Welfare aziendale
15 Ott 2026
| 10'

Stipendio medio in Italia: a quanto ammonta e cosa le aziende possono fare per integrarlo

Qual è la retribuzione media mensile in Italia? E basta per vivere bene in un periodo come questo? Partendo dai dati più recenti sulle retribuzioni, in questo articolo analizziamo la situazione stipendi e vediamo quale ruolo può avere il welfare aziendale nell’integrazione del reddito.
Autore
Cristina Maccarrone
stipendio medio in italia

Che in Italia lo stipendio medio sia più basso rispetto a quello degli altri Paesi europei è una situazione ormai assodata da diversi anni, che sembra persistere anche nel 2026. Un anno in cui permane una forte incertezza geopolitica con le tensioni relative alla guerra Russia-Ucraina e la tensione ancora alta in Medio Oriente.

In questo panorama, non proprio roseo, a quanto ammonta oggi lo stipendio medio netto in Italia? Quanto guadagna un operaio in media? 

E negli ultimi vent’anni, d’altra parte, il tema non è solo “quanto si guadagna”, ma quanto vale davvero quello stipendio.  Se guardiamo all’andamento delle retribuzioni reali, infatti, l’Italia è tra i Paesi che hanno registrato maggiori difficoltà nel recuperare potere d’acquisto.

Partendo dagli ultimi dati di Jobpricing e dalle previsioni della Global Salary di Eca Italia, cerchiamo di delineare qual è il livello delle retribuzioni medie in Italia e cosa oggi si può fare per integrare lo stipendio aumentando il potere d’acquisto dei dipendenti anche attraverso gli strumenti welfare.

Che in Italia lo stipendio medio sia più basso rispetto a quello degli altri Paesi europei è una situazione ormai assodata da diversi anni, che sembra persistere anche nel 2026. Un anno in cui permane una forte incertezza geopolitica con le tensioni relative alla guerra Russia-Ucraina e la tensione ancora alta in Medio Oriente.

In questo panorama, non proprio roseo, a quanto ammonta oggi lo stipendio medio netto in Italia? Quanto guadagna un operaio in media? 

E negli ultimi vent’anni, d’altra parte, il tema non è solo “quanto si guadagna”, ma quanto vale davvero quello stipendio.  Se guardiamo all’andamento delle retribuzioni reali, infatti, l’Italia è tra i Paesi che hanno registrato maggiori difficoltà nel recuperare potere d’acquisto.

Partendo dagli ultimi dati di Jobpricing e dalle previsioni della Global Salary di Eca Italia, cerchiamo di delineare qual è il livello delle retribuzioni medie in Italia e cosa oggi si può fare per integrare lo stipendio aumentando il potere d’acquisto dei dipendenti anche attraverso gli strumenti welfare.

Qual è lo stipendio medio in Italia?

Per sapere qual è lo stipendio medio in Italia, ci rifacciamo al “JP Salary Outlook”  dell’Osservatorio Jobpricing che, per l’appunto, svolge un’analisi sulle retribuzioni in Italia in maniera semestrale (è infatti un report definito “rolling”).

Secondo l’ultima edizione del 2026, l’Italia si colloca al 23° posto (lo scorso anno era al 22°) su 34 Paesi OCSE per salari medi annui con una RAL (Retribuzione Annua Lorda) media di 32.991 euro e una RGA (Retribuzione Globale Annua) di 33.978 euro. Ricordiamo che la RAL comprende le componenti fisse della retribuzione, mentre la RGA include anche quelle variabili, come eventuali bonus e premi.

Lo stipendio medio mensile lordo, per una persona che percepisce 13 mensilità, è quindi di 2538 euro. La variazione della RAL dal 2024 al 2025, come si evince dal report, è stata del 3,6%, mentre la RGA mostra una crescita leggermente superiore, pari al 4,3%. Dal 2015 al 2025 la RAL è aumentata complessivamente del 15%.

