Welfare aziendale
24 Nov 2020
| 5'

Genitori al lavoro: tre benefit per dipendenti con figli

L’equilibrio tra vita personale e lavorativa non è sempre facile. Ecco perché un piano di welfare aziendale che dia aiuti concreti alle famiglie dei dipendenti è un grande vantaggio.Vediamo come
Autore
Team Edenred

Una vita dai ritmi frenetici, tanti impegni, il tempo che sembra non bastare mai per fare tutto: gestire tutto è sempre più difficile, tra lavoro e famiglia. È forse anche per questo che in Italia, come confermano i numeri, si fanno sempre meno figli: secondo i dati ISTAT, nel 2019 sono nati oltre 19 mila bambini in meno rispetto all’anno precedente.

Ed ecco perché, invece, sono sempre più le imprese che, all’interno del piano di welfare, offrono benefit per dipendenti con figli.

Il sostegno alla genitorialità diventa infatti sempre più fondamentale. Un vantaggio per i dipendenti, che possono migliorare il work-life balance, cioè l’equilibrio tra vita privata e lavoro. Ma non solo.

Quando la gestione di figli non è più un incubo, anche la produttività ne guadagna, perché sai bene come il benessere dei dipendenti e dell’azienda vadano di pari passo.

I benefit per le famiglie e il secondo welfare

A questo si aggiungono i vantaggi fiscali dei benefit per le famiglie introdotti sin dalla Legge di Stabilità 2016 (e successive) e confermati dalla Legge di Bilancio 2018.

Ecco perché puoi comprendere bene che il cosiddetto secondo welfare, ossia le diverse forme di protezione sociale sostenute dai privati, sia un’opportunità da cogliere al volo per mettere a disposizione delle persone della tua azienda strumenti che integrano la loro retribuzione.

Sono diversi i servizi dedicati ai dipendenti con figli che rientrano tra quelli previsti dal TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) ossia la legge che, in particolare con l’articolo 51 e l’articolo 100, regola il welfare aziendale.

Ecco tre modelli virtuosi di benefit per le famiglie e come le piattaforme possono dare una mano in tal senso.

Smart Working: molto più che lavoro da casa

Il termine smart working dal 2020 è diventato più che mai attuale.

È probabile che per le misure anti-contagio imposte a seguito della pandemia causata dal Covid-19, anche i dipendenti della tua azienda abbiano dovuto lavorare da casa. Una condizione forzata, a volte improvvisata, che però d’altro canto ha messo in luce le potenzialità dello smart working o lavoro agile, che permette di conciliare meglio l’agenda professionale con gli impegni personali.

Grazie a questa modalità lavorativa, infatti, è il dipendente a stabilire il work-life balance ottimale, tarandolo sulle proprie esigenze familiari e di vita privata. Non è necessario timbrare il cartellino e il lavoro diventa “fluido” e può essere svolto da qualsiasi luogo: bastano un computer, un telefono, e una connessione a Internet efficiente.

Ma cos’è lo smart working esattamente? È importante ricordare che non si tratta semplicemente di “lavoro da casa”.

Un punto non trascurabile se si vuole evitare che sorgano difficoltà per l’azienda e per i lavoratori.

 
 

Lo smart working, in estrema sintesi, prevede che l’azienda fissi gli obiettivi e che il dipendente sia chiamato a raggiungerli gestendo in autonomia spazi e tempi. Ma si tratta di un vero e proprio accordo tra le parti regolamentato per legge.

La definizione di smart working è contenuta nella Legge n. 81/2017, che regolamenta il lavoro agile in Italia.

L’articolo 18 determina il lavoro agile “quale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa”.

Asili nido aziendali: un grande vantaggio per i genitori

Non tutte le mansioni sono gestibili da remoto: ci sono lavori che non possono essere svolti al di fuori dei locali dell’impresa e per un genitore questo può essere un problema, specialmente se i figli sono piccoli.

Bonus bebè e bonus famiglia non sempre bastano a coprire i costi di un asilo o di una baby-sitter. E poi ci sono i tempi: una riunione last minute, una telefonata posticipata può creare seri problemi a un genitore che deve andare a prendere i bimbi all’asilo o a scuola.

In questo caso, esigenze familiari e produttive possono trovare una conciliazione negli asili nido aziendali. In questo caso, i vantaggi sono evidenti.

Per esempio, i dipendenti possono affidare al nido aziendale i propri bambini durante l’orario di lavoro con la tranquillità di sapere che sono al sicuro e “a portata di mano”.

 
 

Ma non c’è solo il plus della vicinanza. Tra gli aspetti positivi dei nidi aziendali c’è anche il vantaggio economico, con costi più bassi per i dipendenti rispetto ad altre strutture private.

In Italia, uno studio ISTAT che si riferisce all’anno 2016-2017 ha rilevato circa 220 asili nido aziendali. Non sono ancora moltissimi e si trovano per lo più in aziende di grandi dimensioni e nelle città principali, come Milano e Roma.

Ma sono sempre più le aziende che si stanno dotando di asili nido aziendali o interaziendali negli ultimi anni. Qualche esempio? Ferrero, Vodafone, Pirelli, Artsana (quella della Chicco), ma ci sono anche banche, tra cui Unicredit, BNL, Intesa San Paolo e molte altre aziende.

Pensa che i primi asili di questo tipo risalgono a un secolo fa.

In Italia fu Luisa Spagnoli a portare questo benefit nelle aziende. La Spagnoli infatti fu la fondatrice, oltre che della celebre azienda di moda che porta il suo nome, proprio della altrettanto famosa Perugina (le cronache riportano che fu lei a inventare il Bacio Perugina). Proprio per la Perugina inaugurò il primo asilo nido nello stabilimento di Fontivegge, negli Anni 20 del Novecento.

I benefit per i figli che vanno a scuola

Con gli anni l’autonomia dei figli aumenta, ma crescono anche le loro esigenze. Studio, sport, vacanze sono tutte attività che hanno un costo in termini di tempo e denaro.

Ecco perché in un piano di welfare aziendale alcune imprese hanno inserito anche viaggi per i ragazzi, borse di studio, corsi di lingua, campus estivi e rimborsi per l’acquisto di libri e addirittura servizi di orientamento scolastico.

Luxottica, per esempio, organizza ogni estate campus estivi sulle spiagge di Bibione. Barilla, Enav e Sea Aeroporti finanziano soggiorni di studio all’estero per i ragazzi più meritevoli (Stati Uniti, Cina e Malesia tra le mete). Eni, infine, offre corsi di lingua inglese e programmi di orientamento scolastico per aiutare i figli dei dipendenti nella scelta del percorso universitario o lavorativo.

La tua è una piccola impresa? In mancanza di spazio, potresti proporre voucher baby-sitter e le tate convenzionate, che rappresentano una soluzione altrettanto efficiente.

E ci sono piattaforme di welfare, come Easy Welfare di Edenred, che permettono di includere questi servizi e tanti altri ancora proprio per venire incontro alle esigenze di dipendenti che sono genitori.

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