La normativa sui buoni pasto in Italia è regolata principalmente dall’Allegato II.17 al D.lgs. 36/2023 e dall’articolo 51 del TUIR, che ne disciplina il trattamento fiscale.
La principale novità introdotta nel 2026 riguarda la tassazione dei buoni pasto elettronici: la Legge di Bilancio 2026 ha innalzato la soglia di esenzione fiscale da 8 a 10 euro al giorno, aumentando il vantaggio per lavoratori e aziende.
Ma quali sono le regole da conoscere? Chi può ricevere i buoni pasto? Quanti se ne possono utilizzare contemporaneamente? E quali differenze esistono tra formato cartaceo e digitale (con carta ricaricabile o app)?
In questa guida vediamo cosa prevede la normativa sui buoni pasto, quali sono le leggi di riferimento e cosa sapere prima di adottare questa soluzione.
La normativa sui buoni pasto in Italia è regolata principalmente dall’Allegato II.17 al D.lgs. 36/2023 e dall’articolo 51 del TUIR, che ne disciplina il trattamento fiscale.
La principale novità introdotta nel 2026 riguarda la tassazione dei buoni pasto elettronici: la Legge di Bilancio 2026 ha innalzato la soglia di esenzione fiscale da 8 a 10 euro al giorno, aumentando il vantaggio per lavoratori e aziende.
Ma quali sono le regole da conoscere? Chi può ricevere i buoni pasto? Quanti se ne possono utilizzare contemporaneamente? E quali differenze esistono tra formato cartaceo e digitale (con carta ricaricabile o app)?
In questa guida vediamo cosa prevede la normativa sui buoni pasto, quali sono le leggi di riferimento e cosa sapere prima di adottare questa soluzione.
Indice dei contenuti:
- Normativa buoni pasto in sintesi
- Cosa prevede la normativa sui buoni pasto
- Le norme di riferimento sui buoni pasto
- Quando spetta il buono pasto per legge?
- Dove si possono usare i buoni pasto?
- Quanti buoni pasto si possono usare contemporaneamente?
- Buoni pasto e tassazione: cosa prevede la normativa fiscale
- Buoni pasto cartacei e digitali: cosa cambia nella normativa
- Come deve regolarsi un'azienda che vuole introdurre i buoni pasto
- Domande frequenti sulle regole dei buoni pasto
Normativa sui buoni pasto in sintesi
Cosa prevede la normativa sui buoni pasto
La normativa sui buoni pasto stabilisce chi può riceverli, come possono essere utilizzati, quali caratteristiche devono avere e quali vantaggi fiscali sono previsti per aziende e lavoratori.
In particolare, la legge prevede che i buoni pasto:
- possano essere emessi in formato cartaceo o elettronico;
- siano utilizzabili esclusivamente dal titolare;
- non possano essere convertiti in denaro;
- non siano cedibili o commercializzabili;
- possano essere cumulati fino a un massimo di 8 per transazione;
- beneficino di specifiche soglie di esenzione fiscale.
La normativa definisce, inoltre, quali esercizi possono accettarli e quali categorie di lavoratori possono beneficiarne.
La normativa sui buoni pasto stabilisce chi può riceverli, come possono essere utilizzati, quali caratteristiche devono avere e quali vantaggi fiscali sono previsti per aziende e lavoratori.
In particolare, la legge prevede che i buoni pasto:
- possano essere emessi in formato cartaceo o elettronico;
- siano utilizzabili esclusivamente dal titolare;
- non possano essere convertiti in denaro;
- non siano cedibili o commercializzabili;
- possano essere cumulati fino a un massimo di 8 per transazione;
- beneficino di specifiche soglie di esenzione fiscale.
La normativa definisce, inoltre, quali esercizi possono accettarli e quali categorie di lavoratori possono beneficiarne.
Le norme di riferimento sui buoni pasto
Per comprendere come funzionano i buoni pasto è necessario conoscere le principali fonti normative che li regolano.
La disciplina di riferimento è contenuta nell’Allegato II.17 al D.Lgs. 36/2023, che ha recepito e sostituito il precedente Decreto Ministeriale 7 giugno 2017 n. 122.