L’aumento salariale è stato anche guidato dai rinnovi dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL), che hanno favorito soprattutto i redditi più bassi. Nel 2025 sono stati gli impiegati a registrare l’incremento di RAL più consistente (+3,8%), mentre guardando agli ultimi dieci anni sono gli operai ad aver ottenuto la crescita maggiore (+16,6%).
I dati sulle retribuzioni, lo ricordiamo, raccontano una dinamica, per così dire, “nominale” mentre per capire l’impatto sul quotidiano serve guardare anche al reddito reale cioè a quello che una persona può acquistare in questo determinato momento. 

Il welfare può contribuire a integrare la retribuzione dei tuoi dipendenti. Scopri come.

Andiamo quindi a vedere una fotografia più puntuale mettendo a confronto quanto percepiscono dirigenti, quadri, impiegati e operai. 

Per sapere qual è lo stipendio medio in Italia, ci rifacciamo al “JP Salary Outlook”  dell’Osservatorio Jobpricing che, per l’appunto, svolge un’analisi sulle retribuzioni in Italia in maniera semestrale (è infatti un report definito “rolling”).

Secondo l’ultima edizione del 2026, l’Italia si colloca al 23° posto (lo scorso anno era al 22°) su 34 Paesi OCSE per salari medi annui con una RAL (Retribuzione Annua Lorda) media di 32.991 euro e una RGA (Retribuzione Globale Annua) di 33.978 euro. Ricordiamo che la RAL comprende le componenti fisse della retribuzione, mentre la RGA include anche quelle variabili, come eventuali bonus e premi.

Lo stipendio medio mensile lordo, per una persona che percepisce 13 mensilità, è quindi di 2538 euro. La variazione della RAL dal 2024 al 2025, come si evince dal report, è stata del 3,6%, mentre la RGA mostra una crescita leggermente superiore, pari al 4,3%. Dal 2015 al 2025 la RAL è aumentata complessivamente del 15%.

L’aumento salariale è stato anche guidato dai rinnovi dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL), che hanno favorito soprattutto i redditi più bassi. Nel 2025 sono stati gli impiegati a registrare l’incremento di RAL più consistente (+3,8%), mentre guardando agli ultimi dieci anni sono gli operai ad aver ottenuto la crescita maggiore (+16,6%).
I dati sulle retribuzioni, lo ricordiamo, raccontano una dinamica, per così dire, “nominale” mentre per capire l’impatto sul quotidiano serve guardare anche al reddito reale cioè a quello che una persona può acquistare in questo determinato momento. 

Il welfare può contribuire a integrare la retribuzione dei tuoi dipendenti. Scopri come.

Andiamo quindi a vedere una fotografia più puntuale mettendo a confronto quanto percepiscono dirigenti, quadri, impiegati e operai. 

Retribuzioni medie in Italia: in crescita, ma meno della media UE

Quanto al 2026, secondo le stime riportate dal Sole 24 Ore sui dati della Global Salary Trends di ECA Italia (società specializzata in global mobility e nella gestione del personale espatriato), l’aumento dei salari reali nel nostro Paese è atteso intorno al +1,2%, contro una media UE di +1,7% e globale di +1,8%.

Un segnale positivo, certamente, ma ancora insufficiente a colmare il gap con gli altri grandi Paesi europei. Senza dimenticare che, quando si parla di retribuzioni, il punto non è solo a “quanto aumenta” lo stipendio, ma quanto aumenta al netto dell’inflazione, cioè in termini reali. In uno scenario in cui la crescita reale quindi resta contenuta, può essere utile affiancare alla retribuzione anche strumenti di welfare e benefit, che aiutano ad aumentare il valore complessivo del “pacchetto” per i dipendenti. 

Detto questo, per capire come questa dinamica si traduce nelle buste paga, è utile guardare la fotografia per inquadramento, mettendo a confronto dirigenti, quadri, impiegati e operai.

Prima di entrare nel dettaglio degli stipendi di dirigenti, quadri, impiegati e operai, puoi guardare il video per avere una panoramica generale.

Quanto al 2026, secondo le stime riportate dal Sole 24 Ore sui dati della Global Salary Trends di ECA Italia (società specializzata in global mobility e nella gestione del personale espatriato), l’aumento dei salari reali nel nostro Paese è atteso intorno al +1,2%, contro una media UE di +1,7% e globale di +1,8%.

