Welfare aziendale
30 Gen 2026
| 10'

Stipendio medio in Italia: a quanto ammonta e cosa le aziende possono fare per integrarlo

Qual è la retribuzione media mensile in Italia? E basta per vivere bene in un periodo come questo? Partendo dai dati più recenti sulle retribuzioni, in questo articolo analizziamo la situazione stipendi e vediamo quale ruolo può avere il welfare aziendale nell’integrazione del reddito.
Autore
Cristina Maccarrone
stipendio medio in italia

Che in Italia lo stipendio medio sia più basso rispetto a quello degli altri Paesi europei è una situazione ormai assodata da diversi anni, che sembra persistere anche nel 2026. Un anno che si apre ancora con una forte incertezza geopolitica: persistono le tensioni relative alla guerra Russia-Ucraina, resta alta la tensione in Medio Oriente e dagli Stati Uniti tornano segnali di un approccio più protezionista, con l’ipotesi di nuovi dazi.

In questo panorama, non proprio roseo, a quanto ammonta oggi lo stipendio medio netto in Italia? Quanto guadagna un operaio in media? 

E negli ultimi vent’anni, d’altra parte, il tema non è solo “quanto si guadagna”, ma quanto vale davvero quello stipendio. In Europa, il reddito reale delle famiglie è cresciuto nel lungo periodo, ma l’Italia, così come la Grecia, è tra le eccezioni ossia tra i Paesi in cui una crescita c’è, ma resta sempre inferiore alla media UE.

Partendo dagli ultimi dati di Jobpricing e dalle previsioni della Global Salary di Eca Italia, cerchiamo di delineare qual è il livello delle retribuzioni medie in Italia e cosa oggi si può fare per integrare lo stipendio aumentando il potere d’acquisto dei dipendenti anche attraverso gli strumenti welfare.

Qual è lo stipendio medio di un italiano?

Per sapere qual è lo stipendio medio in Italia, ci rifacciamo al “JP Salary Outlook”  dell’Osservatorio Jobpricing che, per l’appunto, svolge un’analisi sulle retribuzioni in Italia in maniera semestrale (è infatti un report definito “rolling”).

Secondo l’ultima edizione del 2025, l’Italia si colloca al 22° posto su 34 Paesi OCSE per salari medi annui (lo scorso anno era al 21°) con una RAL (Retribuzione Annua Lorda) media di 31.856 euro e una RGA (Retribuzione Globale Annua) di 32.402 euro. Ricordiamo che la RGA è data dall’importo della retribuzione lorda individuale mensile per dodici mensilità, cui si aggiunge il rateo della tredicesima e l’eventuale quattordicesima.

Lo stipendio medio mensile lordo, per una persona che percepisce 13 mensilità, è quindi di 2450 euro. La variazione della RAL dal 2023 al 2024, come si evince dal report, è stata del 3,3%, mentre le RGA mostrano una crescita leggermente inferiore, pari al 3,1%. Dal 2015 al 2024 la RAL è variata dell’11%. 

L’aumento salariale è stato principalmente guidato dai rinnovi dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL), che hanno favorito soprattutto i redditi più bassi, con gli operai gli operai hanno registrato l’aumento di RAL più consistente nell’ultimo anno (+4,6%). guardando invece agli ultimi 3 anni (2021-2024), l’aumento è stato del 10%, legato anche agli aumenti dei minimi contrattuali (come per il CCNL Industria Metalmeccanica). 
I dati sulle retribuzioni, lo ricordiamo, raccontano una dinamica, per così dire, “nominale” mentre per capire l’impatto sul quotidiano serve guardare anche al reddito reale cioè a quello che una persona può acquistare in questo determinato momento. 

Andiamo quindi a vedere una fotografia più puntuale mettendo a confronto quanto percepiscono dirigenti, quadri, impiegati e operai. 

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Retribuzioni medie in Italia: in crescita, ma meno della media UE

Quanto al 2026, secondo le stime riportate dal Sole 24 Ore sui dati della Global Salary Trends di ECA Italia (società specializzata in global mobility e nella gestione del personale espatriato), l’aumento dei salari reali nel nostro Paese è atteso intorno al +1,2%, contro una media UE di +1,7% e globale di +1,8%.

Un segnale positivo, certamente, ma ancora insufficiente a colmare il gap con gli altri grandi Paesi europei. Senza dimenticare che quando si parla di retribuzioni, il punto non è solo a “quanto aumenta” lo stipendio, ma quanto aumenta al netto dell’inflazione, cioè in termini reali. In uno scenario in cui la crescita reale quindi resta contenuta, può essere utile affiancare alla retribuzione anche strumenti di welfare benefit, che aiutano ad aumentare il valore complessivo del “pacchetto” per i dipendenti. 

Detto questo, per capire come questa dinamica si traduce nelle buste paga, è utile guardare la fotografia per inquadramento, mettendo a confronto dirigenti, quadri, impiegati e operai.