Questa normativa disciplina:
- le caratteristiche dei buoni pasto;
- le modalità di utilizzo;
- gli esercizi convenzionabili;
- i rapporti tra società emittenti ed esercenti.
Accanto alla disciplina operativa occorre considerare anche l’articolo 51, comma 2, lettera c) del TUIR, che regola il trattamento fiscale dei buoni pasto e ne stabilisce le soglie di esenzione.
A completare il quadro intervengono periodicamente chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate, interpelli e principi di diritto che aiutano a interpretare correttamente la normativa.
Per comprendere come funzionano i buoni pasto è necessario conoscere le principali fonti normative che li regolano.
La disciplina di riferimento è contenuta nell’Allegato II.17 al D.Lgs. 36/2023, che ha recepito e sostituito il precedente Decreto Ministeriale 7 giugno 2017 n. 122.
Questa normativa disciplina:
- le caratteristiche dei buoni pasto;
- le modalità di utilizzo;
- gli esercizi convenzionabili;
- i rapporti tra società emittenti ed esercenti.
Accanto alla disciplina operativa occorre considerare anche l’articolo 51, comma 2, lettera c) del TUIR, che regola il trattamento fiscale dei buoni pasto e ne stabilisce le soglie di esenzione.
A completare il quadro intervengono periodicamente chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate, interpelli e principi di diritto che aiutano a interpretare correttamente la normativa.
Cosa sono i buoni pasto secondo la normativa?
Dal punto di vista normativo, il buono pasto è un documento di legittimazione che attribuisce al titolare il diritto di ricevere un servizio sostitutivo di mensa per un valore facciale corrispondente all’importo indicato sul buono.
Non si tratta quindi di denaro né di uno strumento di pagamento generico. Il suo utilizzo è limitato alla richiesta di alimenti e bevande presso gli esercizi convenzionati previsti dalla normativa.
I buoni pasto possono essere emessi sia in formato cartaceo, sia digitale e rappresentano uno strumento finalizzato a garantire il servizio sostitutivo di mensa a lavoratori e collaboratori.
Tra questi, il buono pasto Ticket Restaurant® è il più diffuso e utilizzato, per ogni occasione: in pausa o extra lavoro, a colazione, per la spesa, uno snack veloce, un pranzo completo o una cena con gli amici. È fiscalmente vantaggioso per le aziende (100% deducibile e con IVA al 4% detraibile) e per i liberi professionisti (deducibile fino al 75% e con IVA al 10% detraibile); disponibile con app, carta ricaricabile e voucher cartaceo.
E sapevi che sono 100% deducibili? Effettui l’ordine: recuperi l’intero costo. Fatti guidare da un nostro esperto con una consulenza gratuita.
Dal punto di vista normativo, il buono pasto è un documento di legittimazione che attribuisce al titolare il diritto di ricevere un servizio sostitutivo di mensa per un valore facciale corrispondente all’importo indicato sul buono.
Non si tratta quindi di denaro né di uno strumento di pagamento generico. Il suo utilizzo è limitato alla richiesta di alimenti e bevande presso gli esercizi convenzionati previsti dalla normativa.
I buoni pasto possono essere emessi sia in formato cartaceo, sia digitale e rappresentano uno strumento finalizzato a garantire il servizio sostitutivo di mensa a lavoratori e collaboratori.
Tra questi, il buono pasto Ticket Restaurant® è il più diffuso e utilizzato, per ogni occasione: in pausa o extra lavoro, a colazione, per la spesa, uno snack veloce, un pranzo completo o una cena con gli amici. È fiscalmente vantaggioso per le aziende (100% deducibile e con IVA al 4% detraibile) e per i liberi professionisti (deducibile fino al 75% e con IVA al 10% detraibile); disponibile con app, carta ricaricabile e voucher cartaceo.
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Buoni pasto cartacei: caratteristiche
I buoni pasto cartacei devono contenere specifici elementi identificativi già al momento dell’emissione.
Tra questi figurano:
- il codice fiscale o la ragione sociale del datore di lavoro;
- i dati della società emittente;
- il valore facciale;
- la data di scadenza;
- gli spazi destinati alla firma del titolare e alla validazione da parte dell’esercente convenzionato.
Anche per i buoni pasto cartacei valgono le regole di non cedibilità, non convertibilità in denaro e utilizzo esclusivo da parte del beneficiario.