Un segnale positivo, certamente, ma ancora insufficiente a colmare il gap con gli altri grandi Paesi europei. Senza dimenticare che, quando si parla di retribuzioni, il punto non è solo a “quanto aumenta” lo stipendio, ma quanto aumenta al netto dell’inflazione, cioè in termini reali. In uno scenario in cui la crescita reale quindi resta contenuta, può essere utile affiancare alla retribuzione anche strumenti di welfare e benefit, che aiutano ad aumentare il valore complessivo del “pacchetto” per i dipendenti. 

Detto questo, per capire come questa dinamica si traduce nelle buste paga, è utile guardare la fotografia per inquadramento, mettendo a confronto dirigenti, quadri, impiegati e operai.

Prima di entrare nel dettaglio degli stipendi di dirigenti, quadri, impiegati e operai, puoi guardare il video per avere una panoramica generale.

Stipendio medio dei dirigenti

Sempre stando ai dati di JobPricing, la RAL media di un dirigente è di 106.556 euro. In dettaglio, un dirigente che percepisce solo la tredicesima ha uno stipendio medio lordo mensile di 8.197 euro che, come netto, equivale a 4.677 euro. Mentre, qualora il suo contratto preveda anche la quattordicesima, il lordo mensile è di 7.611 euro, con un netto mensile di 4.343 euro.

Sempre stando ai dati di JobPricing, la RAL media di un dirigente è di 106.556 euro. In dettaglio, un dirigente che percepisce solo la tredicesima ha uno stipendio medio lordo mensile di 8.197 euro che, come netto, equivale a 4.677 euro. Mentre, qualora il suo contratto preveda anche la quattordicesima, il lordo mensile è di 7.611 euro, con un netto mensile di 4.343 euro.

Stipendio medio di una posizione quadro

Quanto a una posizione quadro, la RAL media, secondo il report, è di 58.551 euro (in aumento rispetto allo scorso anno quando era quasi 2mila euro in meno).
Se si va poi a vedere il dettaglio mensile, lo stipendio medio lordo è di 4.504 euro, con un netto di 2.828 euro per chi ha solo la tredicesima mensilità. Diventa di 4.182 euro lordi, con 2.626 euro netti in media ogni mese, quando si ha anche la quattordicesima.

Quanto a una posizione quadro, la RAL media, secondo il report, è di 58.551 euro (in aumento rispetto allo scorso anno quando era quasi 2mila euro in meno).
Se si va poi a vedere il dettaglio mensile, lo stipendio medio lordo è di 4.504 euro, con un netto di 2.828 euro per chi ha solo la tredicesima mensilità. Diventa di 4.182 euro lordi, con 2.626 euro netti in media ogni mese, quando si ha anche la quattordicesima.

Stipendio medio di un impiegato in Italia

I compensi vanno a diminuire quando si tratta di impiegati e operai. Nel primo caso, la RAL media di un impiegato è di 34.635 euro, con uno stipendio lordo mensile di 2.664 euro e un netto di 1.983 euro, qualora si percepisca solo la tredicesima. Lo stipendio diventa di 2.474 euro lordi mensili, con 1.841 euro netti, qualora sia prevista anche la quattordicesima.

I compensi vanno a diminuire quando si tratta di impiegati e operai. Nel primo caso, la RAL media di un impiegato è di 34.635 euro, con uno stipendio lordo mensile di 2.664 euro e un netto di 1.983 euro, qualora si percepisca solo la tredicesima. Lo stipendio diventa di 2.474 euro lordi mensili, con 1.841 euro netti, qualora sia prevista anche la quattordicesima.

Stipendio medio di un operaio in Italia

E quanto guadagna in media un operaio in Italia? Iniziamo con la RAL. Sempre secondo il report di Jobpricing, la retribuzione annua lorda media di un operaio ammonta a 27.909 euro. Il lordo mensile di un operaio in Italia è di 2.147 euro, con un netto di 1.699 euro, qualora si percepisca solo la tredicesima mensilità, e di 1.994 euro lordi, con 1.578 euro netti, qualora ci sia anche la quattordicesima.