Stipendio medio dei dirigenti

Sempre stando ai dati di Jobpricing, la RAL media di un dirigente è di 106.606 euro. In dettaglio, un dirigente che percepisce solo la tredicesima ha uno stipendio medio lordo mensile di 8200 euro che, come netto, equivale a 4593 euro. Mentre, qualora il suo contratto preveda anche la quattordicesima, il lordo mensile è di 7615 euro con un netto mensile di 4265 euro.

Stipendio medio di una posizione quadro

Quanto a una posizione quadro, la RAL media, secondo il report, è di 56.746 euro. Se si va poi a vedere il dettaglio mensile, lo stipendio medio lordo è di 4365 euro con netto di 2710 euro per chi ha solo la tredicesima mensilità, diventa di 4053 euro lorde con 2517 euro notte in media ogni mese quando si ha anche la quattordicesima.

Stipendio medio di un impiegato in Italia

I compensi vanno a diminuire quando si tratta di impiegati e operai. Nel primo caso, la RAL media di un impiegato è di 33.350 euro con uno stipendio lordo mensile di 2566 euro e un netto di 1863 qualora si percepisca solo la tredicesima, stipendio che arriva a 2383 euro lorde mensile con 1730 euro nette mensili qualora ci sia ancora la quattordicesima.

Stipendio medio di un operaio in Italia

E quanto guadagna in media un operaio in Italia? Iniziamo con la RAL. Sempre secondo il report di Jobpricing, la retribuzione annua lorda media di un operaio ammonta a 27.266 euro. Il lordo mensile di un operaio in Italia è di 2097 euro con un netto di 1608 euro qualora si percepisca solo la tredicesima mensilità, di 1948 euro lorde con 1493 euro nette qualora ci sia anche la quattordicesima. 

Quanto è il minimo salariale in Italia?

L’Italia è uno dei pochi Paesi in Europa a non aver stabilito un salario minimo. Un tema più volte oggetto di dibattito, ma che nel nostro Paese non ha ancora visto un punto d’arrivo. Salario minimo che, peraltro, non è riconosciuto, tra i Paesi europei, oltre che dal nostro, anche da Austria, Danimarca, Finlandia e Svezia. 

In Italia si è parlato di un salario minimo di 9 euro l’ora che porterebbe, se la proposta venisse approvata, ad avere un minimo salariale in linea con, per esempio, la Francia, che riconosce un minimo di 10,03 l’ora e della Germania con 9,19 euro.

La retribuzione media oraria e giornaliera in Italia

Per quanto riguarda lo stipendio medio orario, ci rifacciamo al report Istat dal titolo “Occupazione, retribuzioni e costo del lavoro dei dipendenti privati” che si basa su dati del 2022 e si riferisce al settore privato, eccezion fatta per l’agricoltura. 

In Italia lo stipendio medio orario nel settore privato è di 11,75 euro. La posizione meglio pagata ha una retribuzione oraria di 21,98 euro mentre quella pagata peggio è di 8.42 euro.

Reddito reale e potere d’acquisto: cosa succede in Italia

Il tema non è solo lo stipendio medio, ma negli ultimi 20 anni si parla soprattutto di reddito reale delle famiglie, vale a dire quanto vale davvero il reddito considerato l’aumento dei prezzi.
L’Italia, così come la Grecia, peraltro è l’unico Paese ad avere un segno rosso rispetto alla crescita degli sipendio.
Come evidenzia il Corriere della Sera, il nostro è uno dei pochi Paesi in cui il reddito reale delle famiglie risulta in calo rispetto a vent’anni fa, con un impatto diretto sul potere d’acquisto.

Cosa vuol dire ciò? Che anche quando la retribuzione cresce sulla carta, può non tradursi in una maggiore capacità di spesa nel quotidiano. Se i prezzi corrono più degli stipendi, le spese fisse pesano di più e l’affitto è spesso la voce che mette maggiormente sotto pressione i bilanci familiari. Anche di chi è già proprietario di un appartamento, basti pensare alle spese per far studiare i figli fuori, senza dimenticare chi continua a pagare un mutuo o è in affitto.

Retribuzione media lorda in Italia: perché non basta per vivere bene

Una RAL così bassa media in Italia – come abbiamo visto poco più di 31.000 euro lorde ossia poco più di 24.000 euro mensili – porta a un’importante riflessione doverosa. Avere un lordo mensile di 2450 euro significa non significa certo guadagnare altrettanto. Dal lordo, lo sappiamo, vanno tolti contributi e tasse che possono portare all’incirca – la cifra varia in base alla regione d’appartenenza, ai familiari a carico, al numero di mensitilità e tanto altro – a un netto di 1800 euro. 

Partendo da tale netto mensile, bisogna considerare altre spese fisse come in primis quelle legate alla casa.