I buoni pasto cartacei devono contenere specifici elementi identificativi già al momento dell’emissione.
Tra questi figurano:
- il codice fiscale o la ragione sociale del datore di lavoro;
- i dati della società emittente;
- il valore facciale;
- la data di scadenza;
- gli spazi destinati alla firma del titolare e alla validazione da parte dell’esercente convenzionato.
Anche per i buoni pasto cartacei valgono le regole di non cedibilità, non convertibilità in denaro e utilizzo esclusivo da parte del beneficiario.
Buoni pasto elettronici e digitali: caratteristiche
I buoni pasto elettronici e digitali consentono una gestione più semplice delle operazioni di utilizzo e controllo.
In questo caso, i dati identificativi dell’esercizio convenzionato e la data di utilizzo vengono registrati automaticamente al momento della transazione.
Le versioni digitali, utilizzabili tramite carte o app dedicate, permettono, inoltre, di selezionare il numero di buoni da utilizzare nel rispetto del limite massimo previsto dalla normativa.
Sono proprio i buoni pasto elettronici a beneficiare della maggiore soglia di esenzione fiscale introdotta dalla Legge di Bilancio 2026.
I buoni pasto elettronici e digitali consentono una gestione più semplice delle operazioni di utilizzo e controllo.
In questo caso, i dati identificativi dell’esercizio convenzionato e la data di utilizzo vengono registrati automaticamente al momento della transazione.
Le versioni digitali, utilizzabili tramite carte o app dedicate, permettono, inoltre, di selezionare il numero di buoni da utilizzare nel rispetto del limite massimo previsto dalla normativa.
Sono proprio i buoni pasto elettronici a beneficiare della maggiore soglia di esenzione fiscale introdotta dalla Legge di Bilancio 2026.
Quando spetta il buono pasto per legge?
Una delle domande più frequenti riguarda il diritto ai buoni pasto.
In realtà, la normativa non impone a tutte le aziende l’obbligo di erogarli. Il riconoscimento del benefit può dipendere dal contratto collettivo applicato, dagli accordi aziendali o dalle politiche interne adottate dal datore di lavoro.
Una volta introdotti, però, i buoni pasto possono essere assegnati a diverse categorie di lavoratori nel rispetto dei criteri stabiliti dall’organizzazione.
Per saperne di più leggi la nostra guida su a chi spettano i buoni pasto.
Una delle domande più frequenti riguarda il diritto ai buoni pasto.
In realtà, la normativa non impone a tutte le aziende l’obbligo di erogarli. Il riconoscimento del benefit può dipendere dal contratto collettivo applicato, dagli accordi aziendali o dalle politiche interne adottate dal datore di lavoro.
Una volta introdotti, però, i buoni pasto possono essere assegnati a diverse categorie di lavoratori nel rispetto dei criteri stabiliti dall’organizzazione.
Per saperne di più leggi la nostra guida su a chi spettano i buoni pasto.
I buoni pasto sono obbligatori?
No, i buoni pasto non sono obbligatori per legge per tutte le aziende, come dicevamo prima.
La normativa italiana non impone ai datori di lavoro di erogare buoni pasto ai dipendenti. L’azienda può decidere autonomamente se introdurli come benefit o come strumento di welfare aziendale.
Esistono però alcune situazioni in cui l‘erogazione può diventare obbligatoria:
- quando è prevista dal CCNL applicato dall’azienda;
- quando è stabilita da accordi aziendali o territoriali;
- quando è disciplinata dalla contrattazione collettiva di secondo livello;
- quando rappresenta una condizione contrattuale già riconosciuta ai lavoratori.
In assenza di questi presupposti, l’introduzione dei buoni pasto rimane una scelta del datore di lavoro.
Per molte aziende rappresentano comunque uno strumento particolarmente vantaggioso grazie ai benefici fiscali previsti dalla normativa e al loro impatto positivo sul benessere dei dipendenti.
No, i buoni pasto non sono obbligatori per legge per tutte le aziende, come dicevamo prima.
La normativa italiana non impone ai datori di lavoro di erogare buoni pasto ai dipendenti. L’azienda può decidere autonomamente se introdurli come benefit o come strumento di welfare aziendale.