E quanto guadagna in media un operaio in Italia? Iniziamo con la RAL. Sempre secondo il report di Jobpricing, la retribuzione annua lorda media di un operaio ammonta a 27.909 euro. Il lordo mensile di un operaio in Italia è di 2.147 euro, con un netto di 1.699 euro, qualora si percepisca solo la tredicesima mensilità, e di 1.994 euro lordi, con 1.578 euro netti, qualora ci sia anche la quattordicesima.

Quanto è il minimo salariale in Italia?

L’Italia è uno dei pochi Paesi in Europa a non aver stabilito un salario minimo legale. Un tema più volte oggetto di dibattito, ma che nel nostro Paese non ha ancora visto un punto d’arrivo. Salario minimo che, peraltro, non è riconosciuto, tra i Paesi europei, oltre che dal nostro, anche da Austria, Danimarca, Finlandia e Svezia. 
In Italia si è parlato di un salario minimo di 9 euro l’ora, ma finora non è stata introdotta una soglia valida per tutti i lavoratori. La retribuzione minima è definita soprattutto dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro e deve rispettare il principio di proporzionalità e sufficienza previsto dall’articolo 36 della Costituzione.

La situazione è diversa in altri Paesi europei. Secondo Eurostat, al 1° gennaio 2026 il salario minimo nazionale lordo mensile era di 1.823 euro in Francia e di 2.343 euro in Germania. Si tratta di importi mensili armonizzati a fini statistici, che permettono di confrontare i Paesi con normative e sistemi retributivi differenti.

L’Italia è uno dei pochi Paesi in Europa a non aver stabilito un salario minimo legale. Un tema più volte oggetto di dibattito, ma che nel nostro Paese non ha ancora visto un punto d’arrivo. Salario minimo che, peraltro, non è riconosciuto, tra i Paesi europei, oltre che dal nostro, anche da Austria, Danimarca, Finlandia e Svezia. 
In Italia si è parlato di un salario minimo di 9 euro l’ora, ma finora non è stata introdotta una soglia valida per tutti i lavoratori. La retribuzione minima è definita soprattutto dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro e deve rispettare il principio di proporzionalità e sufficienza previsto dall’articolo 36 della Costituzione.

La situazione è diversa in altri Paesi europei. Secondo Eurostat, al 1° gennaio 2026 il salario minimo nazionale lordo mensile era di 1.823 euro in Francia e di 2.343 euro in Germania. Si tratta di importi mensili armonizzati a fini statistici, che permettono di confrontare i Paesi con normative e sistemi retributivi differenti.

La retribuzione media oraria in Italia

Per quanto riguarda lo stipendio medio orario, ci rifacciamo al report Istat dal titolo “Occupazione, retribuzioni e costo del lavoro dei dipendenti privati” che si basa su dati del 2022 e si riferisce al settore privato, eccezion fatta per l’agricoltura. 

In Italia lo stipendio medio orario nel settore privato è di 11,75 euro. La posizione meglio pagata ha una retribuzione oraria di 21,98 euro mentre quella pagata peggio è di 8.42 euro.

Per quanto riguarda lo stipendio medio orario, ci rifacciamo al report Istat dal titolo “Occupazione, retribuzioni e costo del lavoro dei dipendenti privati” che si basa su dati del 2022 e si riferisce al settore privato, eccezion fatta per l’agricoltura. 

In Italia lo stipendio medio orario nel settore privato è di 11,75 euro. La posizione meglio pagata ha una retribuzione oraria di 21,98 euro mentre quella pagata peggio è di 8.42 euro.

Reddito reale e potere d’acquisto: cosa succede in Italia

Il tema non è solo lo stipendio medio, ma negli ultimi 20 anni si parla soprattutto di reddito reale delle famiglie, vale a dire quanto vale davvero il reddito considerato l’aumento dei prezzi.
L’Italia, così come la Grecia, peraltro è l’unico Paese ad avere un segno rosso rispetto alla crescita degli sipendio.
Come evidenzia il Corriere della Sera, il nostro è uno dei pochi Paesi in cui il reddito reale delle famiglie risulta in calo rispetto a vent’anni fa, con un impatto diretto sul potere d’acquisto.
Secondo il JP Salary Outlook 2026, dal 2015 al 2025 la RAL media italiana è aumentata del 15%, a fronte di una crescita dei prezzi del 22,6%. In sostanza, nonostante gli aumenti degli ultimi anni, i lavoratori hanno perso potere d’acquisto rispetto a dieci anni fa.

