lo considera il benefit più utile il 51% dei lavoratori intervistati, percentuale che sale al 60% tra i Baby Boomer.

Come sono cambiati i consumi negli anni

Nel corso degli anni, prendendo come riferimento l’ampio periodo che va dal 2017 al 2023, i consumi delle quote welfare in flexible benefit hanno subito variazioni e cambiamenti unitamente al consolidamento di alcuni trend di spesa.
Nel dettaglio, i fringe benefit sono passati dal 16,2% del 2017 al 31,8% del 2023, in assoluto la percentuale di spesa più alta.
L’area ricreativa, che segue lo stesso andamento dei fringe benefit, tuttavia, solo rispetto al 2022 fa registrare un più 7,2% attestandosi al 29,5% di spesa nel 2023.

Osservatorio Welfare aziendale 2024

Guardando all’edizione 2024 dell’Osservatorio – che, lo ricordiamo, si basa su dati del 2023 – si è confermato il ruolo centrale che le aziende hanno giocato in questo ambito, convinte che il welfare non sia solo un “plus” per i dipendenti, ma un vero investimento strategico, in grado di contribuire concretamente agli obiettivi di business. Il contesto post-pandemico e le difficoltà economiche hanno rafforzato la consapevolezza della necessità di strumenti di welfare capaci di sostenere i lavoratori.

Il valore medio del credito pro capite si attesta su 800 euro, leggermente in calo rispetto agli 850 euro dell’edizione dell’Osservatorio 2023, ma superiore ai 750 euro del 2021. Sommando il residuo non consumato nell’anno precedente alle spettanze dell’anno successivo, la disponibilità complessiva media per l’edizione 2024 è di circa 910 euro

In questo contesto continuamente in evoluzione, dunque, il welfare aziendale ottiene una maggiore e diffusa consapevolezza rispetto al suo ruolo. Soprattutto dal 2023, rivelandosi un valido strumento per contrastare un periodo di crisi economica.

I fringe benefit rappresentano il 31,8% della spesa complessiva in welfare aziendale, seguiti dall’area ricreativa con il 29,5%. Complessivamente, queste due categorie coprono il 61,3% della spesa totale, evidenziando una crescita significativa rispetto al 27,9% del 2017. 

In particolare, il buono pasto si conferma come il benefit più erogato dalle aziende, con il 41% delle indicazioni, sostanzialmente stabile rispetto al dato del 2023. La sua rilevanza è riconosciuta anche in chiave futura: 7 dipendenti su 10 concordano sul fatto che, per i lavoratori di domani, la presenza del welfare costituirà un elemento di scelta dell’azienda e i buoni pasto rappresenteranno un benefit irrinunciabile.

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