Esistono però alcune situazioni in cui l‘erogazione può diventare obbligatoria:
- quando è prevista dal CCNL applicato dall’azienda;
- quando è stabilita da accordi aziendali o territoriali;
- quando è disciplinata dalla contrattazione collettiva di secondo livello;
- quando rappresenta una condizione contrattuale già riconosciuta ai lavoratori.
In assenza di questi presupposti, l’introduzione dei buoni pasto rimane una scelta del datore di lavoro.
Per molte aziende rappresentano comunque uno strumento particolarmente vantaggioso grazie ai benefici fiscali previsti dalla normativa e al loro impatto positivo sul benessere dei dipendenti.
Dove si possono usare i buoni pasto?
La normativa individua con precisione gli esercizi in cui si possono usare i buoni pasto.
Tra i principali punti vendita convenzionati rientrano:
- ristoranti;
- trattorie;
- pizzerie;
- bar;
- tavole calde;
- gastronomie;
- rosticcerie;
- supermercati;
- negozi alimentari;
- mercati autorizzati;
- agriturismi;
- ittiturismi;
- servizi di food delivery convenzionati.
Questa ampia rete di utilizzo rende i buoni pasto uno strumento particolarmente flessibile, sia per chi lavora in presenza, sia per chi lavora in smart working.
La normativa individua con precisione gli esercizi in cui si possono usare i buoni pasto.
Tra i principali punti vendita convenzionati rientrano:
- ristoranti;
- trattorie;
- pizzerie;
- bar;
- tavole calde;
- gastronomie;
- rosticcerie;
- supermercati;
- negozi alimentari;
- mercati autorizzati;
- agriturismi;
- ittiturismi;
- servizi di food delivery convenzionati.
Questa ampia rete di utilizzo rende i buoni pasto uno strumento particolarmente flessibile, sia per chi lavora in presenza, sia per chi lavora in smart working.
Quanti buoni pasto si possono usare contemporaneamente?
Una delle regole più apprezzate della normativa riguarda la possibilità di utilizzare più buoni nella stessa operazione.
L’articolo 4 dell’Allegato II.17 al D.Lgs. 36/2023 stabilisce infatti che è possibile utilizzare fino a 8 buoni pasto per singola transazione.
In pratica, il lavoratore può sommare più buoni pasto per coprire una spesa di importo superiore al valore del singolo buono, ad esempio al supermercato o presso un ristorante convenzionato.
La cumulabilità non influisce sul trattamento fiscale agevolato previsto dalla normativa e rappresenta uno degli elementi che rendono i buoni pasto particolarmente versatili.
Una delle regole più apprezzate della normativa riguarda la possibilità di utilizzare più buoni nella stessa operazione.
L’articolo 4 dell’Allegato II.17 al D.Lgs. 36/2023 stabilisce infatti che è possibile utilizzare fino a 8 buoni pasto per singola transazione.
In pratica, il lavoratore può sommare più buoni pasto per coprire una spesa di importo superiore al valore del singolo buono, ad esempio al supermercato o presso un ristorante convenzionato.
La cumulabilità non influisce sul trattamento fiscale agevolato previsto dalla normativa e rappresenta uno degli elementi che rendono i buoni pasto particolarmente versatili.
Resta fermo il principio secondo cui il buono deve essere utilizzato per il suo intero valore facciale e non può generare resti o crediti residui.
Buoni pasto e tassazione: cosa prevede la normativa fiscale
Le soglie di esenzione dei buoni pasto sono:
- 10 euro in caso di buono pasto digitale o elettronico (quindi carta e app);
- 4 euro in caso di buono pasto cartaceo.
Le esenzioni fiscali si pongono il fine di incentivare l’uso dei buoni pasto e a farlo, in particolar modo, sono i buoni pasto elettronici.
Questo per il datore di lavoro significa poter garantire un sostegno al reddito destinato all’alimentazione di circa 880 euro per i buoni pasto cartacei e di 2200 euro per quelli digitali (o elettronici), totalmente detassato.
Sicuramente un motivo in più per puntare sui buoni pasto come benefit per garantire una pausa pranzo equilibrata e possibilmente lontano dal computer.
Le soglie di esenzione dei buoni pasto sono:
- 10 euro in caso di buono pasto digitale o elettronico (quindi carta e app);
- 4 euro in caso di buono pasto cartaceo.