E l’inflazione continua a farsi sentire. Secondo le stime preliminari ISTAT, nel settembre 2026 i prezzi al consumo sono aumentati del 4,2% su base annua, contro il 3,3% di agosto.

Cosa vuol dire tutto ciò? Che anche quando la retribuzione cresce sulla carta, può non tradursi in una maggiore capacità di spesa nel quotidiano. Se i prezzi corrono più degli stipendi, le spese fisse pesano di più e l’affitto è spesso la voce che mette maggiormente sotto pressione i bilanci familiari. Anche se non bisogna dimenticare chi continua a pagare un mutuo o ha spese per far studiare i figli fuori casa.

Il tema non è solo lo stipendio medio, ma negli ultimi 20 anni si parla soprattutto di reddito reale delle famiglie, vale a dire quanto vale davvero il reddito considerato l’aumento dei prezzi.
L’Italia, così come la Grecia, peraltro è l’unico Paese ad avere un segno rosso rispetto alla crescita degli sipendio.
Come evidenzia il Corriere della Sera, il nostro è uno dei pochi Paesi in cui il reddito reale delle famiglie risulta in calo rispetto a vent’anni fa, con un impatto diretto sul potere d’acquisto.
Secondo il JP Salary Outlook 2026, dal 2015 al 2025 la RAL media italiana è aumentata del 15%, a fronte di una crescita dei prezzi del 22,6%. In sostanza, nonostante gli aumenti degli ultimi anni, i lavoratori hanno perso potere d’acquisto rispetto a dieci anni fa.

E l’inflazione continua a farsi sentire. Secondo le stime preliminari ISTAT, nel settembre 2026 i prezzi al consumo sono aumentati del 4,2% su base annua, contro il 3,3% di agosto.

Cosa vuol dire tutto ciò? Che anche quando la retribuzione cresce sulla carta, può non tradursi in una maggiore capacità di spesa nel quotidiano. Se i prezzi corrono più degli stipendi, le spese fisse pesano di più e l’affitto è spesso la voce che mette maggiormente sotto pressione i bilanci familiari. Anche se non bisogna dimenticare chi continua a pagare un mutuo o ha spese per far studiare i figli fuori casa.

Retribuzione media lorda in Italia: perché non basta per vivere bene

Una RAL così bassa media in Italia – come abbiamo visto poco meno di 33.000 euro lorde ossia circa 2.538 euro mensili su 13 mensilità, – porta a una riflessione doverosa. Avere uno stipendio lordo mensile di 2.538 euro significa non significa certo guadagnare altrettanto. Dal lordo, lo sappiamo, vanno tolti contributi e imposte che possono ridurre sensibilmente la cifra percepita. Il netto varia infatti in base a diversi fattori, tra cui la situazione fiscale del lavoratore, le addizionali regionali e comunali e il numero di mensilità.

Partendo dallo stipendio netto mensile, bisogna considerare altre spese fisse, come in primis quelle legate alla casa.
Secondo i dati di Immobiliare.it, nel settembre 2026 il prezzo medio richiesto per gli immobili residenziali in affitto in Italia era di 14,9 euro al mese per metro quadro, il che, considerando un bilocale di 60 metri quadrati, si traduce in 894 euro al mese.
Valore che cambia se lo stesso bilocale si affitta a Milano, dove costa circa 1.339 euro al mese (prezzo medio richiesto: 22,32 euro al metro quadrato), mentre a Firenze si arriva a 1.305 euro al mese (21,75 euro al metro quadrato). Ovviamente si tratta di cifre indicative, che variano in base alla zona, allo stato dell’immobile e ad altri fattori.