Secondo i dati di Immobiliare.it, nel dicembre 2025 il prezzo medio richiesto per gli immobili residenziali in affitto in Italia era di 14,21 al mese per metro quadro, il che, considerando un bilocale di 60 metri quadrati, si traduce in quasi 853 euro al mese. Valore che cambia se lo stesso bilocale si affitta a Milano dove costa 1338 euro al mese (prezzo medio per affitto: 22,30 euro al metro quadrato) mentre a Firenze è di 1.265 al mese (visto il prezzo medio per affitto di 21,08 per metro quadrato). Ovviamente si tratta di cifre variabili che tengono conto della zona, dello stato dell’immobile e altro. 

A tutto ciò bisogna aggiungere le spese per le bollette, per i trasporti, per le assicurazioni e ovviamente per il cibo. Oltre a, magari, quelle legate agli svaghi e ai viaggi. Senza fare troppo i conti in tasca, in effetti… nelle tasche di un italiano medio restano poche centinaia di euro, senza considerare emergenze quali possono essere il dentista, spese scolastiche non previste, ulteriori spese mediche, guasto dell’auto, aumento delle spese condominiali e così via. 

Come integrare stipendio e retribuzione con gli strumenti welfare di Edenred

In questo panorama, gioca un ruolo importante, anzi cruciale, il welfare aziendale che mette a disposizione delle persone una serie di strumenti che possono integrare la retribuzione media italiana aumentando il potere d’acquisto e favorendo anche un maggiore benessere.
Con i salari fermi, strumenti esentasse possono valere di più rispetto allo stesso importo in un aumento salariale. 

Le imprese, di qualsiasi dimensione, pertanto possono dare un enorme sostegno al reddito dei propri dipendenti e collaboratori sia grazie a flexible benefit e fringe benefit.

In ambito flexible benefit, l’azienda può mettere a disposizione un credito welfare su una piattaforma, come per esempio la Piattaforma Welfare di Edenred, all’interno della quale ogni dipendente può comporre il suo paniere di servizi. Rientrano nei flexible benefit, tra gli altri, visite specialistiche, servizi assistenziali, corsi di lingua e di formazione, ma anche abbonamenti a palestre, cinema, teatri, mezzi pubblici, pacchetti viaggio, iniziative sportive per i figli e altre misure di welfare per la genitorialità

Tale categoria riguarda sia il welfare previsto nei CCNL, sia sotto forma di flexible benefit (come i 200 euro in beni e servizi obbligatori nei CCNL Metalmeccanici e Confapi Metalmeccanici) che di servizi specifici come l’assicurazione sanitaria integrativa di base.

Quanto ai fringe benefit, con l’approvazione della Legge di Bilancio 2026 si sono confermate le soglie esentasse previste dalla Legge di Bilancio 2025. I fringe benefit sono dunque esentasse fino a 1000 euro per tutti i dipendenti, fino a 2000 euro per i dipendenti con figli a carico e lo saranno nel 2026 e fino al 2027.

Rientrano nei fringe benefit l’auto aziendale, lo smartphone ma anche i buoni acquisto, come i Buoni Acquisto Edenred che possono essere utilizzati per tantissime categorie merceologiche. Per fare per esempio: acquisti nei negozi di abbigliamento, calzature, libri, arredamento, accessori, supermercati, viaggi, relax così come per fare benzina ecc…

E in più i Buoni Acquisto Edenred sono 100% deducibili Scopri tutti i vantaggi.

A questo si aggiunge l’importante ruolo dei buoni pasto, un benefit cui i dipendenti non vogliono rinunciare e che, peraltro, è ritenuto il più utile, com’è emerso dall’Osservatorio Welfare di Edenred: ben 51% le indicazioni in tal senso da parte di chi lo preferisce. 
Il 2026, inoltre, si è aperto con un’importante novità per i buoni pasto: la Legge di Bilancio 2026 ha innalzato il valore della soglia esentasse dei buoni pasto elettronici a 10 euro

I buoni pasto Ticket Restaurant® possono essere utilizzati, per esempio, di fare la spesa alimentare nei supermercati, ma anche di pranzare e cenare in bar e ristoranti, possono essere negli agriturismi, ma anche per fare la spesa online e ordinare sui food delivery.

Grazie ai buoni pasto, gli imprenditori, piccoli o grandi che siano, possono dare un’integrazione alla retribuzione di tutto rispetto che, in un momento in cui magari non è possibile concedere aumenti, garantisce un potere d’acquisto maggiore rispetto a un incremento di stipendio dello stesso valore. Questo perché i buoni pasto sono esenti da tasse e contributi previdenziali, a differenza dello stipendio.

Affidarsi a Edenred per scegliere i migliori buoni pasto significa venire incontro alle esigenze di tutti i dipendenti, sia di chi abita nelle grandi città che nei piccoli centri: per i Ticket Restaurant® la rete è davvero ampia: comprende oltre 300.000 strutture con una copertura praticamente totale per tutta la GDO, compresi Deliveroo e Glovo.

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Domande e risposte frequenti (FAQ) sugli stipendi medi in Italia

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