Le esenzioni fiscali si pongono il fine di incentivare l’uso dei buoni pasto e a farlo, in particolar modo, sono i buoni pasto elettronici.
Questo per il datore di lavoro significa poter garantire un sostegno al reddito destinato all’alimentazione di circa 880 euro per i buoni pasto cartacei e di 2200 euro per quelli digitali (o elettronici), totalmente detassato.
Sicuramente un motivo in più per puntare sui buoni pasto come benefit per garantire una pausa pranzo equilibrata e possibilmente lontano dal computer.
Cosa succede se il valore supera la soglia esente?
Se il valore del buono pasto supera la soglia di esenzione prevista dalla normativa, la parte eccedente concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente.
Per esempio:
- un buono digitale da 10 euro è interamente esente;
- un buono digitale da 12 euro genera un imponibile fiscale di 2 euro;
- un buono cartaceo da 6 euro genera un imponibile fiscale di 2 euro.
La tassazione riguarda esclusivamente la quota eccedente rispetto ai limiti stabiliti dall’articolo 51 del TUIR.
Se il valore del buono pasto supera la soglia di esenzione prevista dalla normativa, la parte eccedente concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente.
Per esempio:
- un buono digitale da 10 euro è interamente esente;
- un buono digitale da 12 euro genera un imponibile fiscale di 2 euro;
- un buono cartaceo da 6 euro genera un imponibile fiscale di 2 euro.
La tassazione riguarda esclusivamente la quota eccedente rispetto ai limiti stabiliti dall’articolo 51 del TUIR.
Buoni pasto cartacei e digitali: cosa cambia nella normativa
Dal punto di vista normativo, entrambe le tipologie rispettano le stesse regole generali di utilizzo. Le differenze principali riguardano modalità operative, tracciabilità e trattamento fiscale.
Vediamole in sintesi in questa tabella.
Dal punto di vista normativo, entrambe le tipologie rispettano le stesse regole generali di utilizzo. Le differenze principali riguardano modalità operative, tracciabilità e trattamento fiscale.
Vediamole in sintesi in questa tabella.
La maggiore soglia di esenzione fiscale rende oggi il formato digitale la soluzione preferita dalla maggior parte delle aziende.
Scopri tutti i vantaggi del buono pasto digitale Ticket Restaurant®: contatta gratis un nostro consulente.
La maggiore soglia di esenzione fiscale rende oggi il formato digitale la soluzione preferita dalla maggior parte delle aziende.
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Come deve regolarsi un'azienda che vuole introdurre i buoni pasto
Per introdurre correttamente i buoni pasto è opportuno definire una policy aziendale chiara e coerente con l’organizzazione del lavoro.
In particolare, l’azienda dovrebbe:
- verificare eventuali previsioni contenute nel CCNL applicato;
- definire quali categorie di lavoratori riceveranno il benefit;
- stabilire il valore nominale dei buoni pasto;
- valutare la convenienza tra formato cartaceo e digitale;
- individuare il fornitore del servizio;
- formalizzare i criteri di assegnazione;
- informare dipendenti e collaboratori sulle modalità di utilizzo;
- monitorare periodicamente costi, adesione e soddisfazione dei beneficiari.
Una corretta pianificazione permette di massimizzare i vantaggi fiscali e di integrare i buoni pasto all’interno di una più ampia strategia di welfare aziendale.
Per introdurre correttamente i buoni pasto è opportuno definire una policy aziendale chiara e coerente con l’organizzazione del lavoro.
In particolare, l’azienda dovrebbe:
- verificare eventuali previsioni contenute nel CCNL applicato;
- definire quali categorie di lavoratori riceveranno il benefit;
- stabilire il valore nominale dei buoni pasto;
- valutare la convenienza tra formato cartaceo e digitale;
- individuare il fornitore del servizio;
- formalizzare i criteri di assegnazione;
- informare dipendenti e collaboratori sulle modalità di utilizzo;
- monitorare periodicamente costi, adesione e soddisfazione dei beneficiari.
Una corretta pianificazione permette di massimizzare i vantaggi fiscali e di integrare i buoni pasto all’interno di una più ampia strategia di welfare aziendale.
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