A tutto ciò bisogna aggiungere le spese per le bollette, per i trasporti, per le assicurazioni e ovviamente per il cibo. Oltre a, magari, quelle legate agli svaghi e ai viaggi. Senza fare troppo i conti in tasca, in effetti… nelle tasche di un italiano medio restano poche centinaia di euro, senza considerare emergenze quali possono essere il dentista, spese scolastiche non previste, ulteriori spese mediche, guasto dell’auto, aumento delle spese condominiali e così via. 

Una RAL così bassa media in Italia – come abbiamo visto poco meno di 33.000 euro lorde ossia circa 2.538 euro mensili su 13 mensilità, – porta a una riflessione doverosa. Avere uno stipendio lordo mensile di 2.538 euro significa non significa certo guadagnare altrettanto. Dal lordo, lo sappiamo, vanno tolti contributi e imposte che possono ridurre sensibilmente la cifra percepita. Il netto varia infatti in base a diversi fattori, tra cui la situazione fiscale del lavoratore, le addizionali regionali e comunali e il numero di mensilità.

Partendo dallo stipendio netto mensile, bisogna considerare altre spese fisse, come in primis quelle legate alla casa.
Secondo i dati di Immobiliare.it, nel settembre 2026 il prezzo medio richiesto per gli immobili residenziali in affitto in Italia era di 14,9 euro al mese per metro quadro, il che, considerando un bilocale di 60 metri quadrati, si traduce in 894 euro al mese.
Valore che cambia se lo stesso bilocale si affitta a Milano, dove costa circa 1.339 euro al mese (prezzo medio richiesto: 22,32 euro al metro quadrato), mentre a Firenze si arriva a 1.305 euro al mese (21,75 euro al metro quadrato). Ovviamente si tratta di cifre indicative, che variano in base alla zona, allo stato dell’immobile e ad altri fattori.

A tutto ciò bisogna aggiungere le spese per le bollette, per i trasporti, per le assicurazioni e ovviamente per il cibo. Oltre a, magari, quelle legate agli svaghi e ai viaggi. Senza fare troppo i conti in tasca, in effetti… nelle tasche di un italiano medio restano poche centinaia di euro, senza considerare emergenze quali possono essere il dentista, spese scolastiche non previste, ulteriori spese mediche, guasto dell’auto, aumento delle spese condominiali e così via. 

Consiglio per l’imprenditore

Quando valuti come migliorare il trattamento economico dei dipendenti, considera sia la retribuzione sia il loro potere d’acquisto. Un aumento dello stipendio non è l’unica strada: strumenti come buoni pasto e fringe benefit possono affiancare la retribuzione e contribuire a sostenere alcune spese quotidiane.

Prima di scegliere, analizza le esigenze dei lavoratori, il budget aziendale e il trattamento fiscale e contributivo delle diverse soluzioni in modo da costruire un pacchetto retributivo sostenibile per l’impresa e realmente utile per le persone.

Quando valuti come migliorare il trattamento economico dei dipendenti, considera sia la retribuzione sia il loro potere d’acquisto. Un aumento dello stipendio non è l’unica strada: strumenti come buoni pasto e fringe benefit possono affiancare la retribuzione e contribuire a sostenere alcune spese quotidiane.

Prima di scegliere, analizza le esigenze dei lavoratori, il budget aziendale e il trattamento fiscale e contributivo delle diverse soluzioni in modo da costruire un pacchetto retributivo sostenibile per l’impresa e realmente utile per le persone.

Come integrare stipendio e retribuzione con gli strumenti welfare di Edenred

In questo panorama, gioca un ruolo importante, anzi cruciale, il welfare aziendale che mette a disposizione delle persone una serie di strumenti che possono integrare la retribuzione media italiana aumentando il potere d’acquisto e favorendo anche un maggiore benessere.
Con i salari fermi, strumenti esentasse possono valere di più rispetto allo stesso importo in un aumento salariale. 

In questo panorama, gioca un ruolo importante, anzi cruciale, il welfare aziendale che mette a disposizione delle persone una serie di strumenti che possono integrare la retribuzione media italiana aumentando il potere d’acquisto e favorendo anche un maggiore benessere.
Con i salari fermi, strumenti esentasse possono valere di più rispetto allo stesso importo in un aumento salariale. 

Strumento
Vantaggio per il dipendente
Buoni pasto
Aiutano a sostenere le spese alimentari.
Buoni Acquisto Edenred
Offrono maggiore libertà di acquisto.
Welfare aziendale
Contribuisce alle spese personali e familiari.
Premi di risultato in welfare
Si può utilizzare il premio per beni e servizi.

Le imprese, di qualsiasi dimensione, pertanto possono dare un enorme sostegno al reddito dei propri dipendenti e collaboratori sia grazie a flexible benefit e fringe benefit.

In ambito flexible benefit, l’azienda può mettere a disposizione un credito welfare su una piattaforma, come per esempio la Piattaforma Welfare di Edenred, all’interno della quale ogni dipendente può comporre il suo paniere di servizi. Rientrano nei flexible benefit, tra gli altri, visite specialistiche, servizi assistenziali, corsi di lingua e di formazione, ma anche abbonamenti a palestre, cinema, teatri, mezzi pubblici, pacchetti viaggio, iniziative sportive per i figli e altre misure di welfare per la genitorialità. 

Tale categoria riguarda sia il welfare previsto nei CCNL, sia sotto forma di flexible benefit (come i 200 euro in beni e servizi obbligatori nei CCNL Metalmeccanici e Confapi Metalmeccanici) che di servizi specifici come l’assicurazione sanitaria integrativa di base.

Quanto ai fringe benefit, con l’approvazione della Legge di Bilancio 2026 si sono confermate le soglie esentasse previste dalla Legge di Bilancio 2025. I fringe benefit sono dunque esentasse fino a 1000 euro per tutti i dipendenti, fino a 2000 euro per i dipendenti con figli a carico e lo saranno nel 2026 e fino al 2027.

Rientrano nei fringe benefit l’auto aziendale, lo smartphone ma anche i buoni acquisto, come i Buoni Acquisto Edenred che possono essere utilizzati per tantissime categorie merceologiche. Per fare per esempio: acquisti nei negozi di abbigliamento, calzature, libri, arredamento, accessori, supermercati, viaggi, relax così come per fare benzina ecc… Si possono anche utilizzare per la spesa al supermercato, per tutti i prodotti presenti nel carrello. 

E in più i Buoni Acquisto Edenred sono 100% deducibili Scopri tutti i vantaggi.

A questo si aggiunge l’importante ruolo dei buoni pasto, un benefit cui i dipendenti non vogliono rinunciare e che, peraltro, è ritenuto il più utile, com’è emerso dall’Osservatorio Welfare di Edenred: il 45% dei dipendenti intervistati dichiara infatti di utilizzarli e 3 lavoratori su 4 ritengono che la loro presenza influisca positivamente sulla motivazione e sul coinvolgimento verso l’azienda. A questo si aggiunge l’importante ruolo dei buoni pasto, tra i benefit più utilizzati dai lavoratori, come emerge dall’Osservatorio Welfare Edenred 2026.
Il 2026, inoltre, si è aperto con un’importante novità per i buoni pasto: la Legge di Bilancio 2026 ha innalzato il valore della soglia esentasse dei buoni pasto elettronici a 10 euro. 

I buoni pasto Ticket Restaurant® possono essere utilizzati, per esempio, di fare la spesa alimentare nei supermercati, ma anche di pranzare e cenare in bar e ristoranti, possono essere negli agriturismi, ma anche per fare la spesa online e ordinare sui food delivery.

Grazie ai buoni pasto, gli imprenditori, piccoli o grandi che siano, possono dare un’integrazione alla retribuzione di tutto rispetto che, in un momento in cui magari non è possibile concedere aumenti, garantisce un potere d’acquisto maggiore rispetto a un incremento di stipendio dello stesso valore. Questo perché i buoni pasto sono esenti da tasse e contributi previdenziali, a differenza dello stipendio.

Affidarsi a Edenred per scegliere i migliori buoni pasto significa venire incontro alle esigenze di tutti i dipendenti, sia di chi abita nelle grandi città che nei piccoli centri: per i Ticket Restaurant® la rete è davvero ampia: comprende oltre 300.000 strutture con una copertura praticamente totale per tutta la GDO, compresi Deliveroo e Glovo.

Vuoi saperne di più su come il welfare aziendale può integrare la retribuzione dei tuoi dipendenti?

Le imprese, di qualsiasi dimensione, pertanto possono dare un enorme sostegno al reddito dei propri dipendenti e collaboratori sia grazie a flexible benefit e fringe benefit.

In ambito flexible benefit, l’azienda può mettere a disposizione un credito welfare su una piattaforma, come per esempio la Piattaforma Welfare di Edenred, all’interno della quale ogni dipendente può comporre il suo paniere di servizi. Rientrano nei flexible benefit, tra gli altri, visite specialistiche, servizi assistenziali, corsi di lingua e di formazione, ma anche abbonamenti a palestre, cinema, teatri, mezzi pubblici, pacchetti viaggio, iniziative sportive per i figli e altre misure di welfare per la genitorialità. 

Tale categoria riguarda sia il welfare previsto nei CCNL, sia sotto forma di flexible benefit (come i 200 euro in beni e servizi obbligatori nei CCNL Metalmeccanici e Confapi Metalmeccanici) che di servizi specifici come l’assicurazione sanitaria integrativa di base.

Quanto ai fringe benefit, con l’approvazione della Legge di Bilancio 2026 si sono confermate le soglie esentasse previste dalla Legge di Bilancio 2025. I fringe benefit sono dunque esentasse fino a 1000 euro per tutti i dipendenti, fino a 2000 euro per i dipendenti con figli a carico e lo saranno nel 2026 e fino al 2027.

Rientrano nei fringe benefit l’auto aziendale, lo smartphone ma anche i buoni acquisto, come i Buoni Acquisto Edenred che possono essere utilizzati per tantissime categorie merceologiche. Per fare per esempio: acquisti nei negozi di abbigliamento, calzature, libri, arredamento, accessori, supermercati, viaggi, relax così come per fare benzina ecc… Si possono anche utilizzare per la spesa al supermercato, per tutti i prodotti presenti nel carrello. 

E in più i Buoni Acquisto Edenred sono 100% deducibili Scopri tutti i vantaggi.

A questo si aggiunge l’importante ruolo dei buoni pasto, un benefit cui i dipendenti non vogliono rinunciare e che, peraltro, è ritenuto il più utile, com’è emerso dall’Osservatorio Welfare di Edenred: il 45% dei dipendenti intervistati dichiara infatti di utilizzarli e 3 lavoratori su 4 ritengono che la loro presenza influisca positivamente sulla motivazione e sul coinvolgimento verso l’azienda. A questo si aggiunge l’importante ruolo dei buoni pasto, tra i benefit più utilizzati dai lavoratori, come emerge dall’Osservatorio Welfare Edenred 2026.
Il 2026, inoltre, si è aperto con un’importante novità per i buoni pasto: la Legge di Bilancio 2026 ha innalzato il valore della soglia esentasse dei buoni pasto elettronici a 10 euro. 

I buoni pasto Ticket Restaurant® possono essere utilizzati, per esempio, di fare la spesa alimentare nei supermercati, ma anche di pranzare e cenare in bar e ristoranti, possono essere negli agriturismi, ma anche per fare la spesa online e ordinare sui food delivery.

Grazie ai buoni pasto, gli imprenditori, piccoli o grandi che siano, possono dare un’integrazione alla retribuzione di tutto rispetto che, in un momento in cui magari non è possibile concedere aumenti, garantisce un potere d’acquisto maggiore rispetto a un incremento di stipendio dello stesso valore. Questo perché i buoni pasto sono esenti da tasse e contributi previdenziali, a differenza dello stipendio.

Affidarsi a Edenred per scegliere i migliori buoni pasto significa venire incontro alle esigenze di tutti i dipendenti, sia di chi abita nelle grandi città che nei piccoli centri: per i Ticket Restaurant® la rete è davvero ampia: comprende oltre 300.000 strutture con una copertura praticamente totale per tutta la GDO, compresi Deliveroo e Glovo.

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Domande frequenti (FAQ) sugli stipendi medi in Italia

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